Nuove perplessità dalla Cina si sono ieri unite all’ansia per le misurazioni dell’inflazione di settembre e per le prime trimestrali che aprono la serie del terzo trimestre, in arrivo oggi. Il risultato è stato ancora una seduta debole sui mercati azionari, conclusasi quasi ovunque in negativo.

Dall’Asia sono arrivate altre notizie poco rassicuranti sul settore immobiliare cinese. Evergrande ha lasciato scadere un’altra cedola obbligazionaria senza onorarla (sono già 3), avanzando ancora verso l’ufficializzazione del default, che le agenzie di rating decreteranno il 23 ottobre, se non sarà pagato tutto il dovuto entro quella data.

Intanto le autorità di Pechino estendono la campagna moralizzatrice e, dopo le grosse società tecnologiche, l’immobiliare ed il bitcoin, mettono sotto inchiesta anche il settore finanziario e le agenzie governative di controllo. 

L’indice di Shanghai ieri ha ripreso a scendere significativamente ed ha annullato i flebili segnali di rimbalzo tentati nelle due sedute precedenti, mentre anche il Giappone ha ripiegato, dopo il rimbalzo di lunedì scorso.

L’azionario europeo ha così vissuto ieri una giornata abbastanza simile a quella precedente, con un’apertura piuttosto negativa e la discesa immediata dell’indice Eurostoxx50 di oltre un punto percentuale, sotto il minimo della seduta precedente. La tenuta di area 4.020 ha favorito un ampio rimbalzo senza mai raggiungere la parità. Il pomeriggio, constatando che dagli USA non venivano segnali di particolare vitalità, la seduta si è chiusa in calo di -0,43%, con il recupero di due terzi della scivolata iniziale. Quasi tutti gli indici europei hanno partecipato e contribuito al ribasso, ad eccezione di quelli di Spagna ed Italia che sono riusciti a mantenere un piccolo segno positivo, grazie alla revisione favorevole della loro crescita economica da parte delle nuove stime del Fondo Monetario Internazionale, diramate ieri.

Wall Street, dopo un’apertura positiva che è durata poco, ha mostrato una seduta oscillante e meno volatile delle precedenti, ma passata quasi tutta in negativo. Sia SP500 (-0,24%) che il tecnologico Nasdaq100 (-0,35%) hanno chiuso vicino ai minimi di seduta e registrato la terza giornata negativa consecutiva. Non è certo una manifestazione di grande salute, anche se non vedo neppure un’accelerazione ribassista che renda imminente il raggiungimento dei minimi della scorsa settimana, che sono anche i minimi di questa ormai abbastanza lunga correzione autunnale (4.279 per SP500 e 14.385 per Nasdaq100). La prospettiva più probabile, salvo sorprese, è la continuazione della correzione in senso lateral-ribassista ancora per qualche giorno.

Forse il mercato è cauto perché sta aspettando di valutare l’inflazione di settembre. Oggi arriverà la misurazione ufficiale, che vede gli analisti convinti che il dato sull’inflazione core al consumo di settembre, per gli USA, sarà di +0,2%, mentre il dato annuo rimarrà fermo al +4% come ad agosto.

È ovvio che ogni scostamento da questi dati fornirà lo spunto al mercato per rimbalzare, se sarà minore delle attese, o per scivolare ulteriormente, nel caso opposto.

Un’altra questione che da oggi si imporrà all’attenzione degli investitori è quella delle comunicazioni societarie USA per il terzo trimestre, che prendono ufficialmente il via proprio oggi con le trimestrali delle prime due grandi banche (JPMorgan e Blackrock). Le trimestrali hanno finora stimolato il palato degli investitori come una croccante patatina fritta, dato che gli ultimi periodi hanno sempre visto le società battere diffusamente e abbondantemente le previsioni degli analisti, sia sugli utili che sui ricavi. I due trimestri precedenti del 2021 hanno visto un tasso di crescita degli utili rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente, per le 500 società di SP500, del 52,3% nel primo (contro previsioni degli analisti di un aumento del 23,7%) e di un fantastico 90,9% nel secondo (contro il consenso che si “limitava” a prevedere il 63%). Nei primi due trimestri dell’anno la performance spettacolare è stata favorita dal confronto con due periodi caduti nel pieno dei lockdown del 2020. Sarà assai meno facile la vita del terzo trimestre, che potrebbe anche diventare una patata bollente, se le prestazioni societarie non riusciranno a superare come in precedenza le stime degli analisti, che sono ancora molto generose (+27,5% la loro previsione). 

Tutto ciò spiega forse la fase di incertezza che caratterizza i mercati. Una fase che non promette di risolversi tanto in fretta, dopo il passo falso del rimbalzo mancato la scorsa settimana.

Non resta armarsi di pazienza ed accompagnarsi alla prudenza, evitando di farsi prendere dai morsi della FOMO (Fear of Missing Out, cioè paura di mancare l’appuntamento con il rally).