E così avete deciso di investire. Bravi. Avete capito che l'inflazione brucerebbe i vostri risparmi, ed avete quindi preso la giusta decisione. Impegnarne una parte (mai tutti, perché un fondo d'emergenza ci deve sempre essere), anche consistente, per vederne crescere il valore nel tempo.

Fatto questo, adesso dovete solo decidere dove investire. Azioni? Obbligazioni? Investimenti alternativi? O forse tutte queste cose insieme con fondi comuni d'investimento e/o ETF? Non ci sarebbe niente di strano, anzi. Sarebbero scelte più che logiche, anche quelle degli investimenti alternativi.

Oppure, se possedete il giusto spirito e, soprattutto, il giusto profilo rischio/rendimento, potreste pensare di investire sui mercati con idee, prodotti e strategie davvero inusuali. Qualcosa come le criptovalute, o le strategie fattoriali, per esempio. Oppure investire sui mercati emergenti e, perché no, magari anche su quelli di frontiera.

Oppure potreste decidere di investire i vostri soldi nell'ultimo grido dei mercati di questo periodo, cioè gli investimenti sostenibili, quelli che fanno riferimento agli ormai ben noti fattori ESG. O magari, ancora, investire seguendo i megatrend del futuro, cioè

le grandi trasformazioni sociali o economiche che avanzano a velocità diverse, ma inesorabili.

E poi ci sono gli investimenti a cui davvero non verrebbe mai da pensare, come la nautica, il mercato dell'arte, quello degli orologi e quello del vino. Cerchiamo di dare un'occhiata a tutte queste idee e strategie inusuali, e vedere se c'è qualche prodotto adatto per investirvi.

Le criptovalute

I record su record del bitcoin all'inizio del 2018, il successivo crollo, e la risalita impetuosa che i corsi di questo cambio hanno avuto con il dollaro sono un argomento di cui, sui mercati finanziari, tutti parlano. Da settembre ad oggi il cambio ha fatto +150% e, per molti, se non per tutti,è una vera e propria bolla. Ma, anche se lo fosse, quando si sgonfierà?

Il bitcoin è solo una delle tante, tantissime criptovalute che sono disponibili oggigiorno. Per la precisione sono oltre 6.000. Le principali sono, oltre al bitcoin, Ethereum, Ripple, Bitcoin Dash, Litecoin, Monero, Waves, IOTA, Zcash, Dash.

Tanto, troppo, è stato scritto sulla possibilità o meno che le criptovalute siano il futuro del denaro, che sta sempre più diventando immateriale, trasformandosi in elettronico. E se sta facendo questo, allora perché non affidarsi sin da subito a una valuta elettronica pura? La questione è molto più complessa, e non interessa il tema investimenti.

Qui vogliamo solo puntualizzare che ci sono questi nuovi protagonisti sulla scena, e che ci sono un mare di mercati (non regolamentati, attenzione!!) dove poter investire sul bitcoin e le altre criptovalute. I mercati non sono regolamentati perché il bitcoin e le altre cripto non sono considerati valute con corso legale (tranne in Giappone). Non avendo questo status a livello internazionale, non sono scambiate sul Forex, cioè il mercato delle valute, ma su mercati privati che sono, appunto, non regolamentati da enti come la SEC americana, l'FCA britannica o la CONSOB italiana.

L'investimento in criptovalute, di conseguenza, è ad altissimo rischio. Bisogna saperlo prima di metterci dei soldi. Bisogna sì esserne a conoscenza, ma non è assolutamente detto che faccia per voi. Si tratta di un investimento eminentemente speculativo, dove impegnare denaro che non serve (e se ne avete, beati voi), e che potete permettervi, nell'eventualità, di perdere.

Per investire in criptovalute a largo spettro potreste essere interessati ad un ETF. L'unico degno di nota è l'Invesco Elwood Global Blockchain UCITS ETF A.

Il factor investing

Un'altra novità (parziale, e vedremo subito perché) dell'ultimo periodo sono gli investimenti seguendo i cosiddetti fattori, da cui il factor investing. Abbiamo detto parziale perché questa strategia (meglio, queste strategie) sono un'evoluzione degli smart beta che 2-3 anni avevano scosso il mondo della finanza.

