Petrolio a 100 dollari? Eni e Saipem sono da comprare?

Petrolio Brent su forte resistenza, cosa faranno Eni e Saipem? Il future sul petrolio Brent si è spinto oggi fino a 75,30 dollari circa, arrivando a sfidare il massimo del 25 aprile 2019 a 75,60 dollari, riposizionandosi poi in area 74,55 dollari, in calo dello 0,5% circa rispetto alla seduta precedente. Una rottura decisa di area 75 sarebbe un segnale da non sottovalutare, ma fino a dove potrebbe spingersi il prezzo? 

Target a 100 dollari per il greggio

A sostenere le quotazioni del greggio sono le previsioni degli analisti: sia Goldman Sachs, sia Glencore, sia Bank of America e Trafigura iniziano a prendere in considerazione la possibilità di un ritorno del prezzo del greggio sulla soglia dei 100 dollari (magari non quest'anno ma nel 2022), su livelli che non si vedono dal 2014. Da un lato non ci sono attesi di significativi mutamenti sul fronte dell'offerta, come testimonia l'andamento della scorte Usa (scese nell'ultima rilevazione di più di 7 milioni di barili) dall'altro invece la continua revisione al rialzo per le previsioni di crescita dell'economia globale rende probabile un incremento della domanda. 

Jeremy Weir, CEO di Trafigura, ritiene che la carenza di offerta sarà  l'elemento che spingerà le quotazioni del greggio verso i 100 dollari al barile. Per Weir il rialzo non è un fenomeno da uno o due anni ma durerà un decennio, se non di più. 

Goldman Sachs vede rosa per il greggio

Secondo Jeffrey Currie, responsabile globale della divisione di ricerca sulle commodities di Goldman Sachs, "Nel breve termine, la nostra convinzione long più rialzista è di un petrolio Brent che, in media, si attesta a $80 al barile in questo terzo trimestre, con fiammate potenziali al di sopra di questa soglia. Probabilmente, la domanda globale è salita a 97 milioni di barili al giorno negli ultimi giorni, rispetto ai 95 milioni di barili al giorno di poche settimane fa, visto che gli Stati Uniti hanno passato il testimone all'Europa e ai mercati emergenti, dove perfino l'India inizia a mostrare miglioramenti".

Per Alex Sanna di Glencore Plc. sarà la mancanza di investimenti in nuovi giacimenti petroliferi e la carenza di fornitura causata dalla transizione energetica ad indurre oscillazioni rilevanti delle quotazioni del petrolio in futuro.

Le elezioni in Iran favoriscono il rialzo del petrolio

L'andamento delle elezioni presidenziali in Iran, dove ha vinto un conservatore (Ebrahim Raisi) potrebbe rendere più complicato il raggiungimento di un accordo sul nucleare con gli Stati Uniti e quindi una rimozione delle sanzioni, lasciando quindi sostanzialmente invariato il fronte dell'offerta. 

Eni, sopra area 10,70 interessante segnale di forza

Eni ha tentato di approfittare del rialzo del greggio poi è rimasta coinvolta oggi dalla debolezza generalizzata del mercato. Le quotazioni si sono spinte fino a 10,492 (chiusura di lunedì a 10,418) per poi flettere in area 10,38 euro. 

Oggi Bestinver ha confermato la valutazione "hold" con obiettivo nella fascia 9-10 euro. Eni, attraverso la partecipata Var Energi (Eni 69,85% e HitecVision 30,15%), ha annunciato una nuova scoperta olio/gas nella licenza di produzione PL027 nel Mare del Nord Meridionale (Norvegia). Il potenziale produttivo è di circa 10,000 barili di olio equivalente giorno per pozzo.

Sul fronte grafico si nota una fase laterale in sviluppo ormai da marzo. Solo la rottura decisa del lato alto della fascia a 10,70 circa fornirebbe un interessante segnale di forza capace di accompagnare i prezzi almeno fino a 11,54, lato alto del gap ribassista del 28 febbraio 2020. Sotto la base della fase laterale, in area 9,90, le quotazioni potrebbero scendere di 1 euro circa prima di trovare un nuovo supporto.

Saipem è in una situazione graficamente delicata

Anche Saipem dopo una partenza in positivo, massimo intraday a 2,176 euro a fronte di una chiusura ieri a 2,153 euro, è scivolato in rosso posizionandosi in area 2,13 euro. Le prospettive restano comunque buone, settimana scorsa Banca Akros ha confermato il rating "buy" con prezzo obiettivo a 2,80 euro. Saipem si è aggiudicata dalla Wintershall Dea Norge un contratto per la campagna di perforazione di sei pozzi con l'opzione di perforare pozzi aggiuntivi nel settore norvegese del Mare del Nord. Gli esperti di Akros ritengono che il contratto migliori la visibilità sul business della perforazione offshore e potrebbe suggerire una ripresa degli investimenti upstream.

Saipem è in una situazione graficamente delicata: i massimi del 4 giugno a 2,31 sono su una resistenza critica, il 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di febbraio. Senza la rottura di quei livelli il rimbalzo visto dal minimo di aprile rischia di essere solo una correzione temporanea. Sotto area 2,05 ci sarebbe da temere il ritorno in area 1,85/90, con il cedimento di quel supporto la discesa potrebbe protrarsi fino in area 1,50 euro. Oltre i 2,31 euro invece il titolo si guadagnerebbe la possibilità di salire a testare i massimi di febbraio a 2m716 euro. Resistenza intermedia a 2,45 euro.

(Alessandro Magagnoli)