Il brutto scherzo giocato dagli indici azionari USA a quelli europei nella seduta di mercoledì, quando si sono messi a scendere a rotta di collo proprio quando le borse d’Europa avevano appena abbassato la saracinesca, ha reso molto cauti e con le orecchie basse i mercati europei per tutta la giornata di ieri. Quando gli indici americani hanno ritentato un nuovo rimbalzo non si sono fidati ed hanno chiuso la seduta in calo piuttosto pesante, togliendo dalle quotazioni gran parte del calo che Wall Street aveva fatto il giorno prima, dopo la chiusura europea.

Così la seduta di ieri ha fatto vedere risultati simmetrici rispetto alla precedente. Se mercoledì abbiamo avuto un forte rimbalzo europeo ed un calo americano, ieri abbiamo visto l’opposto, con un forte ribasso europeo ed un rimbalzo americano. Eurostoxx50 ha chiuso con -1,7%, guidando tutti i principali indici europei a perdere ben oltre un punto percentuale. L’indice americano SP500 ha invece messo a segno un significativo rimbalzo (+1,42%), a metà tra il recupero assai più incerto del Nasdaq100 (+0,71%) ed il rabbioso salto in alto dell’indice delle small cap Russell2000 (+2,54%), che prima di ieri aveva accumulato un ribasso di quasi -13% in meno di un mese. 

In questo modo le due sponde dell’Atlantico si sono un po’ riallineate, anche se nell’ultima ventina di sedute abbiamo visto una evidente perdita di forza dell’azionario europeo rispetto a quello americano.

I movimenti di ieri non eliminano l’incertezza e la perplessità accumulate nelle ultime sedute molto volatili. Anzi li vedrei come espressione proprio del nervosismo crescente da parte degli investitori. La defaillance dell’azionario USA nella seduta di mercoledì è stata un brutto goal subito dalla strategia “Buy the Dip”, cioè l’abitudine di comprare sulle fasi di debolezza, quando l’indice arriva a contatto con la media a 50 sedute. In questo 2021 aveva funzionato a gennaio, marzo, maggio, giugno e luglio, ed aveva fallito solo a settembre. Ieri i compratori sono riusciti a pareggiare in fretta il goal preso mercoledì, riportando l’indice leggermente al di sopra della media a 50 sedute, con la chiusura a 4.577. Ma per vincere la partita direzionale ed imporre il rally di fine anno occorre superare, preferibilmente in fretta, l’ostacolo difficile, cioè il massimo di mercoledì di 4.653 punti, che è ancora piuttosto lontano, anche per la volatilità di questi giorni.

La partita si presenta dunque molto aperta a tutti gli scenari: dal ripristino dell’impostazione rialzista andata in crisi nella seconda parte di novembre, all’ulteriore affondo ribassista per concludere la correzione più in basso.

Per far decidere ai mercati il percorso futuro abbondano le variabili che dovranno essere soppesate. Quelle che potrebbero aiutare sono: la stagionalità, che vorrebbe il rally di fine anno; la ottima tenuta dei mercati asiatici, che non si sono fatti impressionare dalle incertezze americane, né dal nuovo crollo delle vendite di abitazioni in Cina (-38% in novembre); il fatto che i sintomi prodotti dalla variante Omicron vengano contrastati dagli attuali vaccini, con sollievo per le strutture sanitarie

Ma non mancano le fonti di preoccupazione. Riguardo al virus, la ormai certificata maggiore contagiosità di Omicron rispetto alle precedenti varianti e la scarsa capacità dei vaccini di evitare il contagio. Non è ancora chiara la letalità della nuova variante. Mentre, come ho scritto prima, pare che sui vaccinati i sintomi siano quasi sempre lievi, sui non vaccinati stanno emergendo complicazioni paragonabili a quelle delle precedenti varianti. Perciò resta il capestro di possibili inasprimenti di regole su spostamenti e accessi, per convincere i no-vax a cedere, ma in grado di penalizzare l’economia.

Vi è poi la preoccupazione sull’inflazione di novembre, che potrebbe mostrare nuove forti salite e sull’accelerazione del tapering da parte della FED, che potrebbe impattare sui rendimenti, penalizzando l’azionario (soprattutto il settore tecnologico).

Insomma: potrebbe proseguire l’incertezza senza che venga presa una decisione dai mercati. Oppure potremmo stasera andare a dormire ottimisti e lunedì risvegliarci pessimisti. O magari il contrario. 

Avendo elencato che tutto potrebbe succedere, sono certo di non sbagliare l’analisi.