Ma di cosa si tratta? L'investimento in fattori è un approccio d'investimento che prevede l'individuazione di specifici fattori di rendimento per tutte le classi di attività. Esistono due tipi principali di fattori: macroeconomici e di stile. Investire nei fattori può contribuire a migliorare i risultati del portafoglio, ridurre la volatilità e migliorare la diversificazione.

I fattori sono alla base dell'investimento di massa e della persistenza dei fattori di rendimento in tutte le classi di attività. Bisogna comprendere come i fattori funzionino per catturare meglio il loro potenziale di rendimento in eccesso e di riduzione del rischio, proprio come i principali investitori hanno fatto per decenni.

Come abbiamo detto, ci sono due tipi principali di fattori: quelli macroeconomici, che catturano i rischi generali in tutte le classi di attività, e quelli stilistici, che aiutano a spiegare i rendimenti e il rischio all'interno delle classi di attività.

Le prime sono sostanzialmente le seguenti:

  • Crescita economica, cioè esposizione al ciclo economico;
  • Tariffe reali, cioè il rischio di variazione dei tassi di interesse;
  • Inflazione, cioè esposizione alle variazioni dei prezzi;
  • Credito, cioè il rischio di default da prestiti alle imprese;
  • Mercati emergenti, cioè rischi politici e sovrani;
  • Liquidità, cioè disponibilità di attività illiquide;

Le seconde, invece, cadono in quest'altra classificazione:

  • Valore, cioè azioni scontate rispetto ai loro fondamentali;
  • Volatilità minima, cioè azioni stabili e a basso rischio;
  • Momentum, cioè azioni con tendenza al rialzo dei prezzi;
  • Qualità, cioè aziende finanziariamente sane;
  • Dimensione, cioè piccole imprese a forte crescita
  • Carry trade, cioè incentivo al reddito per detenere titoli più rischiosi;

Due prodotti su tutti consentono di investire in diversi fattori contemporaneamente. Si tratta dell'Invesco Goldman Sachs Equity Factor Index World UCITS ETF, e dell'iShares Edge MSCI World Multifactor UCITS ETF USD (Acc). Tenete poi presente che qualunque fattore ha almeno un fondo o un ETF dedicato.

Mercati emergenti e di frontiera

Come avrete appena letto, i mercati emergenti (ed i loro cugini meno sviluppati, quelli di frontiera) costituiscono un investimento in un tema di fattore macroeconomico. Ci permettiamo di parlarne a loro stante perché i mercati emergenti costituiscono una delle forme di diversificazione più importanti dei portafogli dei paesi sviluppati, come quello europei, nordamericani e oceanici.

Perché investire nei mercati emergenti, quindi? La risposta è oltremodo semplice. Perché i mercati emergenti dovranno diventare, un giorno, mercati sviluppati e, quindi, hanno ancora ampi margini di crescita. Quelli di frontiera, poi, ancora di più perché, essendo ancora più indietro, sia economicamente che finanziariamente parlando, devono colmare un gap ancora più grande.

Ci sono tre ottimi ETF che consentono un'esposizione globale ai mercati emergenti, e sono l'Amundi Index MSCI Emerging Markets UCITS ETF, l'Xtrackers MSCI Emerging Markets UCITS ETF, e il Lyxor MSCI Emerging Markets (LUX) UCITS ETF.

Per ciò che concerne i mercati di frontiera, un solo ETF appare adatto, e si tratta dell'Xtrackers S&P Select Frontier Swap UCITS ETF.

I megatrend

Come già detto all'inizio, i megatrend sono le grandi trasformazioni sociali o economiche che avanzano a velocità diverse, ma inesorabili. Sono qui per restare, anzi, di più; sono qui per connaturare il resto del XXI secolo.

I megatrend sono tendenze così pronunciate da essere, appunto, mega, cioè enormi. Di cosa si tratta, in concreto? Sono forze potenti e trasformative che potrebbero cambiare l'economia globale, gli affari e la società, e che hanno cambiato il nostro modo di vivere per secoli. Pensate all'elettricità, all'automobile, a Internet.

Ci sono svariati megatrend, ma possono essere raggruppati in cinque mega categorie.

