Gli indici europei ieri hanno proseguito il loro recupero verso i massimi dello scorso anno. Eurostoxx50 (+0,56%) con la quarta seduta positiva consecutiva e la ottava delle ultime 9 vissute a pieno regime, ha ridotto a meno di mezzo punto percentuale il distacco dal massimo del 18 novembre scorso. Gli indici di Francia e Italia hanno ulteriormente accelerato al di sopra dei loro massimi di lungo periodo, mentre quello tedesco ha praticamente raggiunto, pur senza sfondarlo, il suo massimo storico.

Tutto ciò è avvenuto senza preoccuparsi di Wall Street, dove però, appena i mercati europei hanno chiuso i battenti, si sono scatenate prese di beneficio decisamente violente, che hanno fatto arretrare l’indice principale SP500 a quota 4.700 (-1,94%). Anche peggio hanno fatto il tecnologico Nasdaq100 (-3,12%) e l’indice delle small cap Russell2000 (-3,30%). Una liquidazione con i fiocchi, che ha coinvolto anche le materie prime.

La causa è che in USA si comincia a dubitare delle 3 certezze che finora avevano consentito di galleggiare dalle parti dei massimi storici dal 27 dicembre in poi.

Le 3 certezze, che ho illustrato nei commenti dei giorni scorsi, erano:

  1. Omicron farà fuochi artificiali sui contagi ma non manderà in tilt i sistemi sanitari.
  2. I governi manterranno le economie aperte con poca riduzione del ritmo di crescita.
  3. Le banche centrali accompagneranno ancora la salita dei mercati con la mano molto leggera sulla politica monetaria, rinviando il più possibile i rialzi dei tassi.

Ieri non pochi hanno cominciato a dubitare che tutte le tessere di questo puzzle si incastreranno senza problemi.

La liquidazione delle small cap, con l’indice Russell2000 respinto con violenza dalla resistenza di area 2.280, che per due giorni è sembrato in grado di superare, dimostra che l’impatto di Omicron sui settori dei servizi più esposti ai lockdown potrebbe fare danni non trascurabili.

Quella degli indici a maggior capitalizzazione si accompagna ad una salita dei rendimenti sui Treasury Bond, improvvisamente svegliatisi in questo nuovo anno. Il Treasury decennale in tre sedute ha recuperato una ventina di punti base di rendimento ed ora si presenta a testare i massimi di 1,77% di fine marzo dello scorso anno.

Segno che la botte piena della crescita e la moglie ubriaca dei tassi bassi, cominciano a diventare una combinazione poco probabile, come dice il famoso proverbio.

Perciò quella di ieri è la classica crisi di nervi, che ha portato l’indice principale SP500 proprio a testare l’area di supporto, sotto la quale le cose tornano a complicarsi e il treno dei mercati, diretto oltre 4.900, sembra accusare qualche ritardo.

La discesa di SP500 è stata così impulsiva che oggi i mercati europei non potranno ignorarla, ed apriranno con forti gap ribassisti. Inoltre, ritengo abbastanza probabile che anche Wall Street, quando aprirà, vada a violare al ribasso il supporto di area 4.700. Ma questo scivolone finale dovrebbe andare a completare la correzione (onda 4 di III) e preparare l’inizio dell’onda rialzista 5, che andrebbe a completare l’onda III rialzista di lungo periodo, proprio dalle parti di 4.900.

Rinvio a domani ulteriori considerazioni. Ora dobbiamo verificare nella seduta odierna quanto profondamente verrà violata quota 4.700 e che tipo di rimbalzo si svilupperà.