Ieri, dopo quattro sedute consecutive di rialzo, l’indice SP500… ha fatto la quinta.

Ha esteso ancora il recupero dai minimi del 13 ottobre ed ha portato a 190 i punti di rimbalzo (il 4,4%) ed ha superato anche lo scoglio psicologico dei 4.500 punti, fermandosi alla chiusura della seduta di ieri a quota 4.520 punti (+0,74%), a soli 26 punti dal massimo storico.

La reazione dai minimi della scorsa settimana è stata così violenta e continua da creare ben 3 gap rialzisti tra queste 5 candele (l’ultimo proprio ieri), senza che sul grafico a barre giornaliere si veda ancora alcun accenno di pullback.

È vero, come ho fatto notare nei giorni scorsi più di una volta, che il completamento della figura di inversione rialzista (testa e spalle rovesciato), costruita da metà settembre a metà ottobre, proietta l’obiettivo da raggiungere in area 4.570, circa 25 punti al di sopra dell’attuale massimo storico.

Ma è anche vero che non richiede che si raggiunga l’obiettivo tutto d’un fiato, alla velocità di Marcel Jacobs.

Anzi, è proprio la mancanza di pullback a mantenere in piedi qualche sospetto. Detto in modo semplice, i rimbalzi troppo forti e senza pullback, alla fine di una significativa correzione, spesso sono movimenti che non producono l’inversione di tendenza, ma solo la “correzione della correzione”, con il risultato che la successiva onda ribassista magari si rimangia tutto il rimbalzo.

Provo ad essere più rigoroso, ma per farlo ho bisogno di tirar fuori l’analisi delle Onde.

La correzione autunnale deve ancora dimostrare di essere finita, anche se ogni giorno in più passato sopra il minimo del 13 ottobre ne aumenta le probabilità.

Il movimento di rimbalzo dai minimi autunnali di SP500 potrebbe ancora essere classificato come quello finale di una onda B rialzista e correttiva della precedente onda A, che si sarebbe sviluppata dal massimo del 2 settembre fino al minimo del 4 ottobre di 4.279. Il successivo rimbalzo potrebbe essere appunto solo l’onda B, la quale correggerebbe al rialzo il movimento impulsivo ribassista dell’onda A e, in tal caso, sarebbe seguita dall’onda C, nuovamente impulsiva e ribassista che avrebbe il compito di tornare almeno dalle parti dei minimi dell’onda A.

Questa ipotesi può venire accantonata solo se il movimento attuale si toglie i panni di movimento correttivo e diventa impulsivo. Per diventare impulsivo deve svilupparsi con 5 onde di grado minore (quelle dispari rialziste e propulsive, quelle pari ribassiste, ma correttive, cioè non in grado di rompere i minimi dell’onda precedente). Finora il rimbalzo dai minimi di inizio ottobre ci fa vedere bene solo 3 onde. Perciò non può ancora essere definito impulsivo. Per ora non può, ma potrebbe diventare tale nei prossimi giorni. Occorre che ora l’indice faccia un movimento ribassista, il quarto, piuttosto evidente, ma che non si estenda troppo in basso. Diciamo che dovrebbe far scendere l’indice SP500 almeno a quota 4.400 circa, ma non sotto 4.330. Poi occorre che il rimbalzo seguente riesca a ritornare sopra i massimi da cui è partito il movimento ribassista. 

Se constateremo questa successione di eventi, avremo un movimento impulsivo. E, siccome l’onda B non può essere impulsiva, dovremmo dedurre che la correzione è finita già ai minimi del 4 ottobre e che il movimento di 5 onde che si è sviluppato da allora è già l’onda I di (5), cioè il primo dei 5 step che ci porteranno dalle parti dei 5.000 punti con il rally di fine anno e magari con l’appendice nei primi mesi del 2022.

Perciò assume importanza decisiva la natura del movimento di pullback ribassista che ci attendiamo ora. Se sarà evidente, ma correttivo, e si fermerà sopra 4.330, allora sarà occasione di acquisto per la partenza del rally di fine anno.

Se sarà impulsivo e sfonderà 4.330 con 5 onde, mi aspetto il ritorno dalle parti di 4.280.

E soprattutto, sino a quando non vedremo il pullback e lo potremo esaminare, non possiamo togliere dal piatto la possibilità che questa sia ancora solo l’onda B e che possa essere seguita da una dirompente onda C ribassista. E questo dubbio rimarrebbe anche se oggi venissero superati i massimi storici. 

Perciò, paradossalmente, sarebbe molto meglio che in questi giorni l’indice scendesse, per farci vedere questa benedetta quarta onda che ci risolverebbe il dilemma. Del resto, già si vedono forti eccessi rialzisti molto pronunciati sui grafici orari.