La fine di agosto si preannuncia frizzante per i mercati. Questa settimana, infatti, si terrà il vertice a Jackson Hole tra i maggiori banchieri centrali, tra cui Jerome Powell e Christine Lagarde, i quali affronteranno un gran numero di questioni, talune di natura squisitamente economica – tapering e quantitative easing su tutto – altre fatte di delicati equilibri nei rapporti tra USA ed Europa, specie in seguito al caos afgano. 

In questa situazione di estrema incertezza, acuita dall’incognita Covid-19, Wall Street presenta i suoi indici principali in prossimità dei massimi storici, con variazioni anno su anno notevolmente positive: S&P500 +30.76%; Dow Jones +25.74%; Nasdaq +30.66%; Russell 2000 +39.46%. 

Tutti molto tonici, tutti molto a rischio storno, come si vedrà fra poco. Prevedendo qualche presa di profitto per l’investitore accorto o una sostanziale stasi per quanti non avessero operato in precedenza, proviamo ad analizzare il mercato statunitense tout court, andando poi a individuare quattro aziende che potranno performare molto bene e battere i rispettivi indici di riferimento. 

Ne abbiamo scelti due del Nasdaq, utilizzato come riferimento assoluto, e due del NYSE

Il mercato è in bolla? 

Le voci autorevoli e non che preconizzano (non da poco) un crollo del mercato e, soprattutto, del Nasdaq sono molte. Eppure, il motto “stocks always go up”, coniato e utilizzato soprattutto dai millanials del subreddit wallestreetbets e compagnia, sembra non allontanarsi molto dalla realtà se si guarda alla progressione straordinaria del Nasdaq

Dal marzo scorso 2020, infatti, l’indice ha più che raddoppiato il suo valore e le pochissime fasi di consolidamento o flessione sono state sfruttate dagli investitori per i classici “buy the dips” con ritorni da favola. La situazione vale per tutti gli altri indici americani, anche se il listino tecnologico è stato negli ultimi due anni quello più foriero di soddisfazioni. 

Tuttavia, alcuni indicatori abbastanza significativi suggeriscono un po’ di prudenza, se non proprio il “sell the rips”, foss’anche per incominciare un’accumulazione da livelli più umani rispetto ai massimi storici. 

Partiamo anzitutto dalla media mobile sui 125 giorni, un primo semplice dato per verificare quanto l’indice sia oltre le attese. Ebbene, come si può facilmente vedere nel grafico qui sotto, il Nasdaq è oltre il 7% oltre la media: trattasi di una situazione abbastanza tipica negli ultimi due anni, anche se suggerirebbe un primo storno di 1000 punti, ove è presente un importante supporto, ivi calcolato attraverso il quadrato di Gann

Quanto alle opzioni, si segnala che nelle ultime cinque sessioni, l’acquisto di call ha ecceduto di quasi il 50% le put: eppure il numero di investitori che scommette contro il mercato è in costante aumento e ha toccato, nelle ultime settimane, un picco che supera di molto la media degli ultimi due anni. Questo sta a significare che molti investitori puntano ora su uno storno, visto come imminente. 

Altro dato interessante concerne il rapporto tra acquisto di azioni e obbligazioni, in netto calo rispetto al passato. In altri termini, gli investitori palesano una minore attitudine al rischio e virano sulla (noiosa) sicurezza delle obbligazioni per evitare possibili sorprese. 

Niente da rivelare, invece, sul VIX, soprannominato l’indice della paura, benché sia probabile una sua fiammata già questa settimana. 

Quindi sì, il mercato è in bolla e, con la stagione degli earnings agli sgoccioli, le tesi ribassiste sopravanzano di non poco le possibilità di ulteriori massimi. 

Quando acquistare Apple? 

Tra i cinque titoli da acquistare a settembre non può mancare la regina delle aziende tech, Apple (AAPL). A deporre a favore del colosso di Cupertino ci sono dati favolosi: la capitalizzazione veleggia attorno ai 2.5 trilioni, il rapporto prezzo utile è sostenibile (circa 29), i ricavi sono sempre stellari e la variazione anno su anno è molto indietro rispetto al Nasdaq, attestandosi a un +19.15%

In considerazione di ciò Apple è un titolo economico, nonostante si trovi in prossimità dei massimi storici. Tuttavia, se si è già comprato a prezzo di saldo, sarà bene prendere ora i profitti e reinvestire più tardi, giacché Apple storicamente scarica alla presentazione dei nuovi prodotti, per risalire più tardi

Una strategia prudenziale ci suggerisce di comprare a mani bassi dopo ottobre o perlomeno in seguito alla conferenza dedicata agli iPhone, che si terrà presumibilmente a metà del prossimo mese.

Interessante è dunque vedere il prospetto storico delle azioni Apple a settembre:

  • Nel settembre del 2013 il titolo ha registrato un -2.15%;
  • Nel 2014 -1.71%, come piccolissimo ritraccio di una cavalcata poderosa dei mesi precedenti; 
  • Nel 2015 -2.18%; 
  • Ben +6.88% nel 2016, come contrapposizione però a un anno difficile, in cui il prezzo ha conosciuto pericolose discese; 
  • Rosso fuoco, a -6.02%, il settembre 2017; 
  • Orsi in lieve prevalenza nel 2018, -0.83%;
  • Eccezione il 2019, a +7.30%, quando Apple era diventata leader ancor più indiscussa del settore della telefonia mobile; 
  • Terribile -10.25% l’anno scorso, dopo un recupero straordinario dai minimi causati dal Covid-19. 

