Nadef, il Pil corre, ferma l’inflazione

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza: Pil previsto in forte crescita, deficit in calo

Per il governo Pil 2021 al +6%

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla Nadef (Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza o Def). All'interno del documento sono contenute le nuove stime relative ad economia e conti pubblici che mostrano saldi di finanza pubblica migliori delle precedenti attese. 

Il Pil dell'anno in corso è visto in crescita del 6%, molto meglio del 4,5% ipotizzato ad aprile nel Def. Questo perchè nel primo semestre il Pil ha messo a segno un recupero superiore alle attese. Il primo trimestre si è infatti fermato ad un +0,2%, il secondo è arrivato ad un +2,7%. Le attese per il terzo trimestre sono di un ulteriore crescita del 2,2%. 

Nadef, deficit in riduzione al 9,4% del Pil

Il deficit scende nelle previsioni al 9,4% dall'11,8% che era stato stimato nel Def. Grazie all'andamento del Pil il suo rapporto con il debito pubblico dovrebbe scendere al 153,5% dal 155,6% dello scorso anno.

Il deficit nel 2022 dovrebbe calare poi al 5,6% per arrivare al 3,9% nel 2023 e al 3,3% nel 2024. 

L’inflazione è sotto controllo

Insomma, l'economia dell'Italia torna a correre, o perlomeno a camminare di buon passo, e questo aiuta i conti pubblici. L'inflazione secondo le previsioni non dovrebbe surriscaldarsi troppo: le attese sono per un +1,5% nel 2021, che dovrebbe diventare un +1,6% nel 2022, nuovamente +1,5% nel 2023 e +1,7% nel 2024.

Certo, stando a quanto emerso oggi riguardo l’inflazione c’è da sperare che le stime del governo risultino corrette, anche se qualche dubbio è lecito averlo. L'Istat ha infatti reso noto che nel mese di settembre si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e un aumento del 2,6% su base annua (da +2,0% del mese precedente), su massimi da ottobre 2012. L’“inflazione di fondo” invece, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici accelerano entrambe rispettivamente da +0,6% a +1,1% e da +0,5% a +1,2%.

L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,7% per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo. Per il momento comunque il problema della crescita dei prezzi è monitorato dalla Bce.

Secondo il numero uno della Bce, Christine Lagarde, "lo scenario di base della Bce rimane quello che prevede un tasso di inflazione (per l'area euro) inferiore al 2% nel medio periodo. Mentre l'inflazione potrebbe mostrarsi più debole delle attese nel caso in cui l'attività economica risentisse di un nuovo inasprimento delle restrizioni, ci sono alcuni fattori che potrebbero portare a una pressione sui prezzi superiore alle attese attuali". La Lagarde è comunque convinta che l'inflazione resterà al di sotto del target nel medio periodo".

Si riduce la pressione fiscale

Tornando alla Nadef nel 2021 la pressione fiscale dovrebbe fermarsi al 41,9% del Pil (-1% circa in meno rispetto all'anno precedente), nel 2022 si manterrà pressoché stabile, al 42%, mentre per gli anni seguenti è atteso un calo medio di circa 0,2 punti di Pil all'anno, fino a raggiungere il 41,5% del Pil nel 2024.

Secondo quanto si legge nella premessa al documento la politica di bilancio mirerà a ridurre il deficit strutturale e a ricondurre il rapporto debito/Pil intorno al livello precedenti la crisi entro il 2030.

La politica di bilancio resterà espansiva

Nella Nadef si spiega che "ipotizzando che il grado di restrizione delle attività economiche e sociali legato al Covid-19 si vada via via riducendo, l’intonazione della politica di bilancio resterà espansiva fino a quando il Pil e l’occupazione avranno recuperato non solo la caduta, ma anche la mancata crescita rispetto al livello del 2019. Si può prevedere che tali condizioni saranno soddisfatte dal 2024 in avanti".

All'interno del documento si chiarisce anche che a partire dal 2024, la politica di bilancio mirerà a ridurre il deficit strutturale e a "ricondurre il rapporto debito/Pil intorno al livello precrisi entro il 2030".

Per adesso il mercato del lavoro è stabile

Secondo i dati dell'Istat, nel mese di agosto 2021, rispetto al mese precedente, diminuiscono gli occupati e si registra un lieve calo dei disoccupati, a fronte di una crescita degli inattivi. La flessione dell’occupazione (-0,3%, pari a -80mila unità), osservata per gli uomini e in misura più accentuata per le donne, coinvolge dipendenti, autonomi e tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione scende al 58,1% (-0,2 punti). La lieve diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-0,2%, pari a -4mila unità rispetto a luglio) si concentra tra gli uomini, i giovani di 15-24 anni e gli ultra 50-enni. Il tasso di disoccupazione risulta stabile sia nel complesso (9,3%) sia tra i giovani (27,3%).

Prossima manovra da 22 miliardi?

Dai conti emerge uno spazio per la prossima manovra di 22 miliardi. La differenza tra deficit programmatico, del 5,6% del Pil, e tendenziale, del 4,4%, è infatti di 1,2 punti percentuali, equivalenti a circa 22 miliardi di euro. Dal momento che la legge di Bilancio che verrà presentata alle Camere entro il 20 ottobre non prevederà uno scostamento, queste sono le risorse a disposizione per le coperture previste dalla legge di Bilancio. 

Risorse che il governo ha già in mente come indirizzare: "Con la prossima Legge di Bilancio 2022-2024 sarà rafforzato il sistema sanitario nazionale, al fine di migliorare l’accesso alle cure e incoraggiare la prevenzione. Risorse aggiuntive saranno destinate ai rinnovi dei contratti pubblici e al rifinanziamento delle politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente, tra cui missioni di pace, taluni fondi di investimento e il rinnovo di alcune politiche in scadenza".

(Alessandro Magagnoli)