Il ritiro di Jeff Bezos dalla posizione di Amministratore delegato (CEO) di Amazon, avvenuto nella giornata di ieri, ha colto tutti di sorpresa. Bezos, a partire dal terzo trimestre del 2021, assumerà il ruolo di presidente esecutivo, grazie al quale, a detta sua, potrà concentrare la sua attenzione e le sue energie su prodotti e iniziative inedite, nonché ad altre sue attività come il quotidiano Washing Post e l’azienda spaziale Blue Origin.

Ma come nasce la fortuna di Bezos? A tutti gli effetti uno degli uomini più ricchi del mondo.

Jeff Bezos: i primi anni

Bezos nasce ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, il 12 gennaio 1964 e non si può dire che la sua infanzia sia iniziato sotto una buona stella. No, perché il giovane Jeff nasce da genitori adolescenti, Jacklyn Glise (17 anni) e Ted Jorgensen, quest’ultimo appena maggiorenne che non riconobbe mai il figlio come suo. Il cognome Bezos, infatti, fu ereditato da Jeff dal secondo marito della madre, di origini cubane.

I primi anni di vita Bezos li passa tra le strade di Albuquerque e il ranch dei nonni, e già a quei tempi la sua passione per la tecnologia e il suo talento da costruttore iniziava a manifestarsi prepotentemente. Secondo racconti di chi lo conosceva all’epoca, da bambino era solito smontare e rimontare le proprie culle per migliorarne la comodità e avrebbe addirittura sviluppato un allarme elettrico per difendere la propria cameretta dalle invasioni dei fratelli.

Una volta trasferitosi a Huston insieme alla propria famiglia, Bezos si laurea in ingegneria elettronica presso l’università di Princeton e giovanissimo inizia a lavorare nel settore informatico di Wall Street. Tuttavia è in quello finanziario che Bezos riesce a fare carriera e a soli trent’anni è già vice presidente di un fondo d’investimento. È in questo periodo che conosce la sua futura moglie, MacKenzie Tuttle, e che decide di lasciare il suo lavoro da più di 200.000 dollari annui per avviare la sua attività.

L'avvento di Amazon

Jeff, infatti, aveva avuto un’intuizione: quella delle vendite online, in cui scorgeva un futuro florido e ricco di profitti. Per questo crea Cadabra, nel 1994, che vedeva nella vendita di libri in tutto il mondo la sua mission iniziale. Questo primo nome non ebbe una lunga vita, comunque, dato che durante la prima consulenza legale viene fatto notare al nostro magnate che questa sigla fosse troppo simile alla parola “cadaver”, cadavere, un sillogismo non esattamente in linea con una piattaforma di e-commerce. Per questo motivo si vira verso Amazon, preso in prestito dal nome americano del Rio delle Amazzoni.

Nonostante gli inizi non siano stati sicuramente semplici, come testimoniano alcune foto dell’epoca che ritraggono Bezos chino su una scrivania straripante di cavi e documenti, l’ascesa del sito di e-commerce è incredibilmente rapida. Una volta online, nel 1995, Amazon nel giro di un mese di vita è già in grado di vendere libri in tutti gli Stati Uniti e in ben 45 paesi del mondo, le vendite sono talmente dense che i pochi dipendenti della compagnia di allora si videro costretti a silenziare l’avviso sonoro che suonava ad ogni ordine, per evitare di impazzire.

Il successo e gli esperimenti

Ogni volta che un nuovo concorrente entra sul mercato si tende a sottovalutarlo, e anche questa volta la storia procede da manuale, con Amazon che sbaraglia tutti i siti di vendita di libri online e aumenta progressivamente la sua influenza a livello mondiale.

Dopo due anni dal lancio del sito, nel 1997, Amazon viene quotato in borsa per 300 milioni di dollari, definendosi ufficialmente come il più grande negozio di libri al mondo. Ben presto però, l’identità del portale come rivenditore di libri inizia a star stretta a Bezos, che inizia ad aprire un gran numero di nuove sedi e, a partire dal 1998, si espande verso il mercato dei CD.

Tuttavia, è nel 99 che Amazon comincia a diventare la piattaforma in cui siamo ormai abituati a comprare ogni genere di prodotto. Jeff, infatti, ha un’altra delle sue intuizioni: aprire il sito anche a rivenditori terzi, inizialmente con l’obbiettivo di scovare e vendere libri rari e poi per semplificare l’acquisto di prodotti satellite di alcuni autori. Da lì all’ascesa dell’Amazon moderno il passo è breve.

Gli imprevisti però sono sempre dietro l’angolo e poco dopo scoppia la bolla dot com che, tra le altre cose, fa colare a picco le azioni della compagnia che passano velocemente da 100.000 ad appena 10.000 dollari; ma Jeff non si scoraggia e continua la sua scalata verso il trono dell’e-commerce con una risposta che cambierà il futuro della compagnia: il lancio di Amazon Web Services, ovvero l’infrastruttura digitale sui cui poggiano tutti i servizi offerti dalla piattaforma.

Digitale ma con radici fisiche

L’attenzione di Jeff non è interamente rivolta al mondo digitale, comunque, e nel 2015 apre a Seattle la prima libreria Amazon, con buona pace di tutti coloro convinti che i punti vendita fisici sarebbero andanti incontro ad un lento quanto inesorabile declino. L’attenzione al mondo del retail fisco viene in qualche modo confermata da una delle più grandi acquisizioni dell’azienda, ovvero la catena di supermercati WholeFood, acquistata per la modica cifra di 13 miliardi di dollari nel 2017.

La rete di distribuzione fisica di Amazon si è poi ampliata ulteriormente grazie agli Amazon 4-Stars e gli Amazon Go, che vendono rispettivamente gli acquisti con più giudizi positivi e generi di ogni tipo senza la presenza di casse. L’obbiettivo di questo focus sulla filiera tradizionale è prima di tutto generare più entrate per l’azienda e, in seconda battuta, crea un sistema di checkpoint, utilizzabili in un secondo momento come punti di raccolta per consegne lampo o per ritirare i propri acquisti.

A questi interventi si aggiungono i recentemente introdotti droni, in grado di consegnare il prodotto desiderato direttamente nel giardino dell’acquirente, abbattendo ulteriormente i tempi di spedizione.

Rimane spinosa la diatriba sulle condizioni di lavoro dei dipendenti Amazon. Tante le storie che circolano sull’argomento, come quella dei bracciali che monitorerebbero le prestazioni lavorative dei dipendenti, determinandone o meno il licenziamento, così come i ritmi di lavoro, giudicati da molti insostenibili.

Jeff Bezos e la compagnia hanno, naturalmente, sempre negato ogni accusa, calcando la mano sulle ricadute positive che la presenza di un centro Amazon ha sul territorio a livello di occupazione e l’intera questione sembra non essere destinata a raggiungere una conclusione definitiva nel breve periodo.

Oggi Bezos è uno degli uomini più ricchi del pianeta, merito soprattutto delle azioni di Amazon, le quali hanno il merito di aver spinto la capitalizzazione oltre i mille miliardi di dollari per un breve periodo. Ma quali sono i segreti del suo successo?

I segreti del successo di Jeff Bezos

La prima lezione che ci insegna il caso Bezos è quella di non aver paura di pensare in grande e, conseguentemente, di non innamorarsi troppo delle proprie idee. Amazon è partita come una piattaforma di distribuzione di libri, ma non si è lasciata incatenare da questa iniziale identità, arrivando a vendere, dopo più di vent’anni, virtualmente qualsiasi cosa.

Un secondo insegnamento tanto fondamentale, quanto banale, è non temere di fallire. Bezos con Amazon ha tanto una miriade di iniziative che si sono rivelate, in ultimo, degli enormi buchi nell’acqua, giusto per citare qualche esempio sotto questo profilo abbiamo il tour operator Amazon, il suo smartphone o ancora la sua Q&A community. Questi fallimenti però non devono essere un deterrente alla sperimentazione, anzi ne devono essere il catalizzatore.

È proprio il suo carattere sperimentale il terzo punto di forza di Amazon, che dalla sua nascita ha provato sul campo un numero incalcolabile di soluzioni diverse per approcciarsi a diversi segmenti di business. Basti pensare che oggi la compagnia fornisce servizi in cloud ad aziende leader di settore, come Netflix e Vodafone, possiede negozi fisici e, dulcis in fundo, produce anche i propri prodotti cinematografici originali. Questo senza contare i droni e la ricerca spaziale.

Sperimentare quindi può portare a risultati incredibili, in termini di espansione, ma allo stesso tempo è importante investire sui bisogni stabili e consolidati delle persone, cosa che ci porta al nostro quarto punto. Il modello di business che Amazon ha consolidato negli anni è uno di quelli a minor tasso di obsolescenza mai visti sul mercato e, con i giusti accorgimenti è perfettamente in grado di resistere alla prova del tempo rimanendo pressoché invariato.

Infine, l’ultimo colpo da maestro che Bezos ha messo in atto con Amazon è stato il non inseguire il profitto immediato. Come abbiamo visto poco fa, Amazon ha subito diverse batoste durante il suo ciclo vitale finora ma, nonostante questo, il valore delle sue azioni ha continuato ad aumentare anno dopo anno. Questo perché secondo gli azionisti la vera crescita di Amazon deve ancora arrivare, lo stesso Bezos gestisce le proprie attività come se fosse entrato nel settore la settimana prima. Il punto è che Jeff sta puntando tutto sul futuro della sua azienda, rivoluzionando completamente il modo in cui intendiamo il processo di compra-vendita.

È questo il segreto di Bezos, uno sperimentatore paziente, che si è lasciato alle spalle i fallimenti, puntando verso un futuro che lo ha visto diventare uno degli uomini più ricchi del pianeta.