L’inizio della terza settimana di maggio è stato improntato alla cautela da parte delle borse azionarie. Non è successo molto, dopo le emozioni della settimana precedente, che ha stupito per i due volti che è riuscita a mostrare: spaventato nella prima metà e nuovamente euforico nella seconda.

L’arrampicata di giovedì e venerdì ha accumulato qualche eccesso sui grafici intraday a bassa compressione, e gli indici hanno così deciso di retrocedere un po’, prestando maggior attenzione alle drammatiche notizie geopolitiche ed a quelle un po’ preoccupanti sulla diffusione dei contagi della variante indiana del Covid.

Le immagini e le notizie arrivate nel week-end hanno mostrato l’inasprirsi in Medio-Oriente della nuova puntata della secolare guerra tra Israele e la resistenza palestinese. Inoltre hanno trovato spazio gli allarmi per una ripresa non trascurabile dei contagi Covid-19 in Asia (Taiwan, Singapore, Giappone) e per la rapida diffusione della variante indiana in alcune aree inglesi, dove la presenza di immigrati indiani è più significativa, che reso necessario l’invio dell’esercito.

Non sono certo notizie in grado di spaventare più di tanto i mercati, che normalmente trascurano le guerre tradizionali, mentre considerano già vinta la guerra al virus, grazie ai vaccini.

Ma possono rappresentare pretesti per una pausa di riflessione, specialmente se sugli indici si vede un po’ di ipercomprato di brevissimo periodo.

Perciò la seduta ha visto modesti cali su quasi su tutti gli indici occidentali, che hanno così potuto ripulirsi dagli eccessi. Retrocessioni di lieve entità, tutte comprese entro il mezzo punto percentuale di calo, sia in Europa che in USA, con la sola eccezione di Italia e Spagna, che sono riuscite a mantenere il segno positivo a fine seduta. Perciò niente di significativo.

Per provare qualche emozione bisogna guardare altrove. Per l’azionario segnalo il risveglio della Cina che, con l’indice di Shanghai, ha passato due mesi e mezzo in laterale (dal 5 marzo a venerdì scorso) ed a debita distanza dai massimi di febbraio, trovando nel livello di 3.500 punti un ostacolo sempre impossibile da superare nelle 4 occasioni in cui è stato testato. Ebbene, ieri l’indice cinese ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, uscendo al rialzo da trading range e lanciando un segnale rialzista che ripropone la possibilità di ritorno ai valori di febbraio al di sopra di quota 3.700.

Fuori dall’azionario desta un certo scalpore il crollo del Bitcoin, che ha ulteriormente accentuato il calo, che si protrae ormai da 7 sedute e fa venire i brividi: da 59.900$ (massimo del 10 maggio) a 42.050$ (minimo di ieri). Fa quasi il 30% di perdita in pochi giorni. I “fortunati” che lo hanno comprato sui massimi storici del 14 aprile, a 65.520$, ieri si leccavano una ferita da -36%.

Il fatto è che Musk, l’eroe dell’immaginario collettivo di milioni di “visionari” americani e mondiali, ultimamente si è messo a fare pesantemente l’influencer via Twitter e, con affermazioni nette, sta spingendo ondate di seguaci a vendere il Bitcoin, che solo qualche settimana fa aveva spinto a comprare (ovviamente dopo averlo fatto lui stesso, per incassare laute plusvalenze e migliorare la trimestrale di Tesla). Il motivo ufficiale è che si preoccupa del futuro del pianeta ed ha scoperto quella che evidentemente, per lui, deve essere una novità. Cioè che l’estrazione dei Bitcoin e la gestione della BlockChain, che garantisce l’inviolabilità delle transazioni, sono attività che consumano troppa energia. Le sue speculazioni non c’entrano, ovviamente. Dato che poi si diverte anche a confrontare la veterana delle criptovalute con altre meno note, ma di moda tra i social-trader, come il Dogecoin, ha scatenato creando una bufera nel mondo delle criptovalute, già agitato per conto proprio.

Sta di fatto che Bitcoin, dopo le glorie di aprile, ora sta faticando a mantenere il supporto dei 44.000$, al di sotto del quale c’è un baratro di altri 15.000$ di possibile calo.

Dei dolori del Bitcoin si avvantaggiano i metalli preziosi tradizionali, come oro ed argento, che nell’immaginario collettivo sembravano essere stati un po’ soppiantati dalle criptovalute nel ruolo di  bene rifugio contro l’inflazione. Da qualche giorno, in coincidenza del crypto-crollo, hanno rialzato la testa ed ora cercano di tornare ai massimi realizzati nell’agosto dello scorso anno. L’oro ha superato la resistenza di 1.845$ e la trendline discendente che unisce i due importanti top del 8 agosto 2020 (massimo storico di 2.107$) e del 6 gennaio di quest’anno. L’argento sta cercando di riportarsi a contatto con l’area dei 30$, che ne ha già respinto l’attacco ad agosto dello scorso anno ed il primo giorno dello scorso febbraio.

Torniamo infine all’azionario per una analisi delle prospettive odierne.

La giornata di ieri ha evidenziato quello che potrei definire un consolidamento. Infatti SP500, che è la guida per il resto del mondo, ieri ha stornato un po’ (-0,25% a fine seduta), effettuando quello che ieri ho evocato come “un breve ritracciamento che non dovrà scendere sotto quota 4.140”.

Infatti il calo si è fermato proprio a 4.142. Da qui è partito il rimbalzo che ha recuperato in chiusura una ventina di punti e preparato l’indice a tentare oggi l’attacco al massimo di venerdì scorso di 4.183. Se verrà scavalcato proietterà l’indice dentro la terza onda di (v). Questo movimento dovrebbe essere impulsivo e permettere al mercato di stupire nuovamente al rialzo, per arrivare abbastanza in fretta a quota 4.400 ed oltre.

Pertanto, salvo che il mercato necessiti di un secondo test dei minimi di 4.140, mi aspetto oggi la ripresa convinta del rialzo euforico.