L’ottimo articolo di Raffaele Rovati ha sviscerato le criticità di fronte alle quali si trova Netflix in seguito alla pubblicazione degli earnings del Q2: rallentamento complessivo e consistente negli abbonamenti, declino in patria, plotone di competitors agguerriti, incertezze sulla decisione di cimentarsi nel comparto del gaming. Trattasi di osservazioni giuste, tanto da giustificare la comprensibile preoccupazione degli investitori, stante anche la mancata brillantezza del titolo, il peggiore nella variazione annua dei titoli FAANG+T (acronimo rimpinguato dell’arcinoto FANG): Facebook segna un +60%; Amazon +21%; Apple +60%; Alphabet (Google) +76%; Tesla +127%. 

Netflix registra un +7,28%, certo un dato buono, ma non rapportabile agli altri; inoltre, la situazione si aggrava andando a considerare la variazione da inizio anno – più interessante per il medio e breve termine – da cui si arguisce che Netflix è appena sopra la parità, meglio solo di Tesla, alle prese con un inevitabile pull-back. Anche rispetto all’indice di riferimento, il NASDAQ, Netflix pare in sofferenza. 

Eppure, proprio questi ultimi dati possono rappresentare il punto di partenza per una nuova cavalcata, foriera di sorprese e soddisfazioni. 

Il quadro tecnico di Netflix

Contrariamente ai titoli menzionati poc’anzi, tutti nei dintorni dell’ATH, Netflix dista di un buon 15% dal massimo registrato a gennaio (593,29). I tentativi di rimbalzo hanno configurato, da inizio anno, un triple top decrescente, comprendente l’ATH del 20 gennaio, l’inversione del 20 Aprile e quella del 15 luglio, assai vicina al massimo precedente. Quest’ultima ha per altro innescato, nel breve termine, un Dark Cloud Cover, segnale ribassista confermato nelle sedute successive, ma che ormai dovrebbe aver esaurito la sua influenza.

Inoltre, le medie mobili a 12 e 26 periodi, sono sempre a tiro di schioppo e raggiungibili con un allungo di circa 10$, pur non essendo il prezzo lontano neanche da un pericoloso incrocio delle due, appannaggio della lunga, che innescherebbe una rinnovata sofferenza per il titolo. Tuttavia, la cloud Ichimoku, pur vermiglia, offre un supporto in area 495$ e vi è un accenno di verde che fa ben sperare nella ripresa. 

Per altro il mercato si trova in una bull-run praticamente ininterrotta da ormai sedici mesi e le quotazioni di tutti gli indici sono ben oltre i livelli prepandemici. Ciò fa credere che Netflix riceverà una spinta anche dal contesto finanziario attuale o, in caso di interruzione o inversione del trend generale, dovrebbe risentire in maniera limitata di un possibile ritraccio. 

La debolezza è un’opportunità (anche per gli analisti)

In considerazione di quanto asserito sinora, l’attuale debolezza di Netflix rappresenta un’opportunità d’acquisto, sia ex abrupto che in una strategia più attendista, con un’accumulazione che potrebbe partire dal livello precedente segnalato (495$). Ogni eventuale pull-back del NASDAQ – che prima o poi dovrà scaricare la R.S.I. e cedere a un qualche ritraccio – può essere colto per un "buy the dips" da operarsi anche su Netflix

La premessa generale con cui si è paragonata la situazione del titolo a quella delle altre big tech, poi, dimostra che Netflix è relativamente economico, con un P/E non troppo gonfiato (54,52) in relazione a quello di altri (ogni riferimento a Tesla è puramente voluto). Anche le stime degli analisti, al netto delle perplessità di cui prima, rimangono rosee: Morgan Stanley non ha cambiato il suo rating “overweight” e vede Netflix a quota 650$; JPMorgan ha addirittura alzato l’iniziale obiettivo da 600$ a 625$, riponendo fiducia sulla vasta gamma di serie tv in arrivo nel secondo semestre. 

Le previsioni degli analisti sembrano non eccedere nell’ottimismo anche guardando con attenzione alle stime di Netflix stesso per il terzo quarto. In particolare, la guidance suggerirebbe:

  1. La crescita del numero degli abbonati a 212.68 milioni, con un aumento di oltre 3 milioni da adesso; 
  2. Una percentuale di crescita anno su anno (Y/Y % Growth) del 9%, contro l’8.4% attuale. 
  3. Un margine operativo costante di 2 billioni di dollari a quarto. 

Numeri ancora molto convincenti! 

Netflix è ormai maturo 

I volumi generalmente più bassi rispetto all’anno scorso e una perdita dell’hype che gravitava attorno al titolo segnerebbero un interesse minore rispetto a prima da parte degli investitori. In realtà, basta soltanto cambiare le lenti con le quali si guarda all’azienda, oramai solida e matura: l’espansione non raggiungerà magari le cifre mirabolanti di prima, ma la crescita esponenziale, com’è noto, è qualcosa che esiste in matematica, ma non in natura. A Los Gatos lo sanno bene, come testimoniano le dichiarazioni di Greg Peters, chief product officer di Netflix: 

Sappiamo che i fan delle nostre storie vogliono approfondire e interagire di più, e quello che ci piace di un universo interattivo è la possibilità di fornire più contenuti e più tempo da passare in un certo mondo.

