I Repubblicani negli Usa sono contrari al piano di intervento voluto da Biden a sostegno dell'economia, convinti che la sua entità, 1900 miliardi di dollari, sia destinata a fare crescere troppo rapidamente l'inflazione andando quindi alla fine a danneggiare le prospettive di crescita per via di un probabile rialzo dei tassi di interesse.

Secondo i Democratici il mercato del lavoro va aiutato

Secondo i Democratici invece il rallentamento subito dall'economia, e dal mercato del lavoro, è stato tale che una iniezione di altri 1900 miliardi, che si sommano ai 30000 e oltre già arrivati, non avrà impatti significativi sull'inflazione, proprio perchè la disoccupazione reale al momento è più alta di quella misurata e si avvicina al 10%. 

Wall Street scommette sul piano Biden

A giudicare dal comportamento di Wall Street il timore di una ripresa dell'inflazione al momento non viene preso in particolare considerazione, mentre le speranze di vedere gli effetti del piano sostenuto da Biden, che dovrebbe passare a metà marzo, sono il motivo per cui le quotazioni sono arrivate recentemente a toccare nuovi record. 

Anche le principali banche Usa, con i loro uffici studi, sono sostanzialmente concordi nell'affermare che per il momento la crescita dei prezzi al consumo non rappresenta un problema e in ogni caso i benefici potenziali del piano di sostegno superano di gran lunga i rischi.

Bank of America è ottimista

Secondo Michelle Meyer, il capo degli economisti per il mercato Usa di Bank of America, il mercato "sta dipingendo una storia di ottimismo". Gli investitori seguono attentamente quelle aziende che potrebbero beneficiare delle riaperture, i settori maggiormente colpiti dalla pandemia, convinti che ci possa essere un robusto rimbalzo degli utili.

E' vero che una economia più forte potrebbe comportare un surriscaldamento dell'inflazione, continuano gli esperti di Bank of America, ma la Fed non sembra intenzionata ad intervenire precipitosamente sui tassi anche in caso di inflazione al di sopra del 2% e quindi il mercato azionario non rischia un rallentamento, anche perchè il ritorno ad una crescita stabile, pur dando per scontato che nel breve termine ci sarà un rimbalzo, non appare immediato.

Per Ubs, inflazione limitata 

Secondo gli economisti di Ubs, guidati da Alan Detmeister, anche se le misure varate dalla Casa Bianca dovessero dimostrarsi eccessive rispetto alle reali necessità dell'economia, gli effetti sull'inflazione saranno "probabilmente limitati". Il pacchetto di Biden dovrebbe impattare sulla crescita dei prezzi al consumo per uno 0,5% in aggiunta ai livelli che si avrebbero in assenza di aiuti. Per Ubs il dato "Core personal consumption expenditures", quello seguito dalla Fed come misura dell'inflazione, dovrebbe salire, in assenza di ulteriori stimoli (quindi senza contare i 1900 miliardi di Biden) dell'1,8% nel 2022 e dell'1,9% l'anno successivo per salire oltre la soglia di allerta della Fed del 2% solo dopo il 2023.

Goldman Sachs, Pil sotto massimo potenziale

Gli esperti di Goldman Sachs guidati da Jan Hatzius piuttosto che guardare alla crescita dei prezzi ragionano sull'"output gap", la differenza tra il Pil attuale e il massimo Pil potenziale, e ritengono che il Pil resterà al di sotto del suo massimo potenziale anche nel prossimo futuro, con il risultato quindi che le pressioni inflazionistiche resteranno dimesse.

Deutsche Bank, l’inflazione “lagga” la crescita

Infine l'international strategist di Deutsche Bank Alan Ruskin ritiene che il 2021 sarà un anno di transizione poco significativo per la crescita dei prezzi: l'inflazione di solito è in ritardo, “lagging”, rispetto al Pil anche di due anni, quindi difficilmente quest'anno, anche in presenza di una crescita economica robusta, ci saranno riflessi sui prezzi al consumo. Certo, nel medio periodo le conseguenze per i mercati nel caso l'inflazione dovesse accelerare saranno evidenti. Difficilmente i prezzi rimarranno stabili a lungo, l'offerta di moneta ha messo a segno la maggiore crescita nella sua storia, e il Pil crescerà, grazie a questo, verso il suo livello di espansione massimo teorico, causando un aumento anche dell'inflazione, ma anche se questo sembra inevitabile non è detto che accadrà in tempi brevi.

(Alessandro Magagnoli)