Tutti pronti per l’opa spagnola. Con la benedizione del consiglio di amministrazione di Retelit, il fondo spagnolo Asterion, prepara il terreno all'offerta da 2,85 euro ad azione: entro fine anno potrebbero passare nelle mani di Jesús Olmos Clavijo, che insieme a Winnie Wutte e Guido Mitrani ha fondato il fondo infrastrutturale iberico, ben 16 mila chilometri di fibra ottica che connettono 200 città in Europa, 1.430 torri di telecomunicazione e 19 data center di proprietà (1 in Austria, il resto in Italia). Mica briciole… Anche perché l’offerta lanciata su circa 117 milioni di titoli vale oltre 333 milioni di euro e avviene in un contesto tutto particolare.

Retelit, un anno speciale

La tragedia del Covid ha spesso gonfiato i bilanci delle società di telecomunicazione, per un motivo banale, se non sei in remoto, non c’è contagio e via di smartworking, di e-commerce e così via. Tutta roba che viaggia sulle fibre di TIM, Open Fiber e anche di Retelit. Senza considerare l’industria 4.0 et cetera… Ma per Retelit, che ha chiuso un 2020 in prepotente ascesa ci sono altri motivi e in particolare un’importante campagna acquisti. Ironia della sorte, come spesso accade, compra qua e compra là, finisci nel mirino.

Era ancora l’ottobre 2019, quando Retelit annunciava l’acquisizione di PA Group, gruppo udinese dell’ICT fondato da Ennio Baracetti con oltre 600 professionisti e 8 mila clienti (in dote anche un server ed expertise nell’area dei system integrator). A 7,4 volte l’ebitda, PA Group è stato pagato circa 71 milioni di euro, non pochi per Retelit, che ha finanziato l’operazione con esposizioni bancarie. 

A est guardava anche la successiva acquisizione della Brennercom di Bolzano, un leader trentino e sull’asse Monaco-Tirolo-Milano. È costata 58,1 milioni di euro (EV a 65 mln, cioè 7,5 volte l’ebitda). Qui lo scambio azionario è stato più rilevante perché ha portato la Athesia dell’onorevole Michael Ebner (Südtiroler Volkspartei) al 5,13% del capitale di Retelit e nel consiglio di amministrazione della società. Oggi è oltre l’8,2% del capitale di Retelit. Per chiudere l’operazione con Brennercon servirono però un bel po’ di azioni di Retelit da darle in parte come corrispettivo, al punto che la RDS (Retelit Digital Service), una controllata della stessa Retelit, decise di lanciare un’opa sul 7,23% del capitale della controllante. Quelle azioni sono valutate 1,78 euro l’una, ma solo dopo aver fatto un primo tentativo a un prezzo più basso (1,60 euro), il nuovo valore di questa opa è complessivamente di circa 21,13 milioni di euro. Gli accordi con Brennercom prevedevano che una polposa quota del corrispettivo di 15 milioni di euro fosse pagata in azioni Retelit (a 1,78 euro l’una) e così è. L’editore di Alto Adige e L’Adige è socio di minoranza di un colosso delle telecomunicazione sempre più grande.

D’altronde Retelit era già finita sulle pagine di quotidiani nazionali. Il caso Conte ne aveva fatto parlare in Parlamento e nel governo. Fa i maggiori soci del recente passato di Retelit c’era infatti la Fiber 4.0 del discusso finanziere Raffaele Mincione, c’era la tedesca Axxion e anche, da molti anni, il Lptic (media company di stato libica). 

Proprio la vendita delle quote di Mincione, un corposo 13,86% di Retelit, ha aperto la porta agli spagnoli di Asterion. Fu infatti il loro Marbles a firmare con Athena, Oak Tree e Pilota l’acquisto delle quote della tlc italiana. In pratica Marbles versò 93 milioni di euro per il 24,1% di Retelit in mano a Mincione e Axxion diventando il primo azionista del gruppo e ponendo le basi per l’opa che scatterà a breve. Ma poi questi spagnoli che investono più di 400 milioni di euro in una società italiana di telecomunicazioni chi sono?

Retelit, ma chi è Asterion?

La prima cosa che viene da dire è che sono ricchi. Il loro primo fondo aveva raggiunto 1,1 miliardi di euro, il secondo ha appena toccato i 925 mln e punta a 1,35 mld. Nel portfolio hanno già le 630 torri di Axion in Spagna (investimento dello scorso gennaio), la fibra spagnola di Cableworld e altro ancora, fra energia e tlc. Spicca il nome italiano di Sorgenia che hanno rilevato con F2i (questa ha il 72,4% e Asterion ha il resto), parliamo di un gruppo da 4,8 GW di potenza installata che sarebbe stato valutato, secondo i rumors precedenti l’annuncio del closing, circa un miliardo di euro.

