Tutti i riflettori sono puntati su Pfizer, e sul vaccino sviluppato insieme a BioNTech, ma la big pharma newyorkese non è certo la sola in campo per combattere (generando ricavi miliardari) la pandemia di coronavirus. Già approvati e in arrivo ci sono infatti i vaccini di Moderna e quello sviluppato da Astrazeneca insieme alla University of Oxford. Sono però diversi altri i colossi impegnati nella partita. In ritardo Sanofi e Gsk che non saranno pronte prima del quarto trimestre mentre secondo Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), quello di Johnson & Johnson potrebbe ricevere il via libera in Usa nel giro di un paio di settimane. Merck & Co. invece si chiama fuori. Non dalla battaglia contro il Covid-19 in senso più ampio ma dalla corsa allo sviluppo di un vaccino.

Dai vaccini di Merck risposte immunitarie non sufficienti

Il gruppo del New Jersey ha infatti comunicato che smetterà di lavorare ai suoi due vaccini sperimentali dopo che i dati dei primi studi hanno dimostrato che non sono riusciti a generare risposte immunitarie paragonabili a un'infezione naturale o ai prodotti già in uso. Merck aveva utilizzato un approccio diverso rispetto alle rivali, un approccio più tradizionale, concentrandosi sull'inoculazione di virus indeboliti: il V590 si basava sulla tecnologia già usata da Merck per l'Ebola, il V591 invece su un vaccino contro il morbillo disponibile in Europa. I risutati però sono stati “deludenti, anche un po' a sorpresa", ha dichiarato Nick Kartsonis di Merck Research Laboratories, citato da Bloomberg.

Nel 2021 saranno prodotti 200 milioni di capsule di antivirale 

Il management ha deciso di interrompere i programmi e deviare le risorse altrove. Senza abbandonare il Covid-19, però. Molti impianti di produzione dei vaccini sono infatti stati riorganizzati per l'Mk-7110, farmaco complesso e difficile da produrre su larga scala. In uno studio, però, la terapia endovenosa con l'Mk-7110 ha già significativamente aumentato la probabilità e la velocità di recupero dei malati gravi di Covid-19, riducendo di oltre il 50% i rischi di insufficienza respiratoria e decesso. Merck scommette di riucire a ottenere l'autorizzazione per l'uso d'emergenza già entro metà anno e gli Usa si sono già impegnati ad acquistare 60.000-100.000 dosi per 365 milioni di dollari. Non solo. Merck sta infatti lavorando anche sul Molnupiraviris, antivirale scoperto dalla Emory University e già in fase di test avanzato negli ospedali. Il medicinale va somministrato per via orale per cinque giorni, per un totale di dieci pastiglie. E Merck prevede di riuscire a produrre oltre 20 milioni di trattamenti (200 milioni di capsule) nel 2021. Entrambi i trattamenti possono sfruttare i ritardi nello sviluppo dei vaccini delle rivali e nella loro distributivo. Giocando un ruolo significativo nel contrastare la pandemia.

(Raffaele Rovati)