Gli economisti sono pronti a scommettere sul futuro dell'Italia tanto che da più parte e a gran voce, sostengono che quello che ci aspetta sarà un decennio d'oro, il decennio di un nuovo boom economico.

A sostegno di questa tesi le dichiarazioni rilasciate dal direttore del dipartimento europeo del FMI che parla chiaramente di un'Italia in forte ripresa grazie al successo della risposta politica a seguito della crisi, così come lo studio condotto dall'istituto di ricerca indipendente americano 13D Research & Strategy indica l'Italia come il paese a cui guardare con rinnovato interesse tanto da parlare per noi di "decennio d'oro".

Ancora Morningstar sostiene che il suo livello di fiducia nella produzione e crescita industriale sono più forti in Italia rispetto a quello di qualunque altro paese, così come JP Morgan sostiene che saranno proprio i nostri cambiamenti a livello politico, sotto la guida del premier Draghi, a portare profondi rinnovamenti.

Unitamente, il capoeconomista dell'Ocse in un'intervista al Financial Times, sostiene che l'Italia sia in grado di rinnovare completamente la propria economia suffragato in questo, da quanto sostiene il presidente del G20 Business Forum che parla per l'Italia di un boom di investimenti.

Mercati: perché tutto questo ottimismo?

Se si osservano le dichiarazioni di tutti i principali economisti, si vede che tutti concordano su una cosa, che l'Italia nel prossimo futuro potrà essere davvero una delle protagoniste del panorama economico mondiale. Ma perché tutto questo ottimismo? 

La ragione è da attribuire alla forte spinta degli investimenti fissi cresciuti del 5% oltre il livello pre-Covid portandosi ad un valore decisamente più elevato di quello che si è verificato in tutti gli altri paesi.

Le ragioni di questa crescita si attribuiscono all'azione combinata di due elementi: i fondi che sono affluiti all'Italia grazie al Next Generation EU e alle riforme istituzionali che, molti economisti sostengono, siano state varate con una velocità maggiore che altrove.

A questo, secondo sempre gli esperti, va aggiunto il successo della campagna vaccinale, ma cosa che principalmente costituisce il volano fondamentale di questo ritrovato livello di fiducia nel nostro paese, è la figura di Mario Draghi.

E' il nuovo presidente del consiglio che ha catalizzato su di sé i consensi dei poteri forti delle economie mondiali ispirando un grado di fiducia forse mai riscontrato prima, tanto da allontanare eventuale dubbi circa il ritorno ad una possibile fase di stagnazione nell'ipotesi in cui lo stesso Draghi lasciasse Palazzo Chigi per andare direttamente al Quirinale. 

Gli stessi economisti sostengono infatti che, l'impronta che Draghi avrà dato nel frattempo alle riforme messa in atto sarà così forte che, anche in qualità di Presidente della Repubblica, continuerà ad avere un ruolo fondamentale, tanto che nessuno potrà cambiare l'impostazione che lo stesso avrà dato durante la sua presidenza del consiglio.

Mercati: la fiducia degli economisti, la risposta dei mercati finanziari.

Se enfatica è la visione degli economisti, sicuramente più cauta è la risposta dei mercati finanziari che non sono stati travolti da questa ondata di ottimismo.

Se è vero infatti che dopo l'arrivo di Draghi il livello dello spread Btp-Bund è sceso, dopo comunque è risalito e si è assestato ad un valore di poco superiore ai 100 punti base.

In effetti i grandi investitori per ora non fanno registrare un aumento delle esposizioni dei fondi sull'Italia, sintomatico di una posizione attendista, pertanto solo se questa fase di crescita così tanto enunciata diventasse effettivamente strutturale, solo allora i mercati potrebbero rispondere con un maggior grado di fiducia sul nostro mercato finanziario.

Se volete approfondire, di seguito un video YouTube tratto dal canale Vivere di Dividendi - YouTube che offre interessanti spunti. Più in dettaglio da un intervista fatta con il CEO di NewIt dal cui canale abbiamo tratto il video, riportiamo l'interessante considerazione:

gli indici azionari italiani delle aziende a media e piccola capitalizzazione sono risultati più performanti a seguito di una ritrovata autorevolezza derivante dall'arrivo di Draghi, ma oggi in fermento grazie ai fondi europei, che rappresentano la più grande opportunità nella storia del nostro paese.

 

Mercati: lo stato dell'economia italiana post-covid. Prospettive ed opportunità.

Tutto quanto detto riguarda un'ipotesi futura di crescita economica dell'Italia, ma non possiamo immaginare quel che sarà senza fare un'analisi di quello che invece attualmente è la situazione italiana alla fine di questo 2021.