Retelit: ma come va l’azienda?

La società guidata da Dario Pardi (presidente) e Federico Protto (ad) ha vissuto un anno 2020 assai movimentato, non soltanto per il Covid. Le operazioni PA Group e Brennercom hanno catapultato il totale di ricavi e proventi operativi da 82,3 a 165,2 milioni di euro, praticamente un raddoppiamento del giro d’affari che ha incrementato di circa il 50% l’utile, da 10,87 a 15 milioni di euro. La crescita per linee esterne ha però avuto un costo in termini di debito e Retelit è passata da una PFN positiva per 3,3 milioni a una negativa per 126,89 milioni di euro. Il patrimonio regge a 179,2 milioni (163,3 un anno prima), ma il balzo del debito bancario per finanziare le acquisizioni si è sentito, al punto che tra le condizioni dell’opa di Asterion c’era quella relativa ai contratti di finanziamento. Le banche dovevano garantire la rinuncia alla richiesta di un rimborso anticipato di ben 156,2 milioni di euro a seguito del cambio di controllo. Come il cda, anche gli istituti di credito hanno benedetto l’operazione e quindi la rinuncia ha completato il puzzle di Madrid.

Opa Retelit, un’ultima incognita

C’è però un’ultima incognita che potrebbe sopravvivere al delisting di Retelit, un’incognita europea. Lo scorso 10 agosto 2020 Eurocable, un’associazione di colossi UE dei cavi in fibra (circa il 25% della produzione europea), ha infatti denunciato alla Commissione Europea il rischio di dumping cinese sulle materie prime dei cavi, ossia sulle fibre di vetro. In poche parole, secondo l’accusa, un confronto tra i costi di produzione e di vendita e i prezzi effettivi dell’export cinese in Europa di queste fibre di vetro mostrerebbero una distorsione e in particolare sarebbe problematico il controllo diretto o indiretto del governo cinese delle imprese che producono queste materie prime in Cina, così come andrebbero a danno della concorrenza i capitoli salari ed elettricità. La Commissione UE ha aperto un’istruttoria.
I fornitori cinesi sotto accusa sono grandi nomi del settore come Yangtze Optical FC, Futong, Hengtong Group e Fiberhome.
Retelit sarebbe tra gli acquirenti, in ampia compagnia (da Vodafone a Sirti passando per Open Fiber e colossi come Orange e Deutsche Telekom).
A puntare l’indice, oltre a Prysmian, Nexans, Corning e altri ancora. Secondo loro, fino a un quinto della fibra installata in Europa nel 2019 sarebbe di origine cinese. 

I rischi? Se la Commissione UE rilevasse delle irregolarità potrebbe imporre dei dazi nel giro di 8 mesi (appesantendo inevitabilmente i costi delle compagnie, Retelit compresa), ma l’indagine potrebbe anche superare i 15 mesi e, vista la mobilità di Retelit, a quel punto sarebbe probabilmente tutto un altro contesto.

Retelit: l’offerta parte dopo qualche incertezza

L’opa di Asterion su Retelit alla fine si presenta al mercato. C’era stata una sospensione dei termini istruttori da parte della Consob il 23 giugno, ma l’8 luglio è arrivato il via libera al prospetto dall’Authority. Il periodo di adesione partirà il 26 luglio e terminerà il 10 settembre. Il prezzo di questa offerta d’estate è, come detto di 2,85 euro per un totale di 333 milioni di euro messi sul piatto. 

La fairness opinion di Lazard, che ha supportato il board nella valutazione della proposta, giudica il prezzo sostanzialmente congruo. Il confronto con i peer restituisce un EV/EBITDA mediano di 9,5x per le infrastrutture tlc e di 8,7x per i servizi IT: in soldoni un range tra 2,58 e 3,03 euro. Le precedenti operazioni restituiscono multipli 9,3x (EV/EBITDA) per le tlc e 9,0x per i servizi IT, ossia una forchetta tra 2,03 e 2,37 euro. I premi mediani sono stati rilevati tra il 18,3 e il 28,5%
I premi incorporati dai 2,85 euro della proposta di Asterion spaziano invece dal 10,7% sul giorno precedente l’annuncio (28 maggio 2021) al 30,3% della media ponderata degli ultimi 12 mesi precedenti. In queste ore il titolo a Piazza Affari quota proprio a 2,85 euro. 

Dopo le tormentate vicende degli ultimi anni, che hanno visto comunque il gruppo Retelit crescere, nonostante i cambi di proprietà e perimetro, il dossier potrebbe dunque chiudersi in mani spagnole, con un addio alla Borsa e forse con nuove avventure fuori dal mercato. Con le telecomunicazioni è facile prevederlo.

(Giovanni Digiacomo)