Davvero Tesla è passata da essere il Buy con la B maiuscola di Wall Street a un titolo di cui è meglio liberarsi e in fretta? Diversi analisti la pensano così. Come Ryan Brinkman di Jp Morgan, per cui Tesla è indiscutibilmente un sell, con target price di 155 dollari (stiamo parlando di poco più di un quarto rispetto ai 576,83 della chiusura di lunedì al Nasdaq). D'altronde il declino di Tesla sembra proprio non volersi fermare: nell'ultima seduta ha perso il 2,19% portando a quasi il 35% il deprezzamento dal picco di 883 dollari del 26 gennaio scorso (Tesla, per altro, è ancora in flessione di oltre l'1% riavvicinandosi la riapertura dei mercati Usa). Non va dimenticato, però, che Tesla ha guadagnato un certo non disprezzabile 250% e passa negli ultimi dodici mesi.

Tesla da buy a sell a Wall Street. Preoccupano crediti

Rally con pochi pari e un business su cui non tutti avrebbero scommesso. L'istrionico Elon Musk è riuscito in una manciata di anni a fare della sua creatura una realtà con cui l'intero settore dell'automotive è costretto a confrontarsi. Non fosse altro che per acquistare i crediti ambientali. Ma di che cosa si tratta esattamente? Nel tentativo di ridurre le emissioni di anidride carbonica, i governi di tutto il mondo hanno introdotto incentivi per le case automobilistiche: lo sviluppo di veicoli elettrici viene premiato con crediti. Visto che Tesla produce e vende esclusivamente vetture elettriche, ne ottiene molti che poi vende con significativo profitto ad altre aziende la cui produzione è invece ancora in gran parte legata ai combustibili fossili.

Dai crediti le fortune di Tesla ma per quanto ancora?

I crediti hanno fatto le fortune di Tesla e le hanno permesso di chiudere in utile gli ultimi trimestri. Non possono però essere considerati un motore di crescita sostenibile. Nel primo trimestre dai crediti Tesla ha incassato circa 518 milioni di dollari contro i 401 milioni del precedente periodo. Sta crescendo però la quota di auto "ecologiche" prodotte dai big delle quattro ruote. Craig Irwin, analista di Roth Capital, indica proprio questo come uno dei fattori ribassisti sul titolo. E Irwin, che ha una raccomandazione hold su Tesla, si attende che il prezzo possa crollare fino a 150 dollari. Brinkman e Irwin, nota Barron's, hanno due dei più bassi target price su Tesla che, comunque, anche su tali livelli avrebbe una capitalizzazione di Borsa paragonabile a quella del gigante nipponico Toyota Motor.

Tesla un sell? Ci crede The Big Shorty Michael Burry

Quindi Tesla è davvero sell? Ci spera Michael Burry, che ha scommesso 534 milioni di dollari sul crollo del titolo. Secondo quanto emerge dalla documentazione depositata presso la U.S. Securities and Exchange Commission (Sec), citata dalla Cnbc, Burry con la sua Scion Asset Management ha infatti una posizione short su 800.100 titoli Tesla, con opzioni che scadono alla fine di questo trimestre. Burry non è un investitore qualunque. Era stato il primo a scommettere, vincendo, contro la crisi dei mutui subprime. Tanto da diventare il protagonista di un libro, poi diventato film, dal titolo The Big Short, in cui la parte di Burry era recitata niente meno che dal premio Oscar Christian Bale. Certo non un modello da seguire per gli investitori "normali" ma le sue strategie vanno comunque prese in considerazione.

(Raffaele Rovati)