Acquisti a valanga su Banca MPS. Lo spunto è arrivato nella serata di ieri quando Rocca Salibeni ha comunicato l'avvio dei contatti con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) "al fine di riavviare le interlocuzioni con DG COMP (Directorate-General for Competition)".

Rialzo monstre per MPS: MEF tratta con Bruxelles

Banca MPS arriva a guadagnare il 22% con volumi scambiati sui massimi da fine luglio all'indomani del comunicato stampa con cui l'istituto senese ha reso noti i contatti con il MEF per la ripresa delle trattative con DG COMP (Directorate-General for Competition, l'antitrust europeo): l'obiettivo è ottenere il via libera al piano industriale e al rafforzamento di capitale. Secondo le prime indiscrezioni di stampa l'approvazione di Bruxelles potrebbe arrivare nei primi mesi del 2022 e comprendere una proroga di 18 mesi (fino ad autunno 2023) del termine ultimo per l'uscita del Tesoro dal capitale.

Ipotesi maxi-proroga per privatizzazione MPS

Il titolo ha però subito un'accelerazione a inizio pomeriggio grazie a quanto riferito da due fonti sentite da Reuters: il MEF starebbe trattando un'estensione di oltre due anni rispetto al termine fissato a fine 2021 nell'accordo per il salvataggio di Stato da 5,4 miliardi di euro concordato con Bruxelles nel 2017. L'obiettivo originario sembrava raggiungibile grazie all'intervento di Unicredit ma i tentativi di trovare la quadra con la banca guidata da Andrea Orcel sono terminati in ottobre con un nulla di fatto. Trovare un soggetto interessato a rilevare un asset problematico come MPS si è quindi rivelato più difficile del previsto: di qui la richiesta del MEF di una proroga dei termini più ampia di quanto indicato dai primi rumor.

MPS: gli altri nodi da sciogliere

Oltre all'elemento proroga dei termini per l'uscita del Tesoro dall'azionariato dei MPS (ha il 64%) le indiscrezioni offrono anche altri dettagli sui possibili sviluppi dei negoziati con DG COMP. Si parla infatti della squadra manageriale con l'ipotesi Victor Massiah (ex numero uno di UBI Banca) nuovo a.d.. Per quanto riguarda il piano industriale e il rafforzamento patrimoniale le opzioni sono: cessione delle passività per le litigation da 6,2 miliardi di euro a Fintecna (gruppo CDP, e quindi MEF); cessione di crediti in sofferenza per 4 miliardi circa ad AMCO (sempre MEF); aumento di capitale da 2,9 miliardi di euro. Altro nodo difficile da sciogliere è quello del taglio dei costi: l'obiettivo è un cost/income del 62-63 per cento dal 70% del terzo trimestre. Per raggiungerlo non sembrano esserci alternative alla riduzione della forza lavoro (le ultime indicazioni parlano di circa 4 mila unità) e delle filiali.

(Simone Ferradini)