Negli ultimi 10 anni il concetto di spread è ritornato diverse volte tra i protagonisti delle cronache economiche e finanziarie, in particolare, per quanto riguarda l'Italia, lo spread tra BTP (Buoni del tesoro poliennali) e Bund tedeschi, ovvero il differenziale sul rendimento dei titoli di Stato, relativamente italiani e tedeschi.

Tale rendimento è soggetto a variazioni nel tempo, influenzate da innumerevoli fattori. Ovviamente la crisi di governo, causata dall'annuncio delle dimissioni del premier Draghi - rifiutate da Mattarella - non è stata da meno. Il rendimento dei buoni del tesoro di quel dato inizia a vacillare e vacillando aumenta lo spread.

L'effetto della crisi di governo sullo Spred

La recente crisi istituzionale aperta in seno al governo, che ha portato il presidente del consiglio Mario Draghi ad annunciare le proprie dimissioni, è uno di quegli episodi particolarmente significativi, dal forte impatto sul rendimento dei titoli e, non a caso, a seguito all’annuncio delle dimissioni del premier, lo spread ha iniziato a salire, anche se, in modo non eccessivo.

Nei giorni che hanno fatto seguito all’annuncio, complice anche il weekend, si è registrato un incremento di circa 20 punti che hanno portato lo spread a circa 230 punti, contro i circa 210 punti di mercoledì 13, valore in linea con quello registrato negli ultimi mesi poiché, fatta eccezione per una breve parentesi di qualche giorno, tra 10 e 15 giugno, parentesi in cui si è registrato un picco di 250 punti, un valore che non veniva raggiunto da aprile 2020, in pieno lockdown.

Fatta eccezione per la parentesi di metà giugno, il valore dello spread, negli ultimi mesi, ha oscillato in maniera abbastanza regolare tra i 190 ed i 210 punti e, dopo la riapertura dei mercati di lunedì 18 luglio, momento in cui si è registrato quello che sembra essere stato il picco di questa crisi, sembra essere cominciata una seppur lieve curva di discesa.

Stabilità temporanea

Secondo le principali riviste di settore, che hanno commentato con stupore la tenuta dei titoli di stato, sembra che, a frenare la perdita di rendimento dei BTP, sia stata l’ipotesi di un secondo mandato presidenziale per Mario Draghi, tuttavia, al crisi è solo all’inizio e l’ipotesi di un governo Draghi Bis è per il momento solo un ipotesi.

Se è vero che la presenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha contribuito a garantire stabilità al rendimento dei BTP, dall’altra parte è preventivabile un possibile crollo, molto più incisivo qualora le cose dovessero andare diversamente.

Al momento, la mancata impennata dello spred a fatto tirare a molti un sospiro di sollievo, almeno per il momeno, tuttavia, ciò che accadrà nelle prossime ore e giorni sarà determinante, così come saranno determinanti le imminenti mosse della BCE.

Non è ovviamente possibile prevedere in maniera puntuale cosa succederà nei prossimi giorni, ciò che possiamo osservare è che, per il momento, nonostante una crisi di governo in corso d’opera, lo Spread tra BTP e Bund tedeschi sembra essere stabile intorno ai 220 punti.

Spred tra BTP e Bund tedeschi

Il motivo per cui si tende a raffrontare il rendimento dei BTP con i Bund tedeschi è dovuto alla maggiore stabilità dei Bund, il cui rendimento, salvo rarissime eccezioni, è abbastanza lineare, a differenza dei BTP che di variazioni sul rendimento ne hanno riscontrate numerose.

Circa 10 anni fa, lo Spread tra BTP e Bund ha raggiunto il suo massimo storico, portando la differenza ad oltre 500 punti, questo, come è noto, ha imposto una serie di scelte e riforme all’Italia affinché questa differenza si riducesse, scendendo in generale sotto i 250 punti e raggiungendo, picchi in momenti di crisi, di 300 punti.