Cambiamento climatico e scarsità di risorse. Mancanza di raccolti, inondazioni diffuse, habitat distrutti e carenza di energia. Se le previsioni sono corrette, entro il 2100 la temperatura media superficiale del pianeta sarà aumentata di 5,8°C dalla fine del XIX secolo e le risorse del pianeta diventeranno sempre più scarse.

Demografia e cambiamento sociale. Carenza di manodopera, domanda di assistenza sanitaria e cambiamenti nella domanda dei consumatori. La popolazione globale potrebbe aumentare di oltre 1 miliardo di persone entro il 2030, ed entro il 2050 un terzo della popolazione di 55 Paesi avrà più di 60 anni.

Innovazione tecnologica. Le macchine impareranno più velocemente degli esseri umani, e i dati personali saranno un bene prezioso. Quasi due terzi di tutte le occupazioni potrebbero vedere un terzo o più delle loro attività diventare automatizzate.

Urbanizzazione rapida. Lo spazio e gli alloggi diventeranno sempre più un problema nelle grandi città. Due terzi della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane entro il 2050. Nel 1950, solo il 30% viveva in aree urbane.

Spostamento del potere economico. La Cina diventerà la nuova superpotenza; la popolazione asiatica sta crescendo rapidamente, cambiando la demografia globale. La Cina potrebbe diventare la nuova superpotenza mondiale entro il 2030, con l'India che rivaleggerà con gli Stati Uniti entro il 2050.

Ci sono ETF e fondi per ciascuno di questi settori ed anche per altri (acqua, legno, cybersicurezza, sanità evoluta, robotica e digitalizzazione), che comunque si trovano all'interno dei 5 mega settori prima delineati. E non ne esiste uno che investa su tutti insieme. Per fare questo bisogna rivolgersi ai fondi, nello specifico al fondo leader di mercato, quello di Pictet con il Pictet-Global Megatrend Selection R EUR.

Investimenti sostenibili

Sono probabilmente il più famoso ed il più nominato megatrend, tanto da meritare una brevissima parentesi. Riceveranno ancora più impulso dall'elezione di Joe Biden alla Casa Bianca, che ha messo l'energia pulita e rinnovabile come caposaldo del proprio mandato. 

Ormai i criteri ESG sono implementati da tutte le case d'investimento, ed in un futuro non lontano praticamente ogni tipologia di investimento implementerà questi valori.

Un ottimo ETF per investire in questo settore è il Lyxor New Energy (Dr) Ucits ETF. Questo prodotto ha fatto +101,37% negli ultimi tre anni, e solo quest'anno, con tutti i problemi che ci sono stati, +49,70%.

Nautica, arte, gioielli, orologi, vino

Queste categorie sono particolarmente controintuitive come investimenti, ed anche se diverse persone sanno che ci sono collezionisti di questi oggetti... il problema è proprio questo: non sono collezionisti, ma investitori.

Ovviamente questa tipologia di asset non è alla portata di tutti. Per delle barche da collezione come un motoscafo Riva di vogliono decine di milioni di euro, così come per quadri, gioielli e orologi importanti, per non parlare di bottiglie di vino da collezione come certi rossi italiani, francesi (soprattutto) e californiani.

Una cosa però va detta. Il mercato dell'arte, dei gioielli e degli orologi è accessibile anche con poche migliaia di euro, come un investimento tradizionale. Indispensabile, però, è la presenza di un esperto d'arte, o un gioielliere, di fiducia, a cui appoggiarsi per non prendere fregature. La stessa cosa vale per il vino, se si inizia ad investirvi da giovani, e si ha la pazienza di tenere lì le bottiglie importanti, senza consumarle. Se poi ci si addentra nel mercato da collezione, e da investimento, le cifre salgono di parecchio.

Diverso è per la nautica, come detto. In questo caso si parla spesso di investimenti particolari, per scafi a vela od a motore che abbiano particolarità uniche e che, per questo, sono appannaggio solo di una ristretta cerchia di persone. Ma anche qui le cose stanno cambiando, perché anche in questo settore si sta diffondendo un mezzo che consente un investimento "popolare" in un settore di alta gamma: il crowdfunding.