La prima settimana di maggio ci ha mostrato, sui mercati azionari globali, lo stesso clima che abbiamo dovuto sopportare nel primo quadrimestre di quest’anno. La nuttata sembra non voler terminare, cosicché, se scorriamo la lista delle performance settimanali degli indici azionari più importanti del globo, vediamo solo segni negativi. Si salva solo l’indice giapponese, che è rimasto chiuso per gran parte della settimana.

A maggio gli indici europei sono tornati a sottoperformare in modo evidente rispetto a quelli americani. Eurostoxx50 ha segnato un pessimo -4,57% settimanale contro un tiepido -0,21% del principale indice americano SP500 e il -1,54% del Nasdaq. La sorprendente parentesi di maggior resilienza, mostrata dall’azionario europeo in aprile, sembra essersi chiusa con un ritorno alla normale debolezza europea nei momenti più difficili. La guerra d’Ucraina che prosegue (ormai è certo, anche oltre quel 9 maggio che Putin voleva celebrare come giorno della vittoria) senza nessun serio tentativo di mediazione, che le parti in causa rifiutano, convinte entrambe di vincere; la lotta all’inflazione, che le banche centrali ora stanno accelerando, per inseguire prezzi al consumo che questa settimana ci mostreranno il loro tasso di incremento in aprile; l’impossibilità cinese a mantenere i ritmi consueti di crescita, per colpa delle ampie e severe restrizioni anti-covid… sono tutti fattori che deprimono l’umore degli investitori.

In una fase che sembra premiare, e molto, solo chi ha investito in materie prime (da inizio anno il Gas naturale fa +114%, il petrolio WTI +47%, il frumento +44%, il mais +32% e l’olio di soia +44%) la violenta correzione sta deprimendo sia gli investitori sui mercati azionari, che quelli dell’obbligazionario, ribaltando la combinazione paradisiaca che si è vissuta lo scorso anno, in cui hanno gioito entrambi. Il 2022 dei mercati azionari vede gli indici principali collezionare, con pochissime e trascurabili eccezioni, risultati negativi a doppia cifra dall’inizio dell’anno. Tra questi i più volatili e speculativi perdono oltre il 20% (il Nasdaq100 fa -22% e lo Shenzhen cinese -27%).

Anche le quotazioni sui mercati obbligazionari stanno rotolando a ritmo di record, per colpa dell’impennata dei rendimenti provocata dall’inflazione e dalla rincorsa che hanno ormai lanciato le banche centrali sui tassi ufficiali, nel tentativo di mettere una pezza alla colossale sottovalutazione del pericolo, attuata lo scorso anno. Se ci limitiamo solo alle durate decennali, il Treasury americano ha perso il -9,9% sulla sua quotazione da inizio anno, ma peggio ancora è andata in Europa, con il Bund tedesco nel medesimo periodo in perdita del -11,7%, il BTP italiano che cede il -14,4% e l’OAT francese che fa -12,1%.

Un’ecatombe generalizzata, che ha trascinato sotto i piedi l’umore degli investitori, raramente pessimisti come in questo momento. Chi si occupa di misurarne il “sentiment” ci racconta che il pessimismo di questi giorni ha quasi toccato i livelli raggiunti al culmine della pandemia da Covid.

Qualcuno certamente osserverà che il pericolo di una catastrofe nucleare è del tutto paragonabile, e forse anche peggiore a quello della pandemia. Però occorre osservare una profonda differenza. Allora il mondo parve in balia del virus e per il vaccino i più ottimisti parlavano di un paio d’anni d’attesa. Oggi la catastrofe nucleare non è un evento inevitabile, perché dipende totalmente dalle scelte di chi sta al potere in Russia ed in USA. Razionalmente non dovrebbe neppure essere preso in considerazione. Lo è perché al Cremolino c’è un dittatore assetato di potere e a Washington un anziano signore in preda alla demenza senile sempre più visibile. Ci si sente in balia dei loro giochi d’azzardo bellici.

Non resta che aggrapparsi alla storia dei mercati finanziari. I minimi vengono realizzati sempre (sempre!) quando il sentiment degli operatori si avvita su livelli esagerati. I mercati rimbalzano sempre quando il pessimismo è alle stelle

Questa regola verrà smentita solo alla fine del mondo. Ma se il mondo non finirà, eccessi di pessimismo come gli attuali hanno sempre preceduto, in passato, minimi di lungo periodo.

Se non avremo una guerra nucleare dovrebbe essere così anche stavolta, anche se la percezione emotiva che tutti abbiamo in questo momento è quella che da questo avvitamento non si possa uscire tanto presto.

Perciò occorre non aver troppa fretta ed aspettare che il mercato tocchi il fondo.

Questo momento, se analizziamo, come sempre, l’indice USA SP500, che è la guida dell’azionario mondiale, potrebbe non essere lontano. La scorsa settimana l’indice ha esteso lunedì scorso a 4.063 il suo minimo dell’anno e della correzione in atto. Da lì ha attuato un discreto rimbalzo, ma non è riuscito a rompere la resistenza di 4.308, che avrebbe decretato la fine della correzione. Da giovedì scorso è partita una nuova scivolata che lo ha riportato a soli 5 punti dai minimi del 2 maggio.

Possiamo classificare questo nuova scivolata come onda 5 finale dell’onda C, che dovrebbe finalmente concludere la correzione.

Se oggi verranno mantenuti i minimi di lunedì scorso, e si assistesse ad un nuovo tentativo di rimbalzo, dovremmo comunque attendere il superamento di 4.308, che decreterebbe la fine della correzione e la probabile inversione di medio periodo.

Se invece venissero sfondati i minimi, ritengo che non ci sarebbe molto spazio ancora per ulteriori discese. Vedo difficile che si riesca a scendere molto sotto quota 4.000.

Peraltro, si notano già importanti e diffuse divergenze rialziste su vari oscillatori, che mi fanno pensare come imminente il fondo di questa correzione.

Ma, ripeto, attenzione a non anticipare. Occorre non solo che si abbiano le probabilità a favore, ci vogliono anche i fatti. Il primo fatto sarà la violazione di 4.308.

Fino ad allora anticipare può essere diabolico.