Comprensibilmente la pandemia di coronavirus è protagonista dei mercati azionari e lo sarà ancora a lungo. C'è un settore però i cui corsi di Borsa sono direttamente legati al Covid-19, quello farmaceutico, impegnato nello sviluppo di trattamenti e, soprattutto, nella gara per individuare il vaccino vincente. Gara che finora ha un unico trionfatore in Pfizer, anche se la big pharma newyorkese non ha sviluppato un suo vaccino ma ha arricchito il suo bilancio grazie alla collaborazione con la start-up tedesca BioNTech (Pfizer, di suo, ci ha messo test e logistica e, ovviamente, una capacità produttiva con pochi rivali). Proprio BioNTech è uno dei titoli buy di questo periodo, dopo il miglioramento della guidance sui ricavi 2021 (in scia a quanto fatto da Pfizer una settimana prima). Mentre c'è un'altra start-up, in questo caso americana, che non se la passa tanto bene: è Novavax.

Novavax paga a Wall Street ritardo su vaccino

La biotech del Maryland ha comunicato che le richieste di approvazione per il suo vaccino contro il Covid-19 non saranno presentate entro giugno come precedentemente anticipato ma verosimilmente in settembre (e comunque non prima di luglio). Novavax ha anche spostato dal terzo al quarto trimestre l'obiettivo di piena capacità produttiva di 150 milioni di dosi al mese. Va considerato, però, che il vaccino di Novavax è polivalente, efficace sia per il Covid-19 che per la normale influenza, e quindi uno slittamento verso la stagione invernale avrebbe anche una sua logica. La notizia, però, era stata anticipata dal Washington Post, secondo cui dietro al rinvio ci sarebbero questioni normative riguardo alla produzione.

Crollo per Novavax. Il suo vaccino non è buy

Novavax ha intanto comunicato che nel primo trimestre le perdite nette sono rimbalzate da 25,9 a 222,7 milioni di dollari. Su base rettificata il rosso si è attestato a 3,05 dollari per azione, contro i 3,60 dollari del consensus di FactSet. I ricavi sono decollati da 3,4 a 447,2 milioni di dollari, contro i 233,9 milioni stimati dagli analisti. Netta crescita però anche anche per le spese in ricerca e sviluppo, passate da 16,9 a 592,7 milioni. E Novavax dopo avere perso l'8,81% lunedì al Nasdaq, ha sfiorato un ulteriore crollo del 13% in after market. Il vaccino di Novavax non è di quelli innovativi basati sull'Rna messaggero (BioNTech e Moderna) ma è diverso anche da quello di AstraZeneca. Nasce dalla tecnologia della proteina spike in uso da decenni e che ha avuto successo per esempio nel vaccino contro l'epatite B. Il problema di Novavax, però, è soprattutto produttivo, non a caso la società in marzo aveva siglato un accordo di principio con GlaxoSmithKline (Gsk).

"Continuiamo a consegnare il nostro vaccino Covid-19 in oltre 90 Paesi. Stiamo ampliando l'accesso a nuove popolazioni e aree geografiche e affrontando varianti emergenti. Ci stiamo muovendo in una fase successiva dei test per tre dei nostri programmi di oncologia e prevediamo di lanciare diversi nuovi prodotti nei prossimi cinque anni", Ugur Sahin, co-fondatore e chief executive BioNTech. 

BioNTech il vero buy della lotta al Covid-19

Grazie alla partnership con Pfizer, invece, BioNTech problemi di produzione non ne ha. Tanto che l'azienda di Mainz ha alzato da 9,8 a 15,1 miliardi di euro la sua guidance relativa ai ricavi 2021. Nel primo trimestre BioNTech ha già messo a segno 2,05 miliardi di euro di ricavi, contro gli 1,70 miliardi del consensus di FactSet e gli appena 27,7 milioni di un anno prima. Va considerato, oltre tutto, che BioNTech stava lavorando con l'Rna messaggero per trovare una cura contro il cancro e si è vista costretta a spostare il focus sul coronavirus. La pandemia, però, ha in realtà impresso un'accelerazione agli studi della biotech tedesca, che per bocca del suo chief executive Ugur Sahin promette novità rilevanti anche sul fronte della lotta ai tumori. Abbastanza per considerare BioNTech forse il titolo più buy tra quelli coinvolti nella guerra al coronavirus. Prova ne è il balzo del 10,15% registrato al Nasdaq.

(Raffaele Rovati)