Nell'annuale lettera agli azionisti di Jp Morgan Chase & Co., il chairman e chief executive Jamie Dimon analizza la congiuntura annuale. Che lui definisce una "situazione senza precedenti", elencando i fattori che lui ritiene cruciali, in positivo e negativo, e che Reuters riassume nella consapevolezza che l'economia Usa rimane forte, a fronte però di un'elevata inflazione che spingerà un'aggressiva politica di aumento del costo del denaro da parte della Federal Reserve (Fed), e nell'inevitabile frenata che sarà causata dalla guerra in Ucraina. Una situazione senza precedenti che richiederà un approccio nuovo visto che i modelli del passato sono inapplicabili. Necessaria anche una decisa leadership da parte degli Usa, che non possono però fare a meno di collaborare con gli altri Paesi alla risoluzione dei problemi.

Jamie Dimon di Jp Morgan vede una "situazione senza precedenti"

Oggi, scrive Dimon "il consumatore è in ottima forma finanziaria (in media), con una leva tra le più basse mai registrate, un'eccellente sottoscrizione di mutui, posti di lavoro abbondanti con aumenti salariali e oltre 2.000 miliardi di dollari di risparmio in eccesso, dovuti principalmente allo stimolo del governo". "Il panorama economico odierno è completamente diverso da quello della crisi finanziaria del 2008, quando il consumatore era straordinariamente sovraindebitato, così come il sistema finanziario nel suo insieme", aggiunge. Il numero uno di Jp Morgan nota quanto "fiducia dei consumatori e spesa dei consumatori siano notevolmente divergenti, con la fiducia dei consumatori in calo. La spesa, tuttavia, è più importante e il calo della fiducia dei consumatori potrebbe essere una reazione alla continua stanchezza dovuta alla chiusura della pandemia e alle preoccupazioni per l'elevata inflazione".

Dimon: situazione senza precedenti ma l'economia Usa rimane forte

"Non invidio la Fed per quello che dovrà fare: più forte è la ripresa, più alti saranno i tassi che seguiranno (credo che possano esserlo significativemente più di quanto i mercati si aspettino) e più forte sarà il quantitative tightening (Qt)", ammette Dimon. "Se la Fed farà le cose giuste, potremo avere anni di crescita e l'inflazione alla fine comincerà a diminuire. In ogni caso, questo processo causerà molta costernazione e mercati molto volatili. La Fed non dovrebbe preoccuparsi della volatilità a meno che non influisca sull'economia reale. Un'economia forte ha sempre la meglio sulla volatilità del mercato", ricorda. "Sono sempre stato critico nei confronti dell'eccessiva dipendenza dai modelli, perché non catturano i principali catalizzatori, come cultura, carattere e progressi tecnologici. E nella situazione attuale, la Fed deve affrontare cose che non ha mai affrontato prima: problemi alla supply chain, sanzioni, guerra e un'inversione del quantitative easing (Qe) di fronte a un'inflazione senza precedenti", spiega ancora Dimon.

"Stiamo affrontando sfide a ogni svolta. Dobbiamo prenderci il tempo di mettere da parte le nostre differenze, offrire soluzioni e lavorare con gli altri in Occidente, unendoci in difesa della democrazia e delle libertà essenziali, inclusa la libertà d'impresa", Jamie Dimon, chairman e chief executive Jp Morgan Chase & Co.

Da ripresa, aumento tassi e Ucraina per Dimon possibili esiti negativi

Per il chief executive di Jp Morgan i tre fattori chiave di questa fase sono unici: la decisa ripresa alimentata dallo stimolo dalla pandemia di coronavirus, la probabile necessità di un rapido aumento dei tassi d'interesse e la necessaria inversione del Qe, la guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia. Circostanze completamente diverse da quelle che abbiamo vissuto in passato e la loro confluenza può aumentare notevolmente i rischi futuri. "Sebbene sia possibile, e auspicabile, che tutti questi fattori abbiano soluzioni pacifiche, dovremmo prepararci per i potenziali esiti negativi", nota Dimon, che continua a vedere negli Usa i protagonisti di questa soluzione. "La leadership americana è la strada migliore per il mondo e per l'America", sottolinea, aggiungendo che senza questa leadership verosimilmente a prevalere sarebbe il caos. Tuttavia il mondo non vuole un'America "arrogante" che comanda tutti ma un'America che lavora insieme agli alleati, collaborando e scendendo a compromessi. (Raffaele Rovati)