Elon Musk non finisce mai di sorprendere. Dopo che settimana scorsa si era detto disposto a vendere azioni per 6 miliardi di dollari se questo avesse contribuito davvero a risolvere il problema della fame nel mondo, sabato scorso è andato oltre, sottoponendo a un sondaggio su Twitter la decisione se dismettere o meno il 10% della partecipazione detenuta nel capitale del produttore di vetture elettriche. In questo caso l'uscita dell'eccentrico chief executive di Tesla è in polemica con la proposta di tassazione dei cosiddetti unrealized gain, le plusvalenze non concretizzatesi. In Usa le plusvalenze sui titoli azionari sono attualmente tassate solo nel caso di vendita delle quote ma i Democratici stanno tentando di fare passare dal Congresso Usa una modifica delle norme.

Musk chiede su Twitter se deve vendere. Tesla crolla al Nasdaq

"Non prendo stipendi in contanti o bonus da nessuna parte. Ho solo azioni. Quindi l'unico modo per pagare le tasse personalmente è vendere azioni", ha scritto Musk su Twitter. "Ultimamente si parla molto di unrealized gain come strumento di elusione fiscale, quindi propongo di vendere il 10% delle mie azioni Tesla", ha aggiunto, ma non si è fermato alle parole e ha anzi sottoposto la questione ai suoi 62,8 milioni di follower. Hanno risposto in oltre 3,5 milioni e il risultato è stato del 57,9% a favore della vendita. "Rispetterò i risultati di questo sondaggio, in qualunque modo vada", aveva scritto Musk sempre su Twitter. La reazione sul listino per Tesla è stata tutt'altro che positiva. Il titolo scambia infatti in declino di oltre il 5% in pre-market al Nasdaq (dopo avere chiuso con una perdita dello 0,64% venerdì).

Per il 57,5% Musk deve vendere azioni Tesla per 21 miliardi

Settimana prima, invece, Musk aveva risposto a David Beasley, responsabile del World Food Programme (WfP) delle Nazioni Unite, che intervistato dalla Cnn lo ha aveva tirato in ballo, insieme a Jeff Bezos di Amazon.com. “Sei miliardi di dollari per aiutare 42 milioni di persone che moriranno letteralmente se non le raggiungiamo. Non è complicato", aveva dichiarato. “Se il Wfp può spiegare esattamente come 6 miliardi di dollari risolveranno la fame nel mondo, venderò le azioni di Tesla immediatamente", aveva scritto Musk. Sempre su Twitter. E proprio il suo uso spregiudicato di Twitter gli ha spesso causato non pochi problemi con le autorità. Dal 2018, quando aveva annunciato il delisting di Tesla, Musk deve rispettare un accordo preso con la U.S. Securities and Exchange Commission (Sec, l’autorità di controllo dei mercati finanziari Usa) che prevede che Musk ottenga la pre-approvazione della Sec per i suoi tweet, vista la sua consuetudine nell'utilizzare la piattaforma per dichiarazioni price sensitive.

La valutazione di Tesla è esagerata di 1.000 miliardi di dollari

Intanto c'è chi mette in discussione la valutazione monstre raggiunta da Tesla (oltre 1.200 miliardi di dollari, dopo che a fine ottobre aveva superato per la prima volta i 1.000 miliardi). Secondo David Trainer, chief executive della società di ricerca New Constructs citato da Barron's, la valutazione di Tesla è esagerata per addirittura 1.000 miliardi di dollari. Trainer è convinto che il titolo dovrebbe deprezzarsi dell'88% dai livelli attuali. "La valutazione di 1.200 miliardi implica che Tesla controlli il 118% dell'intero mercato globale dei veicoli elettrici per passeggeri e diventi più redditizia di Apple entro il 2030", ha scritto Trainer, secondo cui per giustificare la capitalizzazione la società texana (da poco ha spostato il quartier generale da Palo Alto a Austin) dovrebbe vendere quasi 31 milioni di veicoli nel 2030. Cifra superiore all'output stimato dall'International Energy Agency (Iea) per l'intero settore, la cui previsione si ferma a 28 milioni di vetture elettriche. (Raffaele Rovati)