I prezzi al consumo statunitensi a marzo hanno messo a segno un forte rialzo crescendo del +2,6% anno su anno a fronte di attese di +2,5% e da un precedente di +1,7%, il valore più alto dall'agosto 2018. Il dato mese su mese è stato pari al +0,6%, il balzo maggiore da quasi nove anni, anche in questo caso al di sopra delle attese di +0,5% e dopo il +0,4% di febbraio. Vista la reazione (non solo delle borse, ma anche del dollaro, che ha ceduto terreno contro euro fino a 1,1940 circa) probabilmente i mercati temevano un dato ancora peggiore e avevano già scontato un risultato in questo intorno. 

Vaccino Johnson & Johnson sospeso

Impressiona la freddezza dei mercati che hanno saputo mantenere i nervi saldi nonostante siano cadute loro addosso altre due tegole di non poco conto, il dato sull'indice Zew del sentimento economico per la Germania e per Eurolandia peggiore delle attese (quello tedesco sceso a una lettura di +70,7 punti rispetto a 76,6 punti del mese precedente e a fronte di un consensus di +79 punti, quello relativo alle aspettative sull'economia di Eurolandia sceso a +66,3 punti dai +74 punti di marzo e con attese di +77,2 punti) e la notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere la somministrazione del vaccino Johnson & Johnson dopo che 6 donne (su 6,8 milioni di vaccinazioni) sono state colpite da una malattia connessa alla coagulazione del sangue. Johnson & Johnson avrebbe deciso di ritardare la fornitura del vaccino in Europa. 

Anche il dollaro resta indifferente all’inflazione

Oltre alla tenuta dei listini azionari stupisce l'andamento del dollaro, che contro euro ha superato la forte resistenza di area 1,1920 che ne stava bloccando il rialzo (quindi la fase di rafforzamento dell'euro) da quattro sedute. Si tratta di un altro importante segnale che fa capire come il mercato non creda ad una crescita dei tassi, in questo caso di quelli a breve.

Rendimenti bond 10 anni stabili

Sorprende anche la reazione dei Treasury, con il decennale Usa che resta fermo attorno all'1,62% di rendimento, lontano quindi dalla soglia critica di 1,75%. Ieri l'asta dei titoli a 30 anni è andata molto bene, il bid to cover ratio è stato di 2,47 volte, il più alto delle ultime sei aste, il titolo è stato collocato con un rendimento del 2,32%.

Evidentemente gli investitori credono fino in fondo alle rassicurazioni della Federal Reserve e non temono che l'atteggiamento ultra accomodante della politica monetaria possa cambiare a breve. 

La Federal Reserve promette di rimanere solo spettatrice

Charles Evans, president della Federal Reserve (Fed) di Chicago, si è recentemente detto fiducioso sulla previsione di una crescita sostenuta quest'anno ma ha sottolineato che l'istituto centrale di Washington dovrà vedere progressi effettivi verso i propri obiettivi, non solo previsioni migliori, prima di ridurre il suo massiccio programma di acquisto di asset. "Dovremo passare mesi e mesi con un'inflazione più alta prima che io abbia anche solo un'opinione sul fatto che questo sia sostenibile o meno e non sarà piacevole", ha dichiarato Evans, secondo quanto riporta Reuters. "Dovremo davvero essere pazienti e disposti a essere più audaci di quanto la maggior parte dei banchieri centrali conservatori sceglierebbe di essere se vogliamo effettivamente aumentare le aspettative d'inflazione in modo sostenibile", ha aggiunto Evans.

Evans ha aggiunto che la recente crescita dei rendimenti dei Treasury  deve essere considerata "cosa buona" dal momento che riflette l'ottimismo sull'economia e l’aspettativa di un'inflazione leggermente più alta, gradita in questa fase di ripresa del ciclo. Secondo Evans il rialzo dell’inflazione "È un segno che l'economia sta andando meglio", aggiungendo poi di ritenere che l'inflazione del 2,5% non dovrebbe essere "fuori dai limiti" e che sarebbe favorevole ad un'inflazione anche vicina al 3%, che andasse ad aumentare quella media fino all'obiettivo del 2% della Fed.

Federal Reserve, gli acquisti di asset proseguiranno

Nelle minute relative alla riunione di politica monetaria del 16 e 17 marzo della Federal Reserve viene ribadito che gli acquisti mensili di asset, effettuati per un totale mensile di 120 miliardi di dollari "hanno fornito un supporto sostanziale all'economia" e che è improbabile che il ritmo di questi acquisti subisca modifiche a breve termine. La Fed vuole infatti vedere molti più progressi sulla ripresa economica prima di valutare cambiamenti alla sua politica ultra accomodante.

Ecco chi invita alla prudenza

Non tutti gli analisi sono tuttavia in sintonia con la Fed nel ritenere i recenti rialzi dei prezzi solo un fenomeno temporaneo, che non dovrebbe mettere sotto pressione le scelte di politica monetaria nel prossimo futuro.

James Knightley, economista di NGI, che pensa sia possibile che il mercato del lavoro si riprenda velocemente e che se questo accadesse la Federal Reserve potrebbe decidere di alzare i tassi già il prossimo anno senza aspettareil 2024. Secondo Knightley è probabile che l’inflazione arrivi al 4% e ci sono un numero crescente di ragioni per pensare che l'inflazione rimarrà più alta e più a lungo con i rischi sempre più sbilanciati verso un rialzo dei tassi della Fed addirittura già nel 2022.

Anche gli esperti di Capital economics ritengono, come riporta The Economist, che gli effetti di base porteranno l'inflazione headline vicino al 4% entro maggio mentre l'inflazione core si potrebbe avvicinare in media al 2,5% nel 2022 e nel 2023.

(Alessandro Magagnoli)