I recenti cali delle borse sono stati causati dal timore di una ripresa dell'inflazione. Le attuali prospettive di crescita dell’economia permettono tuttavia di scommettere ancora sul rialzo delle azioni.

I recenti cali dei mercati azionari sono stati causati dal timore di una prossima ripresa dell'inflazione: negli Usa si vaccinano 2 milioni di persone al giorno e il momento delle riaperture dopo le restrizioni dovute alla pandemia si avvicina. Molti economisti sono pronti a scommettere che l'economia metterà a segno un robusto rimbalzo a partire dalla metà del 2021, probabilmente la crescita più rapida degli ultimi decenni, e di pari passo con questa convinzione è andata anche quella che l'inflazione non potrà fare altro che salire. Un processo simile si sta realizzando del resto anche in Europa.

L’inflazione negli Usa

In realtà l’ultimo dato sull'inflazione Usa si è rivelato in linea con le attese. L'indice dei prezzi al consumo di febbraio su base annuale si ferma infatti a +1,7%, maggiore del +1,4% precedente ma come da consensus. L'inflazione core, al netto di alimentari ed energia, sale dello 0,1% mese su mese a fronte di attese di un +0,2% (0% precedente). Su base annuale il rialzo è stato dell'1,3%, le attese e il dato precedente +1,4%.

L’inflazione nell’area euro

Secondo Eurostat l'indice annuo dei prezzi al consumo nei paesi dell'Eurozona è tornato a crescere a gennaio per la prima volta da agosto attestandosi allo 0,9%, dopo il -0,3% del dicembre 2020. Anche nella Ue a 27 l'inflazione annua è cresciuta, arrivando all'1,2% dallo 0,3% del mese precedente.

La Bce resta accomodante

La Bce nonostante queste variazione ha recentemente confermato che i tassi rimarranno fermi almeno fino a quando l'inflazione non dimostrerà di volersi avvicinare al tetto del 2%. Anzi, l’Eurotower non solo ha confermato che l'ammontare del Pandemic emergency purchase programme (Pepp) resta fissato a 1.850 miliardi di euro e che dovrebbe restare in vigore fino alla fine di marzo del prossimo anno, ma ha anche dichiarato, che gli acquisti verranno effettuati più rapidamente di quanto visto nei primi mesi dell’anno, lasciando intendere che per adesso le priorità restano quelle del sostegno all’economia e non del controllo dei prezzi.

Gli effetti dell’inflazione sulle borse

Gli effetti di questi ragionamenti su crescita economica ed inflazione si sono visti sull'andamento dei rendimenti sui titoli di stato, che sono tornati per quello che riguarda i decennali Usa ai livelli di un anno fa circa, un aumento che ha depresso le azioni, soprattutto quelle che maggiormente erano cresciute durante la crisi del Covid (al contrario il Dow Jones Industrial, più ricco di titoli "value", ha continuato a correre al rialzo). I motivi della flessione di alcuni comparti azionari sono sostanzialmente due, in prospettiva aumenta il costo di finanziamento ed inoltre diventa più allettante avere in portafoglio per gli investitori dei bond dal momento che adesso rendono di più.

Il Btp ha subito un calo

Anche da noi si è realizzato un fenomeno analogo, le quotazioni del Btp future sono scese dai massimi di area 153,80 di febbraio fino in area 148 il 9 marzo per poi tentare una reazione. Meno evidenti sono stati gli effetti sulla borsa, trascinata al rialzo grazie alle aspettative legate al piano approvato negli Usa a sostegno dell’economia da 1900 miliardi (dei quali una parte rilevante potrebbe alla fine venire utilizzata dai consumatori per comprare azioni e non per essere spesa).

Ma non tutti gli osservatori sono d'accordo con questa equazione, ovvero inflazione in crescita uguale azioni in calo. 

Inflazione e crescita economica

Si perchè quello che determina l'andamento delle azioni alla fine non è il livello dell'inflazione in termini assoluti ma in relazione con la velocità di crescita dell'economia. 

Se davvero il Pil degli Usa è destinato ad esplodere nei prossimi mesi, e secondo alcuni osservatori potrebbe fare addirittura meglio di quello cinese, arrivando almeno al 5,5% (ma ci sono previsioni anche del 6,5% sull'anno) allora la crescita degli utili delle aziende potrebbe essere tale da superare abbondantemente i danni provocati da un aumento dell'inflazione e di conseguenza dei tassi di interesse. 

Le prospettive per l’Ocse

L’Ocse, per tenere conto dell'impatto degli interventi di sostegno Usa, ha rivisto le sue stime di crescita globali per l'anno in corso portandole al +5,6% dal +4,2% che era stato previsto a dicembre. Le attese per gli Stati Uniti sono state portate a +6,5% dal +3,2% ipotizzato in precedenza. Anche l'area euro dovrebbe beneficiare del piano di stimolo Usa con un effetto sul Pil del 2021 di mezzo punto percentuale circa.

Quello che conta per determinare gli effetti di un aumento dell’inflazione sul mercato azionario è il posizionamento all'interno del ciclo economico: all'inizio di una fase espansiva, quando il Pil ricomincia a salire dopo un periodo di fiacca, il rialzo dei tassi di interesse è ancora una prospettiva lontana nonostante i primi segnali di ripresa dell'inflazione, e quindi i corsi azionari possono continuare a correre indisturbati. 

Le banche centrali sono “pazienti”

E questo è tanto più vero adesso che la Federal Reserve (e la Bce) ha fatto capire ai mercati in tutte le salse che intende essere "paziente" nei confronti dell'andamento dei prezzi, disposta ad accettare che l'inflazione si stabilizzi per un periodo di tempo abbastanza lungo oltre il target del 2% prima di agire. 

La Fed in questa fase è più preoccupata dal livello dell'occupazione e non intende quindi frenare la ripresa solo per mantenere il controllo sull'andamento dei prezzi.

Inflazione buona e inflazione cattiva

Insomma, come Mario Draghi ha dichiarato che esiste un debito buono ed uno cattivo, lo stesso approccio potrebbe essere utilizzato anche per l'inflazione: quando questa si manifesta al termine del ciclo espansivo dell'economia è sicuramente un fenomeno nefasto, diversamente si tratta solo di una fisiologica conseguenza della ripresa economica.

Dopo questi aggiustamenti iniziali dei portafogli degli investitori per includere una maggiore componente obbligazionaria dato l’aumento dei rendimenti l'inflazione inizierà quindi ad essere considerata una misura del successo delle manovre adottate per sostenere la ripresa dell'economia. 

Nel 2021 le borse saliranno

Nel 2021 i mercati azionari, fatto salvo qualche ulteriore aggiustamento di breve termine, dovrebbero quindi continuare a salire, casomai qualche tensione la si potrà vedere nel 2022 nel caso la crescita economica rallenti pur in presenza di una inflazione ancora in crescita.

(Alessandro Magagnoli)