Insomma, negli ultimi otto anni, solo due volte il titolo è stato verde ed è dunque statisticamente probabile che la tendenza continui. Tuttavia, con l’arrivo dell’inverno, indipendentemente da eventuali lockdown, Apple ruggirà ancora, con conti sempre spettacolari

L’unico, paradossale problema è l’eccesso di liquidità: un bellissimo problema, si penserà, ma per far crescere ancora un gigante di quelle proporzioni ci vogliono investimenti ingenti. Che Apple, a dire il vero, si è sempre mostrata riottosa a fare, come dimostra la non acquisizione di Netflix, di cui si vocifera con insistenza prima della definitiva consacrazione dell’azienda di Los Gatos. 

Sarebbe stato un colpaccio, vista l’espansione senza precedenti del leader dello streaming mondiale, ma Apple è più avvezza all’acquisto di piccole-medie imprese, con rare eccezioni

D’ogni modo, si consiglia caldamente di comprare azioni Apple da fine ottobre. 

Amazon è da comprare? 

Grandi notizie: Amazon (AMZN) è in saldo. Contrariamente ai titoli FAANG+T, il colosso dell’e-commerce segna un -2.58% anno su anno, in parte condizionato dall’uscita del big boss Jeff Bezos

I ricavi restano straordinari, anche se il rapporto prezzo/utile a 55.77 è un po’ altino. Il quadro tecnico, comunque, ci inviterebbe a un acquisto addirittura immediato, senza attendere le temperature più basse, la voglia di ricevere i pacchi Amazon a casa e i timori per altri lockdown. 

Infatti, il gap down creatosi in seguito alle presentazioni degli utili non è stato ancora colmato ed è invece proseguita una discesa ininterrotta, tanto da spingere il titolo, come detto, su territorio negativo. Il ventaglio di Gann, poi, ci suggerisce il raggiungimento di un livello supportivo importante e solo la sua violazione farebbe pensare a una discesa più profonda. 

Anche in caso di storno sull’indomito Nasdaq, Amazon è attualmente già scontato e rappresenta una ghiotta occasione di acquisto. Si può comprare anche ora, senza neanche prestare alle riflessioni presentate all’inizio di questo articolo e tenere fino a quando il gap non sarà definitivamente colmato, nei pressi di zona 3600. Da là sarà bene incominciare a prendere profitto.

La Cina è contro Alibaba? 

In fortissimo sconto è anche Alibaba (BABA), quotato sul NYSE, in condizioni però ben diverse da Amazon. Sul colosso guidato da Jack Ma, così come su molte altre big tech cinesi, si sta abbattendo la scure del Dragone, a causa soprattutto delle indagini della Cyberspace Administration of China che contesta la protezione dei dati personali, di cui il governo stesso vuole essere unico depositario. 

Inoltre, la nuova legge sulla privacy sul web, teoricamente a favore dei consumatori cinesi, è parsa a molti uno strumento di rivalsa del governo contro i nuovi miliardari: in sostanza, con questa straordinaria quantità di ricchezza l’amministrazione cinese teme di dover far fronte alla richiesta di maggiori libertà e a una mentalità sempre più internazionale e meno sinocentrica. 

Nonostante ciò, il sell-off dei giorni scorsi, che è andato a esacerbare una situazione già complicata per le azioni, è parso come una reazione troppo violenta a una legge che entrerà in vigore a novembre e che dovrebbe inficiare solo in maniera indiretta sugli affari di Alibaba. L’azienda soffre anche il pesante storno dell’indice cinese e i molteplici problemi interni l’hanno vista cedere di oltre il 50% dal massimo del novembre 2020

Il trend è fortemente negativo e la variazione anno su anno segna un allarmante -40.57%. Tuttavia, mantenere i due livelli di supporto, 157 (cioè dove siamo ora) ed eventualmente 151, potrebbe dare inizio a un’insperata riscossa, si spera sostenuta da politiche più accomodanti da parte di Pechino. 

Così come Amazon, le azioni Alibaba vanno comprate adesso, ma con qualche prudenza in più: poche azioni subito e nuovi acquisti in caso di raggiungimento della soglia dei 151. I rischi sono ben visibili, ma correre l’alea può dare soddisfazioni. 

Pfizer è meglio di Moderna?

L’azienda farmaceutica Pfizer (PFE), quotata sul NYSE, produce dosi di vaccino anticovid a rotta di collo e li distribuisce in tutto il mondo con ottimi profitti. Ha pure aumentato i prezzi del 10% per l’Europa, cosicché l’azienda si garantisce ulteriori introiti, essendo riuscita certificare l'efficacia contro le varianti, al netto di effetti collaterali apparentemente minori rispetto ai vaccini classici.

Il testa a testa in borsa con Moderna sembra però appannaggio dell’azienda farmaceutica con sede in Massachusetts, che fa parte comunque del Nasdaq: anno su anno Pfizer segna un +32.18%; Moderna +476.34%. 

Eppure i ricavi di Pfizer sono molto più consistenti, trattandosi di un’azienda farmaceutica non “one-trick pony” (produce viagra), e i due vaccini sono pressoché sovrapponibili, anche nell’immaginario collettivo (al contrario, ad esempio, del vituperato Vaxzevria, comunemente noto come AstraZeneca). 

In considerazione di ciò, il titolo farmaceutico più caldo del momento è il gelido Pfizer che risulta in saldo rispetto al competitor tutto americano.