Stellantis male sul Ftse Mib, ma è un buy con goloso upside

Stellantis tra i peggiori del Ftse Mib dopo i dati sulle vendite di auto a novembre, molto fiacchi in Italia. Gli analisti però sono bullish.

stellantis immatricolazioni

Quest'ultima seduta della settimana prosegue in territorio negativo per Stellantis che ha rivisto il segno meno dopo tre giornate consecutive in rialzo.

Stellantis tra i peggiori del Ftse Mib

Il titolo, dopo essersi lasciato alle spalle la sessione di ieri con un frazionale progresso dello 0,11%, oggi sin dai primi scambi si è posizionato sotto la parità.

Negli ultimi minuti Stellantis passa di mano a 14,69 euro, con una flessione dell'1,46% e oltre 3,6 milioni di azioni scambiate fino a ora, contro la media degli ultimi 30 giorni pari a circa 10 milioni.

Il titolo mostra maggiore debolezza del Ftse Mib e occupa una delle ultime posizioni nel paniere delle blue chip. Stellantis perde terreno dopo le indicazioni relative alle vendite di auto a novembre.

Investire non deve essere così difficile. Scopri i piani di risparmio di Scalable Capital.

➔ Attiva piani di risparmio in azioni e in più di 1700 ETF, su cui non pagherai mai commissioni. Puoi anche scegliere di attivare piani di risparmio in crypto.

➔ Scegli il tuo piano di risparmio, l'intervallo d'investimento e la data di esecuzione. Piano di risparmio creato in pochi click!

Con la promozione Scalable tutti i nuovi clienti che apriranno un conto, riceveranno gratuitamente un’azione o un Etf sostenibile.

Ulteriori informazioni sono disponibili qui.

Stellantis: focus sulle immatricolazioni in USA

Con riferimento al mese da poco concluso, negli Stati Uniti, dove Stellantis ha realizzato oltre il 40% del suo fatturato nel 2021, la SAAR, ossia il dato annualizzato destagionalizzato delle vendite di auto, ha registrato una crescita de 10% anno su anno a 14,14 milioni di unità, in ulteriore recupero rispetto ai 4 mesi precedenti, con 13,9 milioni di auto vendute, e da inizio anno.

Equita SIM evidenzia che nel 2021 il mercato era però calato del 17% per i problemi di carenza di chip.

Il calo sequenziale rispetto ad ottobre, quando sono state vendute 14,9 milioni di auto negli Stati Uniti, avvenuto nonostante l’aumento delle scorte, in particolare di truck, secondo Wards Intelligence può essere imputato all’effetto combinato di prezzi elevati, aumento dei tassi di interesse e timori di recessione.

Equita SIM ricorda che ieri il CEO di GM, Barra, ha ribadito la stima del mercato statunitense a 15 milioni di auto vendute nel 2023, implicando una crescita a una singola cifra medio-alta. Gli analisti della SIM milanese fanno sapere che allo stato attuale restano leggermente più cauti.

Stellantis: netta sottoperformance in Italia

Passando all'Italia, a novembre le immatricolazioni di auto del nostro mercato, che ha pesato per circa il 7% del fatturato del gruppo Stellantis nel 2021, sono cresciute del 14,67%, migliorando il calo dei mesi precedenti, tenendo presente che da inizio anno si registra una flessione del 12%.

Equita SIM spiega che il miglioramento è imputabile al più facile confronto anno su anno, dato che a novembre 2021 il mercato era crollato, con una flessione del 25%. per i problemi di carenza di chip.

Netta la sottoperformance di Stellantis che ha visto le vendite salire solo dell'1,5% il mese scorso, principalmente per il calo del brand Fiat che ha accusato una contrazione dell'8%. In riduzione anche la quota che si è attestata al 30,9%, rispetto al 34,8% raggiunto a novembre 2021.

Stellantis al vaglio di Equita SIM

Per il 2022 l’Anfia prevede per il mercato dell'auto in Italia vendite intorno a 1,3 milioni di veicoli, con una flessione del 10,5% anno su anno.

Infine, Equita SIM fa notare che rispetto al livello di immatricolazioni del mese di novembre 2019, la SAAR statunitense è inferiore del 17% e il mercato italiano del 21%.

Per gli analisti si tratta di numeri coerenti con le loro stime di volumi, motivo per cui non cambia la strategia suggerita per Stellantis, con una raccomandazione "buy" e un prezzo obiettivo a 19 euro, valore che implica un potenziale di upside di quasi il 30% rispetto alle quotazioni correnti a Piazza Affari.