Il mercato bull continua a dominare Wall Street che ha visto, tra alti e bassi, anche settimana scorsa S&P 500 e Dow Jones Industrial Average segnare nuovi massimi storici. E in molti gridano all'imminente scoppio della bolla anche perché la tendenza rialzista è spesso guidata dal settore tecnologico (che pure ha subìto un duro sell-off di recente) e questo non può che riportare la memoria a un'altra bolla, sempre all'insegna del tech, e a un altro scoppio, quello delle dot-com (le società web), arrivato con l'inizio del millennio. Proprio la storia, però, secondo Goldman Sachs, dovrebbe insegnare che quella di oggi non è una bolla di cui avere particolarmente paura.

Per Goldman Sachs non ci sarà lo scoppio della bolla a Wall Street

In un ricco rapporto dal titolo Bubble Puzzle, l'istituto newyorkese ha analizzato l'attuale situazione dei mercati azionari paragonandola con di quelle più note del passato. Partendo addirittura dalla Tulipomania, la bolla dei prezzi dei bulbi di tulipani culminata nel 1636, in genere considerata la prima vera bolla speculativa della storia. Su tali basi per Goldman non ci sono dubbi. Uno dei primi indicatori è l'eccessivo apprezzamento, le valutazioni estreme degli asset. E Goldman riconosce che ci sono "sacche di esuberanza" e in alcuni casi anche rialzi eccessivi delle azioni. Il che, però, non è sufficiente a indicare che si stia formando una bolla più ampia e "sistemicamente pericolosa". Il recente apprezzamento dell'indice S&P 500, e in particolare nel settore tecnologico, per Goldman è certo impressionante ma non tutt'altro che estremo.

Le performance delle Big Tech sono sostenute dai fondamentali

E i rally delle Faamg secondo Goldman non sono segnali di speculazione. Se è pur vero che le bolle del passato hanno spesso avuto come caratteristica l'eccitazione per un particolare settore che ha portato alla concentrazione del mercato e le performance di Apple, Amazon.com e Microsoft (ma anche quelle delle altre due Big Tech Google e Facebook) sono il frutto di un periodo di trasformazione nella tecnologia non sono però le speculazioni a sostenerle bensì i fondamentali: si tratta infatti di aziende in grado di generare elevata liquidità e le metriche più osservate dagli investitori retail, come l'utile per azione, "hanno notevolmente superato quelle del resto del mercato". Perciò nonostante le costanti grida d'allarme, come quella di Pechino (decisamente di parte va detto), anche a fronte di "segnali di compiacimento e di accresciuto ottimismo nel mercato" i fondamentali insieme al fatto che ci trovi nella fase iniziale di un ciclo economico suggeriscono che siamo ancora molto lontani da un mercato bear.

(Raffaele Rovati)