Nonostante la concorrenza sul fronte del Covid-19 continui a crescere, Pfizer non ha dubbi di riuscire a essere la protagonista di questa battaglia. Il colosso farmaceutico newyorkese ha infatti migliorato da 13 a 15 miliardi di dollari la stima di ricavi generati quest'anno dal solo business dei vaccini. Abbastanza per alzare di 10 centesimi anche la guidance in termini di utile per azione. "Quello che è successo nelle ultime due settimane è che abbiamo visto l'approvazione di AstraZeneca in Europa e come ciò è stato percepito da alcuni Paesi europei, con alcune restrizioni sull'età", ha dichiarato a Barron's Albert Bourla, chief executive della big pharma Usa, prima ad arrivare sul mercato con il suo vaccino, sviluppato insieme alla tedesca BioNTech. La limitazione imposta prima dalla Germania e quindi dalla Francia per l'uso di quello della rivale AstraZeneca è ovviamente una buona notizia, dal punto di vista commerciale per Pfizer. Anche l'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha ribadito che il vaccino di AstraZeneca e University of Oxford resta preferenzialmente indicato "per la popolazione tra 18 e 55 anni e senza patologie gravi".

Il vaccino di Pfizer più efficace di quello di Johnson & Johnson

Anche la connazionale Johnson & Johnson, già in ritardo di un paio di mesi rispetto al primo vaccino, non sembra presentare una concorrenza preoccupante per Pfizer. "Abbiamo visto i risultati di J&J", ha sottolineato Bourla, riferendosi al fatto che il vaccino del gruppo del New Jersey sia efficace solo per il 66% nel prevenire il Covid-19 da moderato a grave a livello globale e per il 72% negli Usa. "Stiamo ottenendo un quadro molto migliore rispetto alla capacità di produzione di AstraZeneca e di Johnson & Johnson", ha inoltre aggiunto Bourla, che però non ha citato il fatto che a differenza del vaccino di Pfizer, e di quello di Moderna per altro, quello di J&J permette una gestione più semplice (può essere conservato in un normale frigorifero e rimanere stabile per almeno tre mesi) e non richiede una prima iniezione e un successivo richiamo ma è sufficiente una singola dose per l'immunizzazione.

La big pharma newyorkese nel trimestre delude però sui profitti

Nel frattempo Pfizer ha comunicato risultati per il quarto trimestre 2020 segnati da profitti netti per 594 milioni di dollari, 10 centesimi per azione, contro il rosso di 337 milioni, e 6 centesimi, del pari periodo del precedente esercizio. Su base rettificata l'eps è salito da 36 a 42 centesimi, a fronte di ricavi in progresso del 12% annuo a 11,68 miliardi di dollari. Il consensus di FactSet era invece per 50 centesimi e 11,48 miliardi rispettivamente. Tra i singoli business nei vaccini i ricavi sono saliti del 17% annuo, contro il 23% dell'oncologico e il 26% di quelli generati nel segmento delle patologie rare. Pfizer, che prevede per l'attuale esercizio ricavi compresi tra 59,4 e 61,4 miliardi di dollari (58,3 miliardi il consensus di FactSet), aveva chiuso in declino del 2,26% martedì al Nyse.

(Raffaele Rovati)