Il conto finale della pandemia sul turismo globale? Potrebbe superare i 4.000 miliardi di dollari. Perdite colossali che emergono da un rapporto pubblicato congiuntamente da due agenzie dell'Onu, la World Tourism Organization (Unwto) e la Conference on Trade and Development (Unctad), e che smorza i facili entusiasmi. Secondo Unwto e Unctad, infatti, il settore per tornare ai livelli prepandemici del 2019 dovrà aspettare fino al 2023. Prospettiva fosca che, ovviamente, non è omogenea per tutto il mondo. E a fare da discrimine sulla velocità della ripresa saranno i programmi di vaccinazione.

Non prima del 2023 la ripresa del turismo dalla pandemia

Già. Il vaccino. In novembre, era bastato l'annuncio dell'efficacia di quello sviluppato da Pfizer e BioNTech per ridare fiato, per lo meno in Borsa, alle aziende dei settori più colpiti dalla crisi del Covid-19, quelli di ristorazione, intrattenimento e turismo appunto. In marzo, poi, Ryanair scommetteva sul fatto che l'estate 2021 avrebbe visto il ritorno del viaggio verso le mete turistiche. E in parte così è stato e sarà. Tuttavia, e proprio il caso della Gran Bretagna (alle prese con la variante Delta) lo evidenzia, il liberi tutti è direttamente legato al successo dei piani vaccinali e alle percentuali di immunizzazione della popolazione.

Ripresa turismo dalla pandemia legata a piani vaccinali

E infatti, sottolinea Sandra Carvao, responsabile della market intelligence per la Unwto, sarà una "ripresa molto diversificata", per regioni ma anche per singoli Paesi. Il Digital Covid Certificate della Ue, aggiunge Carvao, rappresenta a oggi l'unica armonizzazione regionale. Se in generale c'è ottimismo per il mondo occidentale, Europa ma anche Nordamerica, la situazione è tutt'altro che rosea nel resto del mondo. "Vediamo per esempio che l'Asia-Pacific è ancora una delle regioni più chiuse al mondo in questo momento. La maggior parte dei confini nei Paesi sono totalmente chiusi o con restrizioni significative", ha spiegato Carvao.

Più colpita l'Asia-Pacific e Paesi come Thailandia e Turchia

Paesi come la Thailandia o la Turchia, che contano sui turisti stranieri per rilanciare la loro economia, sentono l'impatto più duro. E il crollo del turismo minaccia anche settori strettamente collegati come alimentare, retail, comunicazioni e trasporti. Nel complesso il crollo del turismo ha portato a un aumento medio del 5,5% della disoccupazione per i lavoratori non qualificati, in molti case donne e giovani. "Il turismo è un'ancora di salvezza per milioni di persone e promuovere la vaccinazione per proteggere le comunità e sostenere il riavvio sicuro del turismo è fondamentale per il recupero di posti di lavoro e la generazione di risorse tanto necessarie, specialmente nei Paesi in via di sviluppo", ha dichiarato il Zurab Pololikashvili, segretario generale della Unwto.

Il turismo è tornato agli Anni 80 con la pandemia 

Secondo il rapporto le perdite per il settore del turismo registrato a livello globale nel 2020 sono state pari a 2.400 miliardi di dollari. Tre gli scenari ipotizzati da Unwto e Unctad per il 2021, con crolli degli arrivi di turisti compresi tra il 63% e il 75% e ulteriori perdite del Pil, rispetto al 2019, tra 1.700 e 2.400 miliardi di dollari. "Per il turismo internazionale siamo sui livelli di 30 anni fa, quindi sostanzialmente siamo tornati agli Anni 80. Molti mezzi di sussistenza sono davvero a rischio", ha affermato Zoritsa Urosevic, rappresentante dell'Unwto presso l'Onu.

(Raffaele Rovati)