JPMorgan Chase & Co. ha lanciato il sasso nello stagno: i prezzi dei prodotti agricoli salgono, i metalli toccano record pluriennali e il petrolio WTI ha superato i 60 dollari al barile, secondo gli esperti della banca Usa è partito un "nuovo superciclo" destinato a durare anni. L'ultimo superciclo era terminato nel 2008 ed era iniziato alla fine degli anni '90, durato 12 anni. Negli ultimi 100 anni si sono verificati altri 3 supercicli simili a quello e attualmente potrebbe essere in partenza il quinto. Per gli esperti di JPMorgan "la marea sui rendimenti e sull'inflazione sta cambiando direzione" e questa è la ragione per una inversione di trend anche per le materie prime.

Per JPMorgan le materie prime saliranno ancora 

Ad esprimere il pensiero di JPMorgan Chase è Marko Kolanovic, che in un report ha scritto che un vero e proprio boom delle materie prime è probabile grazie alla probabile forte ripresa dell'economia e alla copertura contro la crescita dell'inflazione. Da non sottovalutare poi l'aspetto del riscaldamento globale, che a tendere comporterà una diminuzione del consumo di greggio e un aumento delle energie rinnovabili, per la cui produzione e storaggio sarà necessario un notevole aumento nella produzione di alcuni metalli. La maggiore diffusione dell'auto elettrica in sostituzione di quella con il motore termico sarà una ulteriore ragione per l'aumento della domanda di materie prime.

La ripresa dell’economia post covid sosterrà le materie prime

Ma non è solo Marko Kolanovic JPMorgan Chase a puntare sulle materie prime, della stessa idea sono anche ad esempio Bank of America Corp. o Ospraie Management LLC: le misure di sostegno all'economia adottate dai maggiori governi, una volta che la campagna di vaccinazione avrà i suoi effetti, permetteranno una forte ripresa dell'economia globale. La differenza con il 2020 è lampante, basti pensare che lo scorso anno le quotazioni del petrolio, anche se solo per motivazioni tecniche, erano addirittura precipitate al di sotto dello zero.

Occhi puntati quindi sul grano e sui germogli di soia, sul rame ma anche sul petrolio.

Future sul petrolio WTI in flessione

Il future sul prezzo del greggio WTI oggi è in ritirata al di sotto dei 60 dollari dopo aver raggiunto un massimo il 18 febbraio a 62,26 dollari. La lunga scalata vista dal minimo del 2 novembre a 33,64 dollari potrebbe essere giunta ad un punto di arrivo, almeno temporaneo. In area 60 dollari si colloca infatti il 78,6% di ritracciamento del ribasso dai massimi dell'ottobre 2018, una resistenza ricavata dalla successione di Fibonacci che spesso si dimostra un ostacolo ostico per i prezzi. Recentemente le quotazioni hanno superato al rialzo la trend line ribassista disegnata dagli stessi massimi del 2018, inviando un segnale di forza di medio termine. Se anche il future dovesse andare incontro ad una fase di ripiegamento sarebbe quindi probabilmente solo temporanea, una occasione per ricaricare le pile in vista di una nuova salita. Il prossimo target per il rialzo, al netto di una eventuale correzione, si colloca in area 66/67 dollari, sui massimi dell'aprile 2019. Discese fino in area 56,60, a testare la media mobile esponenziale a 20 giorni, non pregiudicherebbero la successiva ripresa del rialzo, sotto quei livelli invece rischio di cali più consistenti, fino in area 51/52 dollari. 

Rame al di sopra di una forte resistenza

Nel caso del rame (LME 3MD) le quotazioni si sono spinte ormai da alcune sedute al di sopra del 61,8% di ritracciamento, collocato a 7950 dollari circa, inviando un segnale di forza che anticipa nuovi rialzi. Del resto i prezzi avevano completato a fine novembre l'ampio doppio minimo, figura rialzista, disegnato in area 4300 dall'inizio del 2016. Il target della figura, calcolato proiettando l'ampiezza verso l'alto dal punto di rottura, si colloca in area 10400, praticamente coincidente quindi con i massimi del febbraio 2011. 

Future sul Corn a rischio flessioni di breve

Per quello che riguarda il future sul Corn (CME) i prezzi hanno testato con i massimi delle ultime sedute di area 574 una resistenza chiave, il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi dell'agosto 2012, senza riuscire per il momento ad andare oltre. Il rialzo potrebbe essere giunto su un punto di arrivo almeno temporaneo e c'è ora il rischio di una fase di ripiegamento almeno fino in area 500. La rottura immediata di area 574 sgombrerebbe invece il campo da dubbi e permetterebbe una ulteriore avanzata dei prezzi almeno fino in area 640 dollari. 

Future sui Soybean in rallentamento

Anche il future sui Soybean (CBOT) è arrivato con i massimi di gennaio a 1436 circa su una resistenza chiave, in questo caso il 61,8% di ritracciamento (Fibonacci) del ribasso dal top di settembre 2012. Fino a che questo ostacolo non sarà alle spalle il mercato sarà a rischio di una correzione anche estesa, fino in area 1200 almeno. La rottura dei 1436 dollari, se confermata da almeno una chiusura di ottava superiore alla resistenza, dovrebbe permettere una ulteriore crescita dei prezzi fino almeno in area 1550 dollari.

(Alessandro Magagnoli)