E' uscito di recente in effetti il rapporto Ocse "Studi economici: Italia 2021" che delinea perfettamente lo stato corrente della situazione all'interno del nostro paese.

E' evidente che la pandemia ha profondamente sconvolto gli equilibri interni di tutti i paesi e anche la situazione socio-economico dell'Italia ne è stata completamente travolta tanto che nell'area Ocse è stato uno dei paesi che ha fatto registrare la perdita maggiore di Pil.

Nello specifico il rapporto Ocse delinea principalmente tre macro aree di intervento per il nostro paese in cui apportare le riforme più significative se si vogliono porre le basi per quel boom di cui tanto si parla e sono: la riforma della PA, la riforma del sistema di tassazione con particolare riguardo a quella del mondo del lavoro, la semplificazione della regolamentazione per favorire investimenti e produttività.

Mercati: gli effetti della pandemia sul mercato italiano.

La pandemia con i suoi lockdown ha portato un effetto dirompente sull'economia italiana facendo registrare un calo del Pil dell'8,9% nel 2020, uno dei più significativi all'interno dei paesi Ocse. Questo è sicuramente da attribuire alla presenza di un alto numero di attività che prevedono contatti rispetto a quella di tutti gli altri paesi.

Basti pensare al turismo, che rappresenta da solo direttamente il 6% del nostro Pil e indirettamente, se si considerano tutte le attività dell'indotto, il 13%. Le chiusure imposte dai lockdown è chiaro che hanno avuto un impatto devastante laddove il turismo con l'estero rappresenta il 42% dell'attività del nostro paese.

Meno forte è stato invece l'effetto del covid sui settori edile e manifatturiero che sono riusciti a rispondere in modo più elastico alle restrizioni delle chiusure.

Consistente è stato poi l'impatto del covid sul mondo del lavoro. La pandemia ha ridotto il numero delle ore lavorate di circa il 13% nel 2020 e questo insieme al rallentamento dell'attività produttiva in generale, ha comportato una diminuzione nel tasso di partecipazione al lavoro essendo la ricerca dello stesso diminuita di circa il 13%. 

Il divieto di licenziamento è vero che ha limitato la perdita di lavoro al 2,8% nel 2020 e il tasso di disoccupazione è passato dal 10% al 9,3%, tuttavia bisogna registrare che la perdita di questi posti si è concentrata su giovani e donne ed in particolare sulle donne del Sud.

Inoltre va ricordato che mentre il divieto di licenziamento è stata una misura a sostegno di tutti i dipendenti per tutto il 2020, sono stati invece fatti decadere tutti i contratti interinali in scadenza per lo stesso anno.

I lavoratori autonomi sono stati quelli più colpiti con un calo del 4,1% registrato maggiormente in quelli mediamente qualificati.

Mercati: gli effetti sociali della pandemia.

L'incertezza legata alla pandemia ha portato ad un incremento nel livello di risparmio delle famiglie italiane salito al 17,5 % nel 2020. Attualmente con l'allentamento delle restrizioni si è avuta una ripresa della spesa e dei consumi ma lo studio prevede che il risparmio delle famiglie italiane rimarrà comunque elevato ancora per qualche anno. La nota da rilevare è che in Italia il 20% più benestante delle famiglie possiede circa il 60% dei risparmi.

Da guardare con attenzione l'aumento degli abusi domestici che sono incrementati considerevolmente durante il lockdown che hanno raddoppiato, tra marzo e ottobre 2020, le segnalazioni e le richieste di aiuto da parte delle vittime.

Da non sottovalutare poi la situazione dei migranti che sicuramente è stata notevolmente peggiorata per effetto del Covid in quanto sono stati esclusi da tutta una serie di sussidi e ammortizzatori prima tra tutti il reddito di cittadinanza.

Mercati: la risposta del governo italiano alla pandemia.

In questo contesto si sono inserite le misure del governo italiano volte da un lato a sostenere direttamente le famiglie e i lavoratori, dall'altro a porre in essere una politica monetaria che consentisse di sostenere la liquidità del mercato finanziario.

Bisogna ricordare che 7,2 milioni di italiani hanno usufruito del trattamento di integrazione salariale tra marzo 2020 e febbraio 2021 e due imprese su cinque con due o tre dipendenti hanno fatto ricorso a misure di sostegno per la liquidità ed il credito.

Questo ha fatto che sì che nonostante il livello di povertà sia aumento all'interno del nostro paese attestandosi su uno dei valori più alti dell'area Ocse, si sia riusciti comunque a contenere la riduzione del reddito disponibile delle famiglie ad un valore del 2,6% in termini reali.

