Si è concluso con piccole prese di beneficio un mese molto positivo per gli indici azionari occidentali, al termine di un anno passato quasi tutto al rialzo, specialmente nei primi nove mesi.

Gli indici principali hanno chiuso l’anno quasi tutti con performance a doppia cifra rispetto al già positivo 2020, dimostrando che la pandemia ha danneggiato la qualità della vita di quasi tutti gli abitanti del pianeta, ma non quella dei mercati azionari, che hanno approfittato della mastodontica operazione di illusione monetaria, messa in pratica dai governi, con l’esplosione del debito pubblico, e dalle banche centrali, che lo hanno finanziato con gli acquisti massicci di titoli di stato. In questo modo si è ipotecato il futuro delle giovani generazioni, attizzata una fiammata inflazionistica che sarà arduo spegnere, ma si sono gonfiate le vele degli indici azionari, con somma soddisfazione dei grandi patrimoni e dell’industria della gestione del risparmio.

Non sto a snocciolare le mirabili performance degli indici azionari, che hanno chiuso quasi tutti il 2021 vicino ai massimi storici o annuali, recuperando anche lo spavento Omicron di dicembre.

Mentre i contagi in Europa hanno toccato livelli mai visti durante tutta la pandemia, i mercati hanno ripreso le danze appena hanno capito che i sistemi sanitari avrebbero probabilmente retto all’ondata Omicron e consentito ai governi di evitare pesanti e generalizzati lockdown. Omicron è infatti molto più contagiosa delle precedenti, ma quasi benigna, specialmente per i vaccinati ed i bambini, poiché raramente arriva a colpire i polmoni ma si ferma alle vie aeree superiori, provocando soprattutto raffreddori. Questi sono magari fastidiosi, ma non certo drammatici come le polmoniti del primo Covid.

Wall Street ha così fatto nuovi massimi storici con l’indice principale SP500 subito dopo Natale e nelle sedute successive ha alzato l’asticella fino a quota 4.809 punti, toccata nella penultima seduta dell’anno. Curiosamente, però, non è ancora riuscita a chiudere una seduta al di sopra di 4.800, sebbene per tre volte abbia superato questa soglia psicologica.

Così l’ultima seduta dell’anno, venerdì di San Silvestro, le prese di beneficio hanno riportato l’indice indietro fino a 4.766, realizzando quel pullback che mi attendevo. 

Il fatto che il mercato non sia stato in grado di proseguire fino all’area 4.830-4.850 senza pullback ci costringe a prolungare l’attesa per il raggiungimento di quell’area compresa tra 4.900 e 5.000, che resta l’obiettivo finale dell’onda III di lungo periodo.

Resto convinto che l’onda rialzista partita il 20 dicembre si completerà con il raggiungimento nelle prossime sedute dell’area 4.830-4.850. Per mantenere immutate, anche se un po’ rallentate, le aspirazioni dell’indice a raggiungere le vette ambiziose vicino a quota 5.000, è però fondamentale che l’area 4.700 non venga sfondata, ma faccia da supporto, permettendo lo sviluppo del prossimo impulso. 

Le cose cambierebbero in peggio in caso di violazione di 4.700, che per ora nulla indica come probabile. 

Permanendo il contesto rialzista, anche l’azionario europeo potrebbe beneficiare del traino USA, come al solito, e raggiungere finalmente, con l’indice Eurostoxx50, il massimo del 2021 a quota 4.415 entro il mese di gennaio.