Saras estende il tonfo di ieri. Arriva una doppia mazzata

Saras ancora giù dopo il crollo della vigilia: dopo le cattive notizie dal fronte politico, ne arrivano altre dagli analisti.

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Anche la seduta odierna non ha riservato nulla di buono per Saras che ha continuato a perdere terreno, malgrado il tentativo di recupero iniziale.

Saras ancora giù dopo il tonfo della vigilia

Il titolo ieri ha inaugurato la nuova settimana con un affondo di quasi sei punti percentuali, dopo quattro giornate consecutive in salita.

Oggi Saras ha provato a risalire la china, ma ha cambiato subito direzione di marcia, spingendosi progressivamente più in basso.

A fine seduta il titolo si è fermato a 1,2055 euro, con una flessione dell'1,75% e oltre 8 milioni di azioni passate di mano, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a circa 8,5 milioni.

Saras non beneficia del rialzo del petrolio

Saras non ha partecipato in alcun modo al sentiment positivo che sta interessando il settore oil sulla scia del rialzo del petrolio che avanza dello 0,84% a 77,85 dollari al barile.

Saras bocciato da Equita SIM. Ecco i motivi

Il titolo è penalizzato oggi dalle cattive notizie arrivate da Equita SIM che ha ridotto la raccomandazione a visione neutrale, in quanto ritiene che il profilo di rischio-rendimento di Saras sia ora meno favorevole per diversi fattori.

In primis gli analisti segnalano che la tassa sugli extra-profitti potrebbe incidere significativamente su Saras in base alla nuova versione presentata nella bozza della manovra.

Gli esperti calcolano che la nuova tassa possa essere di circa 200 milioni di euro, in quanto riferita al periodo d’imposta 2022 e non su quello del 2023 come ipotizzato in un primo momento, oltre a quella precedente da 0,1 miliardi di euro approvata dal governo Draghi.

L’ammontare del contributo straordinario, in ogni caso, non può essere superiore a una quota pari al 25% del valore del patrimonio netto. E

quita SIM evidenzia che la tassa sugli extra-profitti è una voce straordinaria per il titolo e non ha ancora una delineazione definitiva, per cui il calcolo ha ancora un buon grado di incertezza in entrambe le direzioni, ma gli analisti stimano possa incidere fino al 17% della capitalizzazione di mercato, solo in parte incorporato dalla reazione di ieri di Saras a Piazza Affari.

Saras: focus su scorte diesel. Price cap UE può essere negativo

La view più cauta sul titolo è da ricondurre anche al fatto che i dati sulle scorte di diesel restano molto basse negli Stati Uniti, in Europa e Asia, ma da inizio ottobre non mostrano ulteriori discese, probabilmente dovute ad un indebolimento della domanda.

Da evidenziare che il price cap proposto dall'Unione Europa potrebbe avere implicazioni sfavorevoli ai margini di raffinazione se mantenesse lo status quo pre-sanzioni, permettendo alla Russia di continuare ad esportare verso l’Europa, grazie al mantenimento dei servizi di assicurazione e finanziamento dei carichi dalle compagnie occidentali.

Equita SIM spiega altresì che le prospettive economiche sul 2023 sono peggiorate e rendono meno probabile il mantenimento dei livelli eccezionali dei margini di raffinazione che si sono verificati da aprile 2022 sino ad oggi.

Saras: per Equita SIM non è più buy. Scende il target price

Da non dimenticare che dall'upgrade deciso dagli analisti a maggio scorso, il titolo ha sovraperformato il Ftse Italia Mid Cap del 12%.

Equita SIM peggiora così la stima di generazione di cassa 2023 di 0,1 miliardi di euro, includendo solo la metà del calcolo della nuova tassa sugli extra profitti, date le incertezze sull’applicazione dell’imposta.

Il giudizio su Saras viene abbassato da "buy" a "hold", con un prezzo obiettivo tagliato del 12% a 1,3 euro.