L'economia USA segna il passo nel primo trimestre, deludendo le attese di analisti ed economisti. Wall Street però non si fa travolgere da un dato così deludente. L'analisi delle varie componenti del PIL mette in evidenza elementi che potrebbero aver condizionato in modo transitorio il dato odierno.

USA: PIL inaspettatamente negativo nel primo trimestre

Sorpresa negativa per gli USA: in base alla stima preliminare il PIL statunitense nel primo trimestre è sceso dell'1,4% rispetto al semestre precedente. Il dato è in netta controtendenza con il consensus che era per una crescita dell'1,1%, comunque in netto rallentamento rispetto al +6,9% registrato nel quarto trimestre del 2021. Si tratta del primo segno negativo in quasi due anni. Nonostante la delusione il mercato azionario americano ha reagito con scioltezza, aprendo in netto rialzo per poi ridurre i guadagni ma restando in territorio positivo.

Wall Street tiene: ecco i motivi

L'analisi delle componenti del PIL può aiutare a spiegare il perché Wall Street non ha subito contraccolpi. L'elemento principale è il contributo della bilancia commerciale che ha pesato per ben il -3,2% sul dato complessivo. Il forte sbilancio è stato determinato dalla tendenza delle imprese ad accumulare materie prime, semilavorati e componentistica varia in vista delle tensioni geopolitiche che l'escalation Russia-Ucraina, poi sfociata in guerra, avrebbe determinato. Altri fattori negativi sono stati i problemi nella catena di approvvigionamento e nel reperimento di forza lavoro e l'inflazione.

PIL USA: inflazione e consumi in accelerazione

L'elemento confortante è che la domanda tiene, anzi accelera. La spesa per consumi, che rappresenta oltre due terzi del PIL si è attestata a +2,7% t/t, contro il +2,5% del quarto trimestre 2021. Questo nonostante le difficoltà poste dall'ondata invernale della variante Omicron e dalla crescita del prezzo dei beni per l'inflazione. A proposito, anche quest'ultima ha sorpreso gli economisti. Nel trimestre l'indice PCE (quello utilizzato dalla Fed come parametro per decidere le mosse di politica monetaria) ha fatto segnare un incremento dell'8,0% contro il +7,1% del trimestre precedente e il +7,2% del consensus.

(Simone Ferradini)