Rivian Automotive crolla ancora al Nasdaq ma gli analisti credono nelle prospettive di lungo periodo della start-up californiana, considerata una delle poche realtà nel segmento delle vetture elettriche, a oggi dominato da Tesla, ad avere concrete possibilità di successo. Per ora Wall Street dimostra comunque di avere perso fiducia in Rivian, che venerdì ha chiuso con un tracollo del 7,56% al Nasdaq, a 38,05 dollari di valore. Il titolo ha perso oltre il 51% dai 78 dollari del pricing dell'Ipo di novembre, circa il 63% da inizio 2022 e il 79% dal picco di quasi 180 dollari di valore, segnato a pochi giorni dal debutto, quando già si iniziava a parlare delle nuove tre Big Three dell'auto Usa: Rivian, Lucid Motor e, ovviamente, Tesla.

Rivian crolla del 7,56% al Nasdaq ma gli analisti ci credono ancora

La performance negativa di venerdì è stata il risultato della presentazione di una trimestrale segnata dal rosso monstre di 2,46 miliardi, pari a 4,83 dollari per azione. Su base rettificata nel quarto trimestre 2021 Rivian ha perso 2,43 dollari per azione, ampiamente peggio rispetto agli 1,88 dollari del consensus di FactSet. I ricavi si sono attestati ad appena 54 milioni (nessuna entrata nel pari periodo del precedente esercizio) a fronte di 909 veicoli consegnati (la produzione è iniziata da pochi mesi). Una delle cose che più hanno deluso gli analisti, il fatto che il chief executive R.J. Scaringe non sia entrato nel dettaglio dei veicoli consegnati ad Amazon.com, che oltre ad essere primo azionista ha ordinato 100.000 van per le consegne (elettrici) entro il 2030 e puntava ad averne già 10.000 in strada nel 2022.

Rivian crolla dopo revisione guidance e rosso monstre nel trimestre

Il 2022 non è stato finora particolarmente incoraggiante per Rivian, e non solo a Wall Street. A differenza di Tesla, che grazie alla forza della sua leadership (e dell'esperienza maturata in anni), Rivian non è riuscita a difendersi adeguatamente dalla crisi dei chip (carenza di componentistica elettronica) e dai problemi alla supply chain (ritardi nelle consegne e quindi nella produzione) ed è stata costretta a dimezzare il target di consegne per quest'anno da 50.000 a 25.000 vetture (con prenotazioni che in Usa e Canada hanno già raggiunto le 83.000 unità). Poi c'è stato il passo falso dell'aumento del 20% dei prezzi di listino. "Come la maggior parte dei produttori, Rivian deve fare fronte a pressioni inflazionistiche, aumento dei costi dei componenti e carenze e ritardi senza precedenti nella supply chain, chip compresi", aveva dichiarato la società, costretta poi nel giro di pochi giorni ad annunciare il dietrofront, dopo le proteste dei clienti, che in molti casi avevano cancellato gli ordini.

Analisti credono in Rivian nel lungo periodo. Supererà queste sfide 

John Murphy, analista di Bank of America citato da MarketWatch, ha ammesso che i problemi di supply chain stanno spingendo Rivian "fuori strada nel 2022 ma sta comunque andando avanti". Proprio Murphy, confermando il suo giudizio buy sul titolo, ha spiegato che la società è "una delle più valide tra le start-up produttrici di auto elettriche e anche una relativa minaccia competitiva per le case automobilistiche storiche". Per Joseph Spak di Rbc, Rivian è crollata a Wall Street su aspettative troppo elevate, in termini di accelerazione nella produzione, che si sono scontrate con i problemi con i fornitori che hanno portato a una revisione della guidance. Mark Delaney di Goldman Sachs, che invece valuta hold Rivian, sottolinea che i ritardi di Rivian rappresentano "una preoccupazione per gli investitori di breve e medio". Tuttavia nel lungo Delaney ritiene che "l'azienda supererà queste sfide, sfrutterà meglio i costi fissi per unità e trarrà vantaggio dai miglioramenti ingegneristici". Prospettiva di lungo che ha attratto anche un investitore del calibro di George Soros, che ha acquistato azioni Rivian per quasi 2 miliardi di dollari. (Raffaele Rovati)