Chiusura brillante martedì sera a Wall Street, con l'S&P 500 in rialzo del 2.45% e il Nasdaq 100 del 2.49%. La migliore performance da quasi un mese.

Il sentiment ha però iniziato a deteriorarsi fin dai primi scambi della seduta asiatica. Alcuni hanno attribuito l'incupimento al circolare di un paper della FED, in realtà pubblicato ieri, in cui si parla di crescente rischio recessione e un 50% di probabilità di un forte aumento della disoccupazione nei prossimi 8 trimestri, secondo alcuni modelli. In effetti il pezzo in questione è stato ripreso stanotte dal WSJ, cosa che ha sicuramente contribuito a dargli diffusione. Quello che è certo, è che la debolezza osservata stanotte e stamattina in Europa ha una matrice da rallentamento economico, con i rendimenti in calo, le commodities in forte discesa, petrolio compreso, e i settori e titoli ciclici pesanti. Poi, l'incombere della prima delle 2 testimonianze di Powell di fronte ai comitati finanziari del Congresso avrà reso nervosi gli operatori, visto che recentemente ogni sua apparizione ha coinciso con uno storno.

Sta di fatto che tutti i principali indici asiatici hanno perso terreno stanotte. I peggiori sono stati Hong Kong, le "H" shares cinesi, Taiwan e Seul, tutti a cedere oltre il 2%. Perdite marginali, per contro, per Vietnam, Australia e Giappone. Tokyo si è giovata del nuovo minimo dello Yen, ben sopra quota 136 per 1 $, dopo che Kishida ha nuovamente mostrato di approvare l'operato della BOJ e di non essere preoccupato della debolezza della divisa. In Cina, per contro, si continua a parlare di stimolo. Il Ministero delle Finanze ha comunicato che sono allo studio nuove misure per supportare la crescita. Le banche sono state pubblicamente esortate ad aumentare il finanziamento ai progetti di infrastrutture. Vedremo se ci saranno effetti nelle prossime settimane, di tutto questo stimolo. Oggi il rame non ne ha certo risentito positivamente.

L'apertura europea ha visto gli indici azionari accumulare da subito forti ribassi, andando in molti casi a contatto coi minimi dell'anno, dopo aver cancellato i rialzi dei giorni scorsi. Inizialmente la risk aversion ha avuto il consueto effetto deprimente sull'€. Successivamente i rendimenti hanno preso a scendere rapidamente e questo ha progressivamente avuto un impatto sul biglietto verde. Decisamente pesanti le commodities guidate al ribasso da petrolio e rame.  In generale un quadro dominato dai timori di recessione. E questo nonostante CPI e PPI in aggregato sopra attese in UK, anche se maggio già si sapeva che i prezzi avevano sorpreso al rialzo ovunque.

La mattinata è trascorsa così, con una forte risk aversion a investire tutte le asset class. Questo mood ha cominciato ad attenuarsi progressivamente a metà giornata, via via che ci si è avvicinati all'apertura di Wall Street.

Nel primo pomeriggio, il membro FED Harker ha offerto un antipasto del discorso di Powell, confermando di voler vedere i Fed Funds sopra il 3% a fine anno, pur con la notazione che la Fed resta data  dependant, anche per quanto riguarda il meeting di luglio. Interessante il riferimento al "hard landing" che viene ormai apertamente preso in considerazione da tutti i membri.

  • HARKER: DATA OVER NEXT FEW WEEKS WILL DETERMINE RATE INCREASE
  • HARKER: I AM BETWEEN 50 BP AND 75 BPS INCREASE AT NET MEETING
  • HARKER: WANT TO GET ABOVE 3% INTEREST RATE BY YEAR END
  • HARKER: 75 BP INCREASE HELPS GET US TO NEUTRAL STANCE
  • HARKER: NEED TO MOVE TO RESTRICTIVE STANCE, DATA TO DICTATE HOW
  • HARKER: HARD LANDING WOULD BE IF JOBLESS RATE MUCH ABOVE 4%

Alle 15.30 italiane puntuale è arrivato il discorso di Powell. Il Presidente Fed non ha potuto che ribadire quanto detto allo scorso FOMC. Gli ultimi dati di inflazione hanno imposto di accelerare sui rialzi, e quello che prezza il mercato in termini di ulteriori rialzi è corretto. L'economia è robusta, e può tollerare un inasprimento della politica monetaria. Detto questo, ottenere un soft landing è un compito sfidante e una recessione, anche se non è probabile, non può certo essere esclusa. Powell ha poi concesso che il mercato immobiliare si sta raffreddando, e notato che i rialzi dei salari stanno rallentando, 2 note positive a margine, e ha ribadito che la Fed deve essere agile nel rispondere all'outlook e ai dati.

