Borse, scappare o restare?

Cosa sta succedendo ai mercati azionari? Ecco il perché dell’aumento delle tensioni ribassiste. Cosa dicono i grafici, opportunità di acquisto o meglio uscire?

Nasdasq, ribasso da brividi

Il ribasso subito ieri dall'indice Nasdaq 100 è da brividi: -2,63% il saldo di giornata, la peggiore performance dal 18 marzo. A spaventare i mercati, come del resto accade a corrente alternata ormai da molte settimane, è il timore che la crescita dell'inflazione vada fuori controllo e che alla fine la banche centrali, prime tra tutte la Federal Reserve Usa, siano costrette a mettere mano alla leva dei tassi di interesse abbandonando la politica monetaria ultra accomodante che ha caratterizzato l'ultimo anno circa, dallo scoppio della pandemia. Secondo i calcoli della Federal Reserve di New York le attese di inflazione a 12 mesi sono salite al massimo dal settembre del 2013, in crescita al 3,4% dal 3,2% stimato a marzo. Invariate invece le attese per quello che riguarda l'inflazione a tre anni, al 3,1%, un valore comunque alto se confrontato con il livello desiderato dalla banca centrale, una media del 2%. 

Rendimenti Btp in rialzo

E non si deve fare l'errore di pensare che quello che succede negli Usa non varchi l'Atlantico: già oggi i rendimenti dei titoli di Stato europei sono in crescita, con il Btp a 10 anni che si riaffaccia sulla soglia dell'1% e il Bund decennale che è risalito al di sopra del -0,2%.

Mercato del lavoro Usa deludente

Eppure solo settimana scorsa i deludenti dati sull'occupazione Usa avevano regalato fiducia agli investitori, nella convinzione che il dietrofront della Federal Reserve (Fed) dal suo programma di allentamento monetario fosse ancora lontano nel tempo. 

Ma quali sono stati i dati statunitensi che hanno scosso il mercato? Il Dipartimento del Lavoro ha reso noto che nel mese di aprile i nuovi posti di lavoro, nei settori non agricoli, sono cresciuti di 266 mila unita' dopo l'incremento di 770 mila unità nella rilevazione precedente (rivisto da 49 mila unità). Le attese erano fissate su un incremento di 916 mila unità. Il tasso di disoccupazione si attesta al 6,1%, superiore alla rilevazione precedente e alle attese, pari al 6% e al 5,8%. Cresce dello 0,7% il salario orario medio mensile risultando superiore alla rilevazione di marzo, pari al -0,1%, e superiore alle attese (+0,1%). Su base annua le retribuzioni crescono al ritmo dello 0,3% dal +4,2% del dato precedente.

Lavoro Usa, e se dipendesse dall’offerta? 

Dopo l’entusiasmo iniziale su questo dato i mercati hanno iniziato a ragionare sulle motivazioni che hanno portato ad un risultato deludente: il mancato raggiungimento delle aspettative potrebbe infatti avere a che fare con una scarsità di offerta e non di domanda, e se questo dovesse dimostrasi vero si aggiungerebbe ulteriore pressione al rialzo sui salari, con un effetto negativo sulla stabilità dei prezzi al consumo.

La pace in ogni caso, qualsiasi sia la spiegazione, è durata solo poche ore e già in avvio di ottava gli operatori sono tornati a volgere lo sguardo al rischio di una impennata dei prezzi, nonostante la Fed (o forse proprio a causa di questo attivismo) si affanni per tranquillizzare i mercati.

La Federal Reserve cerca di tranquillizzare i mercati

Secondo Neel Kashkari, president della Federal Reserve (Fed) di Minneapolis, il mercato del lavoro Usa non è ancora guarito e ha bisogno di altro aiuto. "Siamo ancora tra gli 8 e i 10 milioni di posti di lavoro sotto rispetto a prima della pandemia", ha dichiarato Kashkari domenica al programma della Cbc Face the Nation. "Siamo ancora in un buco profondo e c'è ancora da fare per rimettere queste persone a lavorare più rapidamente. Noi della Fed facciamo tutto il possibile per accelerare la ripresa del mercato del lavoro, perché fa bene all'economia e fa bene alle famiglie di tutto il Paese", ha aggiunto.

Anche secondo Charles Evans, president della Federal Reserve (Fed) di Chicago, l'istituto centrale di Washington vorrebbe vedere un'inflazione più elevata, una maggiore crescita dei salari e diversi mesi di solidi incrementi dell'occupazione, con una media di 1 milione di posti di lavoro aggiunti, prima di prendere in considerazione l'adeguamento delle sue politiche. "Vogliamo solo essere sicuri che la politica monetaria non sia ostacolo per un vivace mercato del lavoro. E penso che una politica monetaria accomodante continuerà a essere appropriata. Abbiamo margine d'azione per crescere con l'inflazione", ha dichiarato nel corso di un evento virtuale organizzato dalla Society for Advancing Business Editing and Writing.

