Dopo una prima fase di apparente stabilità e fiducia dei mercati, dovuta principalmente all’ipotesi di un governo Draghi Bis, lo spettro della caduta dell'esecutivo ha fatto sentire la propria voce, con un impatto negativo sui titoli italiani.

La sfiducia del governo, tra astenuti improbabili, come Forza Italia, aggiunge l’ennesimo chiodo sulla tomba dell’attuale esecutivo, per il quale, ormai, non c’è più futuro.

Non c’è più alcun margine di manovra, Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle, che insieme costituiscono una discreta maggioranza parlamentare, hanno deciso di staccare la spina al governo Draghi. Al fronte del No si uniscono anche le forze di opposizione, rendendo inevitabile la fine dell’esecutivo.

La Crisi di governo aperta da Conte alla fine si è concretizzata e tra dimissioni e uomini di partito che lasciano i propri partiti d’appartenenza, come Renato Brunetta che annuncia la propria fuoriuscita da Forza Italia, piazza affari ha iniziato la propria rapida discesa, e con essa anche la fiducia degli investitori è venuta a mancare, con effetti nefasti per lo spread che in mattinata ha raggiunto la vetta dei 243 punti base, il punto più alto della crisi e sembra essere in procinto di aumentare ulteriormente, con tutto ciò che ne consegue per l’Italia e le sue finanze.

Gli effetti della Crisi di Governo sullo Spread

L’aumento dello Spread sopra i 240 punti base, è certamente l’effetto più immediato e diretto della crisi politica in corso, l’assenza di una maggioranza stabile, l’impossibilità di manovre economiche concrete, e la perdita di garanzie per gli investitori, unita all'"uscita di scena" di Mario Draghi dal governo, la cui figura era di perse una garanzia per gli investitori, fa si che la domanda di BTP italiani cali e calando, aumentano i tassi di interesse e il rendimento.

Per essere più concreti, il rendimento dei BTP è salito 3,56%, un valore estremamente alto e costoso per l’Italia che dovrà quindi ripagare ad un prezzo maggiore il proprio debito. 

Se inoltre si considera che il rendimento dei titoli greci al momento è al 3,48%, ne appare uno scenario allarmante e sconfortante per l’Italia.

In ogni caso, si attendono le mosse della BCE che dovrebbe annunciare interventi nei prossimi giorni. 

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La crisi dei mercati europei

La caduta del governo Draghi ha avuto un impatto negativo sul rendimento dei titoli di stato, ma non solo su quelli, anche la borsa ne ha subito il contraccolpo, che si fa ancora più duro se si considera l’intero panorama europeo profondamente turbato dagli avvenimenti degli ultimi mesi.

Nella giornata odierna nessuna borsa europea sembra brillare particolarmente, tra inflazione crisi energetica e aumento generale dei costi dovuti alle sanzioni contro la Russia, nessuna borsa europea è al momento in positivo rispetto alla giornata di ieri, e tra le tante, Milano, è decisamente la più colpita.

Andando nel dettaglio, a Milano, l’indice Ftse Mib ha registrato una perdita del 2,36% e nel complesso Piazza Affari è in perdita del 2,4%

Come anticipato le altre borse europee non brillano particolarmente, poiché nessuna è in positivo, più precisamente Francoforte, la peggiore dopo Milano, registra perdite per lo 0,8%, mentre Madrid e Parigi sembrano essere, per il momento i mercati più “virtuosi” che meglio di altri reggono alla crisi, con perdite decisamente più contenute rispettivamente dello 0,3% e 0,4%. 

Oltre la manica, anche Londra regge bene, pur essendo anch’essa in negativo, con una perdita dello 0,4% analoga a quella di Parigi.

Unica nota positiva riguardante i mercati europei, riguarda i costi dell’energia che nella giornata odierna, hanno registrato un calo dell’1,1%, conseguenza di un calo del costo del petrolio Sti che tornato sotto i 100$ al barile, fissandosi a 96$, mentre il petrolio Brent rimane leggermente sopra i 100$, fermandosi a 103$ al barile. 

Prospettive future

Come anticipato, si è ora in attesa delle mosse della BCE che potrebbe varare interventi sui tassi di interessi, per contenere i costi della crisi, inoltre, dall’Europa sembra essere sul tavolo la possibilità di una riattivazione del gasdotto Nord Stream 1, la cui riattivazione porterebbe un maggiore afflusso di Gas verso l’Europa con un conseguente effetto positivo sui costi energetici, un settore profondamente in crisi visti gli avvenimenti degli ultimi mesi.