La crescita dell'inflazione è diventata il leitmotiv delle banche centrali mondiali. Di recente la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie ha confermato i tassi d'interesse in un range compreso tra lo 0% e lo 0,25% (livello su cui sono fermi dal marzo 2020), ma ha avviato il cosiddetto tapering, ovvero la riduzione del colossale piano di stimolo realizzato attraverso l'acquisto di titoli per 120 miliardi di dollari al mese.

Da dicembre la Fed ridurrà dunque gli acquisti per complessivi 15 miliardi in modo che il piano di stimolo si esaurisca entro luglio 2022. Commentando la decisione, il governatore della banca centrale Usa, Jerome Powell, ha continuato a difendere l'opinione che l'impennata dell'inflazione abbia carattere temporaneo. Per il momento dunque la Fed è ufficialmente ferma su un orizzonte al 2023 per il primo rialzo dei tassi d'interesse.

I falchi e le colombe nella politica monetaria

Le espressioni "falchi" e "colombe" sono utilizzate per definire l'atteggiamento dei responsabili politici e dei consulenti all’interno del comitato della banca centrale rispetto alle decisioni prese. 

I falchi sono considerati quelli più audaci, che puntano a una politica monetaria più rigida, con tassi di interesse più alti. Tuttavia i tassi più elevati scoraggiano gli investimenti e frenano la crescita economica.

Al contrario, le colombe mirano ad una politica monetaria più espansiva, con tassi di interesse più bassi che favoriscono la crescita dell'economia e dell’occupazione, ma potrebbero portare a un aumento dell’inflazione.

Chi sono le colombe della Fed?

Tra le "colombe" della Fed troviamo Charles Evans, president della Federal Reserve (Fed) di Chicago. Secondo lui l'inflazione elevata è "temporanea" e scemerà una volta che le pressioni sulla supply chain saranno risolte.

Tuttavia ha sottolineato recentemente che ci sono segnali di crescita di pressioni inflazionistiche, a partire dagli aumenti per gli affitti. "Sviluppi che meritano un attento monitoraggio e presentano rischi al rialzo per le mie prospettive d'inflazione superiori rispetto a quanto pensassi in estate", ha sottolineato Evans.

Un altro membro Fed è considerato "colomba". Si tratta di James Bullard (Fed di St. Louis) che prevede due rialzi dei tassi in Usa nel 2022, una volta azzerato il programma di stimolo realizzato attraverso l'acquisto di Treasury e mortgage backed security per 120 miliardi di dollari al mese.

"Sulla base di dove ritengo ci si trovi oggi mi attendo due aumenti dei tassi per il 2022. Il che potrebbe cambiare quando entreremo nel primo semestre del prossimo anno in entrambe le direzioni", ha dichiarato nel corso di un'intervista alla Cnbc. "Quello che possiamo fare è valutare la situazione la prossima primavera e vedere a che punto siamo e quindi potremo prendere una decisione sull'aumento", ha aggiunto.

I membri Fed più moderati, tra le colombe e i falchi

Tra i centristi troviamo Richard Clarida, vice chairman del Board of Governors della Federal Reserve (Fed). Clarida ritiene possibile un aumento del costo denaro già nel 2022.

Intervenendo a un incontro organizzato dalla Brookings Institution, riporta Reuters, Clarida ha precisato che la Fed è ancora "molto lontana dal considerare il rialzo dei tassi di interesse". Tuttavia se le sue attuali previsioni sull'economia Usa si dimostreranno corrette, allora le "condizioni necessarie per aumentarli saranno soddisfatte entro la fine del 2022". Condizioni che, com'è noto, sono il target d'inflazione al 2% e la piena occupazione.

Di orientamento moderato anche Michelle Bowman, membro del Board of Governors della Federal Reserve (Fed), che vede pressioni per l'inflazione dal settore immobiliare. Secondo quanto riporta Reuters, in particolare Bowman nota che l'aumento della domanda e il ritmo lento delle costruzioni stanno esercitando pressioni per l'inflazione.

"L'offerta di nuove case è stata frenata dalla carenza di materiali e manodopera ed è improbabile che questi problemi si invertano significativamente nel breve periodo, il che suggerisce che è verosimile che per un po' registreremo una maggiore inflazione dall'housing", ha dichiarato nel corso di un evento organizzato da Women in Housing and Finance.

Secondo Thomas Barkin, president della Federal Reserve (Fed) di Richmond che rientra tra i centristi, saranno necessari alcuni mesi per valutare la reale situazione dell'economia Usa.

"Credo sia utile avere un po' di tempo per vedere dove si trova in realtà l'economia e se ci sia la necessità di agire. Faremo quello che dobbiamo fare", ha dichiarato in un'intervista a Yahoo! Finance. "Sono certamente una di quelle persone che pensavano che a settembre avremmo avuto più persone nel mondo lavoro. Semplicemente non è successo. E così ora aspetteremo qualche mese in più", ha aggiunto.

Chi sono i falchi della Fed?

Dopo le dimissioni di Rosengren dalla presidenza della Fed di Boston, nelle fila dei falchi è rimasta Esther George, president e chief executive della Federal Reserve (Fed) di Kansas City.

Secondo George l'economia Usa non tornerà a una "normalità" nel breve periodo e verosimilmente non sarà mai più come prima del Covid-19.

"La pandemia è stata una tremenda spaccatura che ha colpito ogni aspetto di come e dove le persone lavorano, dove vivono e in quali attività s'impegnano. Alcuni dei cambiamenti derivanti dalla pandemia persisteranno e altereranno la struttura dell'economia", ha sottolineato nel corso di un evento online dell'American Enterprise Institute. La crisi del Covid-19, ha aggiunto George, potrebbe anche alterare significativamente il modo in cui la Fed stabilisce il costo del denaro in Usa.

(Claudia Cervi)