  • POWELL TELLS US ECONOMY VERY STRONG, CAN HANDLE TIGHTER POLICY
  • POWELL: STRING OF ADDITIONAL RATE INCREASES ARE PRICED IN, THAT'S APPROPRIATE
  • POWELL: ONGOING HIKES APPROPRIATE, DECISIONS MEETING BY MEETING
  • POWELL: FED NEEDS TO BE NIMBLE IN RESPONDING TO DATA, OUTLOOK
  • POWELL SAYS FED STRONGLY COMMITTED TO RETURNING INFLATION TO 2%
  • FED'S POWELL: MOST RECENT INFLATION INDICATORS SUGGESTED WE NEEDED TO ACCELERATE PACE OF RATE HIKES
  • POWELL: OUR POLICY RATES IS STILL AT RELATIVELY LOW-LEVEL POWELL: WE WANT IT UP TO MORE "NEUTRAL-ISH" LEVEL
  • POWELL: RATE RISES SHOULD IMPACT HOUSE PRICES FAIRLY QUICKLY POWELL: WE ARE SEEING A SLOWING IN HOUSING
  • POWELL: WE COULD FIND THERE'S NOT ENOUGH HOUSING AT THE RIGHT PRICE
  • POWELL: WE ARE NOT TRYING TO PROVOKE A RECESSION]
  • POWELL: CERTAINLY, A POSSIBILITY OF RECESSION, NOT OUR INTENTION
  • POWELL: ASKED ABOUT 100 BPS RATE HIKE, SAYS WILL NEVER TAKE ANYTHING OFF THE TABLE
  • POWELL: OUR GOAL IS FOR A SOFT LANDING, GOING TO BE VERY CHALLENGING
  • POWELL REPEATS `VERY CHALLENGING' TO ACHIEVE SOFT LANDING
  • POWELL: RECESSION LIKELIHOOD NOT ELEVATED NOW; GROWTH SLOWING
  • POWELL: THERE ARE PATHWAYS TO LOWER INFLATION WITHOUT RECESSION
  • POWELL: WAGE GROWTH NOW ISN'T CONSISTENT WITH 2% INFLATION
  • POWELL: SOME EVIDENCE THAT WAGE GROWTH IS FLATTENING OUT

In concomitanza con la diffusione delle dichiarazioni, Wall Street, partita con passivo inferiore a quanto indicato dai futures stamattina ma comunque attorno all'1%, ha preso a recuperare rapidamente, ed è passata in positivo, trainata dal Nasdaq.  Il movimento ha prodotto una certa curiosità tra gli operatori, su quale delle dichiarazioni di Powell potesse averlo provocato. In realtà non mi pare che vi siano elementi a cui ascrivere il rimbalzo, in quanto esposto sopra. Vero, Jay ha riconosciuto i segnali positivi sui prezzi e ribadito che non vi è un percorso prestabilito per i Fed Funds (come se non lo avessimo capito dopo le ultime giravolte). Ma ha anche espresso soddisfazione per quanto prezza il mercato dei tassi e ammesso che la recessione è una possibilità. Non c'è troppo da stare allegri.

L'impressione personale è che, come al solito vi sia più di una causa per la resilienza odierna dell'azionario USA:

  1. Il rimbalzo di ieri non ha ancora esaurito le potenzialità del quadro tecnico di estremo ipervenduto che lo ha prodotto.
  2. Il quadro globale delle asset class mostra dei cambiamenti, rispetto a quello che ci ha portati ai nuovi minimi. Da qualche seduta le commodity, anche quelle più impattate dalla guerra, stanno arretrando rapidamente. Questo è un segnale brutto per la crescita, ma positivo per le prospettive di inflazione. Questa situazione si sta riflettendo sui tassi, che oggi hanno ripreso a calare con forza, riflettendo per la maggior parte un calo dei breakeven inflation, ma anche dei tassi reali. Con oggi, in termini di breakeven, siamo tornati sotto i livelli della seconda metà del 2021. Una situazione del genere richiede meno rialzi dei Fed Funds, e infatti la Fed Funds strip prezza meno del 3.5% per fine anno e un target poco sopra a 12 mesi, quando fino a ieri scontava un 3.8%. Il calo, come mostra la figura sotto, è di oltre 20 bps in una sola seduta.
  3. Chiaramente il mercato guardava con timore alla testimonianza di Powell e, ora che è alle spalle (domani il Presidente Fed ripeterà i medesimi concetti) senza grossi incidenti, si sente sollevato.

È forse presto per giudicare la svota degli ultimi giorni permanente: ci eravamo già illusi a fine maggio. Ma comunque è un quadro molto interessante da seguire, per capire se effettivamente abbiamo visto i massimi del tightening FED scontato, e quindi nel corso dei prossimi mesi il calo delle aspettative di inflazione porterà a prezzare una Fed meno aggressiva. È una circostanza che avrebbe grosse implicazioni per rendimenti e divisa, e anche per l'azionario.

L'altro aspetto peculiare della seduta odierna è l'enorme outperformance di Wall Street nei confronti delle borse europee, di un'entità che non si vedeva dai primi giorni dell'invasione dell'Ucraina. Dopo aver guadagnato un terzo dell'S&P 500 ieri, oggi gli indici EU hanno potuto solo ridurre i ribassi accumulati in mattinata.

Questa sottoperformance è forse in parte frutto di una situazione tecnica meno ipervenduta (nel secondo trimestre l'azionario continentale ha perso molto meno di S&P 500 e Nasdaq 100) e in parte dal fatto che la situazione Eu in termini di inflazione è peggiore di quella USA. Infatti oggi i tassi scendono anche in Eurozona, ma le aspettative di inflazione sono assai più stabili. E comunque è presto per pensare ad un picco nel tightening progettato dall'ECB. Infine, la composizione settoriale europea è più vulnerabile di quella USA a un rallentamento ciclico globale.

Aggiungiamo i timori legati alla riduzione (cessazione secondo il FT) delle forniture di gas dalla Russia, ed ecco che la sottoperformance non sembra più così strana.

La chiusura europea vede i principali indici cedere attorno all'1%, la metà delle perdite accusate in mattinata, con Milano e Madrid più attardate. Sul fronte cambi il Dollaro arretra, mentre rendimenti e spread calano in maniera significativa. Le commodities hanno recuperato un po' ma restano pesanti (oil -3.5% rame -2.5%).

Domani avremo altre indicazioni sullo stato del ciclo dalla pubblicazione dei PMI manifatturiero, servizi e composite flash di giugno.