Nonostante i reiterati richiami alla calma da parte della Federal Reserve (Fed) lo spettro dell'inflazione agita i mercati azionari globali, che dopo l'evento senza precedenti della pandemia di coronavirus devono confrontarsi con la novità di un rialzo dei prezzi al consumo. Novità perché arriva dopo più di un decennio in cui l'inflazione è stata di fatto annullata da un costo del denaro azzerato, se non negativo, retaggio della crisi finanziaria globale partita nel 2008. Il consensus di analisti ed economisti in gran parte segue le indicazioni della Fed e scommette sul carattere temporaneo del rialzo dei prezzi. Non Deutsche Bank, che invece lancia l'allarme. Per i ricercatori dell'istituto tedesco, infatti, l'inflazione è una bomba a orologeria globale in grado di innescare una nuova significativa recessione, che andrebbe a colpire ovviamente i più deboli, a partire dai Paesi emergenti.

Per Deutsche Bank l'inflazione è una bomba a orologeria

"È importante non reagire in modo eccessivo a questa volatilità nei prezzi risultante dalle circostanze uniche della pandemia e invece rimanere concentrati sulle tendenze di fondo dell'inflazione", così si esprimeva il mese scorso John Williams, president della Fed di New York, secondo cui l'inflazione Usa supererà il target del 2% dell'istituto centrale di Washington soltanto nel 2021. Williams è tra i più fedeli al chairman Jerome Powell e non stupisce che sposi la sua stessa linea di prudenza. Prudenza che però per Deutsche Bank potrebbe essere un azzardo. Agire in ritardo, perché alla fine la Fed interverrà, rischia di causare "maggiore interruzione dell'attività economica e finanziaria", si legge nel rapporto Inflation: The Defining Macro Story of This Decade, pubblicato lunedì da Deutsche Bank. 

"Anche se parte dell'inflazione transitoria dovesse diminuire, riteniamo che la crescita dei prezzi riprenderà slancio significativo con il surriscaldamento dell'economia nel 2022. Temiamo che nel suo nuovo framework la Fed sarà troppo lenta per smorzare efficacemente le crescenti pressioni inflazionistiche. La conseguenza del ritardo sarà una maggiore interruzione dell'attività economica e finanziaria quando la Fed alla fine interverrà. A sua volta ciò potrebbe creare una recessione significativa e innescare una catena di difficoltà finanziarie in tutto il mondo, in particolare nei mercati emergenti", Inflation: The Defining Macro Story of This Decade, Deutsche Bank.

Rischio nuova recessione, l'allarme di Deutsche Bank

Il punto di partenza di Deutsche Bank è che ci si trova in Usa di fronte al maggiore cambiamento in 40 anni per le politiche macroeconomiche. Il motivo è la combinazione degli elevati investimenti pubblici varati dall'amministrazione di Joe Biden in Usa (e non molto diversamente si stanno comportando i governi delle altre maggiori economie), in risposta alla crisi senza precedenti del Covid-19, con le politiche monetarie di allentamento. Combinazione che potrebbe creare condizioni simili, se non peggiori, rispetto a quelle registrate negli Anni 40 e 70 del precedente millennio. Ad alzare la pressione contribuisce il surplus di risparmi da 2.000 miliardi di dollari che i consumatori hanno accumulato nell'ultimo anno, quando molte aziende sono state chiuse e i viaggi sono stati in gran parte annullati.

Per Goldman invece l'inflazione è solo temporanea

Il risultato (ed effetti si vedono già nella crisi dei chip) sarà un eccesso di domanda destinato a spingere i prezzi al rialzo. “I consumatori spenderanno sicuramente almeno una parte dei loro risparmi quando le economie riapriranno. E questo rende molto reale lo spettro di un'inflazione guidata dai consumatori”, nota il team di ricercatori di Deutsche Bank capitanato da David Folkerts-Landau (chief economist e global head of research). Come nota la Cnbc, il parere del big tedesco non è condiviso a Wall Street. Non da Goldman Sachs, per esempio. Secondo Jan Hatzius, che in Goldman ha lo stesso ruolo di Folkerts-Landau in Deutsche Bank, ci sono solide ragioni a sostegno del carattere temporaneo dell'inflazione. Tra questa la fine delle indennità di disoccupazione in Usa (il blocco dei licenziamenti in Italia), che dovrebbe togliere pressione sui salari. Per questo Hatzius ritiene che la prudenza della Fed sia giustificata.

(Raffaele Rovati)