A questo vanno aggiunte tutte le misure di natura più assistenziale, rafforzate con l'introduzione del reddito di cittadinanza nel 2019 che ha comunque consentito più protezione sociale alle famiglie con redditi più bassi.

Mercati: le previsioni per il futuro.

Dopo la catastrofica diminuzione del Pil dell'8,9% del 2020, l'Ocse stima una crescita per l'Italia nel 2021 del 5,9% e del 4,1% per il 2022.

Inoltre sostiene l'Ocse che l'aumento dei consumi si avrà solo se famiglie utilizzeranno maggiormente i loro risparmi per i consumi e se aumenteranno i livelli di occupazione. Inoltre tutte le politiche intraprese a sostengo di famiglie ed imprese, dovrebbero continuare fino a quando la ripresa non sia diventata strutturale perché un ritiro anticipato dei sostegni potrebbe toccare proprio le due categorie più colpite dalla crisi che sono i giovani e le donne.

Con riferimento alle imprese si dovrebbero mettere in atto procedure di aiuto più snelle soprattutto per quelle in crisi così come si dovrebbero ridurre drasticamente le asimmetrie informative tra banche e acquirenti per l'acquisto di credito.

Ecco perché fondamentali, sottolinea l'Ocse, sono le sfide strutturali di lungo periodo per realizzare quel boom economico di cui tutti gli economisti parlano.

Mercati: le raccomandazioni Ocse per il futuro del settore pubblico in Italia.

Nello specifico fondamentale sarà per l'Ocse l'opportunità che deriva all'Italia dal PNRR che attraverso un uso consapevole e mirato dei fondi messi a disposizione dal Next Generation EU debbono fornire la spinta al rilancio e al consolidamento della ripresa.

Ripresa che deve necessariamente rispondere alle disparità da sempre intrinseche nel territorio italiano (divario nord-sud) e che deve tener conto degli atavici problemi del nostro paese, prima fra tutti una PA completamente inefficiente.

Nello specifico l'Ocse evidenzia la necessità per il nostro paese di accrescere l'efficacia del settore pubblico che riscuote i livelli di fiducia più bassi di tutta l'area Ocse. Bisogna implementare la qualità dei beni e dei servizi pubblici offerti, che oggi è estremamente variabile e sicuramente non vicina alle esigenze di imprese e cittadini.

Bisogna accelerare la transizione al digitale nel settore della PA ma questo si accompagna ad un altro problema storico presente in questo settore che è quello della carenza delle competenze. 

L'età media dei dipendenti pubblici infatti, è una delle più alte dei paesi dell'area Ocse, pertanto bisognerebbe sveltire il processo di pensionamento dei dipendenti della PA per attuare un rinnovamento della forza lavoro con procedure di assunzioni più agili.

Al fine poi di aumentare l'efficienza dei dipendenti pubblici, bisognerebbe porre in essere un sistema di riconoscimento del rendimento collegato al raggiungimento di obiettivi e performance.

Sempre nell'ambito del settore pubblico un'altra macro area di intervento sarà quella rivolta il miglioramento della composizione della spesa pubblica in un contesto nel quale l'invecchiamento della popolazione italiana fa sì che l'Italia spenda quasi il doppio in pensioni rispetto ai paesi dell'area Ocse.

Pertanto gli inviti sono di contenere la spesa in tale settore frenando il ricorso al pensionamento anticipato e rivedendo il sistema di pensionamento per quote così come esistente nel nostro paese in modo che si ristabilisca al più presto la stretta correlazione tra speranza di vita ed età pensionabile.

Mercati: le raccomandazioni Ocse per il futuro del settore privato in Italia.

Così come l'Ocse invita ad una profonda riforma del settore pubblico, anche il privato non è esente da indicazioni specifiche, e anche per questo per il futuro la parola d'ordine sarà sicuramente competenze.

Se si vuole innestare una crescita sostenibile nel tempo, quantità e qualità delle competenze devono necessariamente crescere e colmare quel deficit di alfabetizzazione digitale che ancora lo caratterizza. Per questo saranno fondamentali il miglioramento delle procedure per poter accedere al fondo di formazione e per snellire completamente il settore dei servizi professionali.

Solo in un contesto di questo tipo con un processo di riforme armonizzato a livello pubblico e privato, con una spesa efficiente ed oculata delle risorse messe a disposizione dal Next Generation EU, l'Italia sarà in grado di recuperare il gap con il resto degli altri paesi ed attuare quel "decennio d'oro" da più parti invocato a gran voce.