Cina, prezzi alla produzione in forte crescita

Ma i segnali di un surriscaldamento si stanno diffondendo in tutto il mondo: in aprile il tasso d'inflazione è cresciuto in Cina allo 0,9% annuo, dallo 0,4% di marzo, in linea con il consensus del Wall Street Journal. Molto più preoccupante l’andamento dei prezzi alla produzione che sono invece saliti del 6,8% annuo, in accelerazione rispetto al 4,4% di marzo e sopra al 6,5% stimato dagli economisti, con la crescita più decisa dal 6,9% dell'ottobre 2017. 

Prezzi alla produzione su anche in Germania

Salgono i prezzi alla produzione anche in Germania: l'Ufficio di Statistica Destatis ha comunicato che l'Indice dei Prezzi all'Ingrosso (Wholesale Price Index) nel mese di aprile è cresciuto dell'1,1% rispetto a marzo (dal +1,7% precedente). Rispetto ad aprile 2020 i prezzi sono cresciuti del 7,2%, in rialzo dai tassi di variazione annui di marzo e febbraio 2020 del 4,4% e dello 0%.

Brembo, passeremo gli aumenti alla clientela

Quale sia il rischio di un aumento dei prezzi alla produzione lo esemplifica il vice presidente esecutivo di Brembo Matteo Tiraboschi, che dopo i risultati del primo trimestre ha specificato che la società sarà in grado di trasferire ai clienti gran parte dei rialzi registrati nei prezzi delle materie prime utilizzate. Così come per Brembo anche per molte altre aziende l’incremento dei prezzi alla produzione verrà trasferito sui clienti finali, facendo di fatto aumentare anche i prezzi al consumo.

Mercoledì ore 14:30 dato su inflazione Usa

Domani alle 14:30 usciranno i dati sui prezzi al consumo Usa, cartina di tornasole per la tendenza globale: le attese sono per un balzo al 3,6% della variazione anno su anno dal 2,6% precedente.

Nasdaq più colpito dalle vendite

Per il momento l’effetto maggiore delle vendite si è visto sul Nasdaq, ricco di titoli ad alto beta, titoli di società che hanno bisogno di una rapida espansione in termini reali dell’economia per poter continuare a produrre utili e ad apprezzarsi, mentre i titoli legati al ciclo economico, magari anche più generosi in termini di distribuzione dei dividendi, hanno risentito meno delle vendite. Non bisogna tuttavia farsi illusioni, lo scollamento dell’andamento tra Nasdaq e indici più ricchi di titoli “old economy” può essere solo temporaneo, ma se la discesa dell’indice high tech dovesse proseguire questo deterioramento di sentiment contagerebbe anche gli altri panieri. 

Nasdaq sotto esame

Ed è proprio l’andamento dell’indice Nasdaq quello da seguire con maggiore attenzione in questa fase per capire se il ribasso è solo un fenomeno temporaneo o se rischia di diventare duraturo.

Sul grafico del Nasdaq Composite nelle ultime sedute si sono verificati due fatti gravi: la violazione della trend line rialzista disegnata dai minimi di marzo e quella della media mobile esponenziale a 50 giorni, entrambe passanti in area 13600/650. Questi segnali di debolezza fanno seguito all'incapacità dimostrata dall'indice di lasciarsi alle spalle con il picco del 29 aprile a 14212 punti quello del 16 febbraio a 14175 punti. I due massimi sono allineati sugli stessi livelli, situazione che potrebbe anche dare luogo ad una configurazione ribassista "double top". 

Questa figura verrebbe completata solo con la violazione del minimo del 5 marzo a 12397 punti, che preannuncerebbe ulteriori cali estesi, nell'ordine di altri 1800 punti circa. Primo di scendere in area 12400 i prezzi dovranno comunque confrontarsi con i supporti di 13265, media mobile esponenziale a 100 giorni, e di 13075, base del gap del 31 marzo, due ostacoli che potrebbero interrompere la discesa. 

Per cancellare i recenti segnali di debolezza l'indice dovrebbe risalire almeno al di sopra di 13882, lato alto del gap del 4 maggio, in quel caso un nuovo test di area 14200 diverrebbe possibile. Al superamento di quei livelli si potrebbe considerare ripreso l'uptrend di medio lungo periodo. 

Al momento comunque i segnali inviati invitano alla prudenza, suggerendo di evitare acquisti sulla debolezza e di sfruttare eventuali rimbalzi per alleggerire eventuali posizioni al rialzo. Solo al di sopra dei massimi di maggio potrebbe essere corretto riproporre strategie di acquisto.

(Alessandro Magagnoli)