Nell’immaginare un universo più interattivo e nell’aprirsi alla transmedialità, Netflix testimonia di essere diventata un’azienda matura, che dovrà ulteriormente consolidarsi e crescere mediante due strategie: la diversificazione e una nuova politica sui prezzi

Gaming e pubblicità 

Quanto alla diversificazione, il tentativo di entrare nel mondo del gaming, anche se non ancora delineato al meglio, non è peregrino. Proporre agli utenti un’opzione in più è di per sé sempre gradito e, anche se è difficile che questa scelta catturerà nuovi abbonati, è probabile che essa giustifichi degli aumenti di prezzo, magari da non applicare nell’immediato.



Sul piano teorico, poi, la concorrenza non manca, specie se si mette sulla bilancia la potenza di fuoco di Sony e Microsoft. Tuttavia, con il colosso giapponese Netflix ha un accordo per la trasposizione cinematografica di alcune opere videoludiche (in primis, "Uncharted" e un futuro "Spider-Man") ed estendere questa collaborazione anche in altri settori pare una scelta logica e consequenziale. Non dovrebbero togliere il sonno, invece, le altre piattaforme di gaming in streaming: Hulu appare ancora rivolta a una nicchia, mentre Apple continua a dare la priorità alla musica e ad altri servizi, relegando la sua modalità "arcade" a ruolo di comprimario. 

Un altro modo per garantirsi nuovi introiti sarà indubbiamente la pubblicità, come sostiene da molto Michael Nathanson, ipotesi per il momento cassata con forza, ma che in un futuro prossimo potrebbe diventare inevitabile. Ciò aprirebbe la strada ad abbonamenti magari più differenziati, senza costi aggiuntivi per l’utente medio (che dovrebbe però sorbirsi un po’ di pubblicità), e con l’opzione ads-free per gli iscritti premium, in modo non troppo dissimile da quanto avviene su Youtube. Va da sé che altri piani tariffari nascerebbero poi da una commistione di quelli esistenti e quelli da lanciare ex novo. 

Netflix e lo sport

Sorprende, invece, che l’azienda non abbia ancora cercato di espandersi nel mondo degli eventi sportivi, nel quale avrebbe le potenzialità di essere un autentico game-changer. Benché si tratti di una mera congettura, è possibile che l’azienda, sempre in un’ottica di espansione, miri a una differenziazione sempre più pronunciata, di modo da foraggiare un core business per il momento troppo ancorato su un’unica tipologia di servizio

Prime, timide aperture al calcio, ad esempio, si sono viste con i documentari dedicati a squadre o a giocatori, ma per il momento Netflix ha lasciato ad altri l’onere di combattersi i diritti per la trasmissione delle partite. In tal senso, Amazon e soprattutto DAZN sono piuttosto avanti. 

Insomma, puntare sulla qualità e sul successo delle proprie produzioni – con qualche sbavatura, vedasi il caso della seconda stagione di Lupin, andata meno bene delle attese – è nobile e onorevole, ma Netflix è ora troppo grande per limitarsi a questo. 

La pandemia non incide (sul lungo termine) 

Se è vero che la pandemia ha contribuito alla poderosa crescita di Netflix durante il 2020, è indubitabile che i suoi effetti si possono considerare solo transitori. Nuove restrizioni alla mobilità, pare evidente, garantirebbero alla piattaforma un'altra torma di abbonati, una parte consistente dei quali si potrebbe fidelizzare. Tuttavia, non sarà nelle intenzioni della società affidarsi a uno scenario drammatico per proseguire nella sua crescita, così come gli investitori di medio e lungo termine possono tranquillamente ignorare questa possibilità. La stagione iemale, con il Covid sotto controllo o con nuove recrudescenze, porterà nuova linfa a un titolo poco brillante. Settembre, tra l’altro, è dietro l’angolo e porta con sé dei titoli amatissimi, così importanti da attirare nuovi abbonati e far tornare all’ovile quanti avevano deciso di disdire.

Il palinsesto di Netflix

Dal report sugli earnings di qualche giorno fa, Netflix si conferma leader nel settore negli Stati Uniti (non sono stati resi noti dati sugli altri Paesi), insidiata da Youtube, che però dà un servizio prevalentemente gratuito. Certo, l’utente medio americano continua a prediligere la tv via cavo (meno via satellite), ma lo streaming è in grande spolvero e Netflix ha segnato la via. Mantenere la leadership – lo ha ben evidenziato Rovati – è compito arduo, eppure il palinsesto del secondo semestre prevede il ritorno de “La casa di carta” e di “The Witcher”, due serie che da sole sono in grado di fungere da catalizzatori per la piattaforma che le ospita. Certo, i nuovi utenti vanno poi trattenuti, altrimenti il declino già registrato negli USA e in Canada potrebbe ripetersi anche in altri Paesi. 

Tuttavia, la combinazione di fattori positivi che sono stati elencati depone a netto favore dell’azienda, risultando invece esiziale per tutti gli altri: il futuro di Netflix è roseo e, per gli investitori che cavalcano il toro, è verde.

Se non ne siete ancora convinti, questo video Youtube di Netflix, nel quale vengono paragonati il ladro della saga di "Lupin"e l'affascinante Professore della "Casa di Carta", dovrebbe togliervi ogni dubbio: