Tutti i dubbi sul futuro di Intel, emerse dai risultati del secondo trimestre comunicati giovedì, si riflettono nell'andamento del titolo del colosso dei chip a Wall Street. Intel ha infatti inizialmente segnato un rally del 3% in after market per poi arrivare a perdere altrettanto (la seduta di giovedì al Nasdaq si era già chiusa con un declino dello 0,48%). Una trimestrale che conferma i problemi di Intel, sempre troppo dipendente dal suo core business dei processori per computer, e si accompagna a un outlook ancora funesto per il settore.

"Il mondo ha bisogno di più chip. Il mondo ha bisogno di una supply chain più equilibrata geograficamente e stiamo riscontrando enorme slancio ed entusiasmo per un solido sostegno da parte dei clienti, dell'ecosistema e dei governi", Pat Gelsinger, chief executive di Intel.

I dubbi di Intel sul futuro? Anche una crisi dei chip fino al 2023

Per il chief executive Pat Gelsinger la crisi dei chip non ha ancora visto il peggio e, verosimilmente, la carenza di componentistica elettronica non sarà superata prima del 2023. "Rimaniamo in un ambiente ampiamente strozzato in cui non siamo in grado di sostenere a pieno la domanda", ha ammesso Gelsinger, unendosi a Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) che, settimana scorsa, presentando risultati trimestrali segnati dal rimbalzo dei ricavi del 19,8% annuo, aveva sottolineato di ritenere che la carenza di chip molto probabilmente continuerà per tutto il 2022.

Dubbi su business data center condizionano titolo al Nasdaq

Intanto Intel ha chiuso il secondo trimestre con un calo dei profitti netti da 5,11 miliardi a 5,06 miliardi di dollari. Su base rettificata l'eps è però salito da 1,23 a 1,28 dollari, contro gli 1,07 dollari del consensus di FactSet. I ricavi sono cresciuti da 18,2 a 18,5 miliardi di dollari, contro i 17,8 miliardi stimati dagli analisti. Dal punto di vista delle singole attività nessuna novità. Intel continua a soffrire nel segmento dei server mentre è il core business dei pc a regalare le uniche soddisfazioni. I ricavi nei data center sono scesi infatti del 9% annuo a 6,5 miliardi, sopra però ai 5,8 miliardi del consensus di FactSet. Nei computer sono invece cresciute del 6% annuo a 10,1 miliardi, marginalmente sotto però ai 10,3 miliardi attesi dagli analisti.

Intel reagisce a concorrenza Amd nei server tagliando i prezzi

Restando sul segmento più profittevole dei server Intel continua a soffrire la concorrenza di  Advanced Micro Devices (Amd), che non ferma la sua crescita e, soprattutto, non smette di erodere le quote di mercato della storica rivale. Adesso, però, sembra che Intel voglia correre ai ripari. Come sottolinea Therese Poletti di MarketWatch, infatti, il gruppo di Santa Clara sembra volere affrontare il problema tagliando i prezzi e riorganizzando le sue operazioni nei data center.

Intel punta su produzione. In futuro consolidamento settore

In merito alle indiscrezioni circa il tentativo di Intel di acquisire GlobalFoundries, Gelsinger non ha rilasciato commenti ma si è detto molto contento dello sviluppo del business nella produzione della società, pur non escludendo la possibilità di operazioni in entrata. "La nostra opinione è che il consolidamento del settore sia molto probabile. L'intensa attività di ricerca e sviluppo, la necessità di passare a nodi moderni e all'avanguardia, i massicci investimenti di capitale richiesti: vediamo che i player più piccoli semplicemente non saranno in grado di tenere il passo", ha spiegato.

(Raffaele Rovati)