Di seguito riportiamo l'intervista a Pietro Paciello, CEO e Chief Analyst della Pro Markets Sagl, Asset Management Company, al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione di Piazza Affari e sulle strategie da seguire per diversi titoli.
Pietro Paciello vi aspetta il lunedì e il venerdì alle ore 16 con il Market Talk OPENING BELL - NewTraderLab. Per info clicca qui.

L'euro-dollaro continua a calare e si presenta ad un passo da quota 1,20, mentre il dollaro-yen si dirige verso area 107. Cosa aspettarsi per questi due cambi?

La correlazione tra i due cross è davvero perfetta, con il dollaro-yen sui massimi di periodo ed euro-dollaro che esplora nuove aree di minimo dopo un reversal a ridosso di quota 1,22 molto brusco.

Osservando un grafico di medio-lungo termine si nota che l'euro-dollaro non ha in questa zona prezzo dei livelli significativi e questo ne giustifica l'andamento un po' erratico degli ultimi giorni.

E' difficile classifica quello che sta succedendo per questo cross che aveva una zona di supporto violata proprio stamattina in zona 1,205, con dei minimi intraday addirittura sotto 1,20 da cui sta tentando una minima reazione.

Per le prossime sedute osserverei il minimo successivo in ara 1,195 dove potrebbe arrestarsi questa fase discente.
In caso di recupero dell'euro-dollaro, un segnale long realmente forte si avrebbe solo con una chiusura abbondante sopra area 1,22.

Tutto ciò che avviene all'infuori delle aree appena segnalate mi sembra graficamente poco significativo e più assimilabile ad un concetto di trading range.

Ragionamento molto diverso per il dollaro-yen che continua ad inanellare nuovi massimi relativi, ricordando che ha ripreso a salire dopo aver superato una resistenza dinamica molto evidente e osservata da molti operatori.

Mi riferisco al breakout avvenuto a fine gennaio di quota 104 che è stato un segnale long abbastanza chiaro e significativo ed è stato sicuramente intercettato in maniera corretta.

Ricordo che i mercati vivono questo fenomeno di forte correlazione con il dollaro e giudicando l'andamento dell'azionario pare si sia tornati alla correlazione storica dollaro forte-Borse forti.

Per il dollaro-yen dopo il breakout di area 104 è partita una fase di accumulo decisa, ma forse nelle ultime ore il cross sta strappando un po' troppo, ma come l'euro-dollaro non ha in questa zona degli ostacoli particolarmente significativi.

Segnalo una precedente zona di massimi in area 107 che è anche una soglia psicologica e magari potrebbe frenare un po' questa ascesa.

La forza del dollaro è uno dei fattori che sta pesando sull'oro, diretto ormai verso area 1.700 dollari. Cosa può dirci di questo asset?

L'oro nelle fasi di rafforzamento del dollaro registra delle decelerazioni e con la ripresa della dinamica rialzista sugli indici azionari, il gold non può recuperare quota allorquando volesse sviluppare un concetto di bene rifugio.

L'oro quindi è attaccato su due fronti: da un lato la propensione al rischio è forte e salda e dall'altro il dollaro è in recupero.

Credo che il gold abbia una bella zona di supporto in area 1.675/1.670 dollari, dove magari si potrebbe provare un buy long, ma prima non mi muoverei.

Il petrolio ha ritracciato un po' dai recenti top in attesa della riunione Opec di giovedì. E' solo una pausa del rialzo?

Più che di una pausa parlerei di legittime prese di profitto per il petrolio che è salito davvero in maniera impressionante negli ultimi tempi ed è diventato un "indice di pericolosità" dei mercati.

La correzione in atto è solo fisiologica anche perchè sui recenti massimi in ara 63,5 dollari non vedevo delle zone di resistenza particolarmente significative.

Per le prossime ore consiglio di monitorare il supporto in area 58,5 dollari, perchè se il petrolio dovesse bucarlo, allora si potrebbe parlare di qualcosa di più di prese di beneficio e dell'inizio di una fase correttiva.

Alla luce di quanto detto fino ad ora, quali indicazioni ci può fornire per le Borse?

La mia view sull'azionario è strettamente correlata alle variabili di cui ha parlato prima.

Abbiamo avuto una pessima chiusura sul finire della scorsa settimana, con l'S&P500 che è andato a toccare un supporto dinamico davvero significativo in area 3.800.

Durante il week-end, a conferma del fatto che le istituzioni preferiscono ancora un azionario al rialzo, è stata rispolverata una notizia già nota, quella relativa al piano di stimoli fiscali negli Stati Uniti, unitamente a quella del nuovo vaccino di Johnson & Johnson.

Si tratta di notizie che casualmente sono venute fuori proprio nel momento in cui l'S&p500 rischiava davvero di tracollare.

A livello valutario, come dicevo prima, non vedo variabili chiave nè sul fronte euro-dollaro nè su quello dollaro-yen.
A livello di materie prime, l'oro sta decelerando perchè l'azionario è ben saldo al rialzo e il dollaro si sta riapprezzando, mentre il petrolio sta correggendo da un eccesso.

La chiave di lettura più semplice è offerta dal grafico dell'S&P500: finchè l'indice si manterrà sopra i 3.780/3.790 punti no ci sarà trippa per i ribassisti e rimarrà orientato al rialzo.

E' vero che gli strappi rialzisti sono sempre meno efficaci e profondi e che il settore tech inizia ad essere oggetto di prese di beneficio, ma credo che l'S&p500 su base weekly possa essere proclamato il grafico dell'anno.

Se l'indice dovesse bucare al ribasso i 3.790/3.780 punti, allora si inizierà a parlare di indebolimento dei mercati.
Viceversa, anche se in maniera meno brillante del passato, si mantengono le posizioni long in essere.