Sesta seduta positiva di seguito per l'S&P 500 ieri sera (+0.37%) ad un passo dal massimo storico del 2 Settembre. La salita cumulativa è del 4.25%.  Diciamo che il contesto di positioning e sentiment illustrato nel Lampi del 13 Ottobre ha lavorato proprio bene. A questo punto è  evidente che molti dei fattori indicati in quel pezzo sono svaniti, ed  anzi possono essere diventati progressivamente ostacoli:

  1. non ho dati precisi sul posizionamento, che sarà  aumentato (lo vedremo domani con lo  studio periodico di DB), ma di sicuro è una variabile che non reagisce con grande rapidità, e magari mostra ancora livelli supportivi;
  2. gli indicatori di sentiment hanno però cambiato faccia. Il fear greed index, da 32 (fear) è passato a 68 (greed) in appena 6 giorni lavorativi. La AAII survey è passata da una preponderanza di bears di 11 punti netti a una preponderanza netta di bulls di 19 punti;
  3. per quanto riguarda l'hedging, il Il volume negli inverse ETF (quelli che performano quando l'azionario scende) che era ai massimi storici (2% del totale), è  rientrato ad un normalissimo 0.8%.  Il Put Call Ratio (media a 10 gg) ha recuperato 5 bps in pochi giorni. La Vix Term Structure, ovvero la  differenza tra il future sul Vix a 1 mese e quello a 3 mesi è sotto 0.8%, a indicare poco interesse per hedgiarsi contro un improvvisa correzione.

C'è poi il discorso della serie positiva, già  affrontato nel pezzo di ieri, che nel recente passato ha portato ad assestamenti, ma anche a nuovi massimi nel periodo immediatamente successivo alla correzione. Sempre Sentimentrader ha evidenziato un breadth trust, ovvero un rapido passaggio da appena un 10% di titoli dell'S&P 500 sopra la media mobile a 10 giorni (short term uptrend) ad un 80%. Questo tipo di fenomeno nel breve conduce a consolidamento ma a medio termine è un buon segnale.

Il rally è avvenuto nonostante un ulteriore incremento dei rendimenti, e rialzo delle commodities,  anche se il Nasdaq 100 (-0.14%) ha parzialmente accusato almeno il primo fenomeno.

Il promesso quadro sul Covid mostra chiaramente che il miglioramento è terminato, in UK dove il rialzo è evidente da tempo, e in Eurozone dove abbiamo salite percettibili in Germania, Francia e iniziali in Italia e Spagna. Andiamo ancora bene in Asia e negli USA, dove però il numero più  ridotto di vaccinati lascia intendere che siamo solo indietro.

UK continua ad essere un punto  di osservazione privilegiato. Tra i motivi della recente accelerazione, come per Israele in passato, il calo dell'immunizzazione (si erano vaccinati prima di noi in media) e una politica più  permissiva (niente mascherine o greenpass). I numeri, ancorchè  preoccupanti,  mostrano che la  progressione è più lenta che in passato per tutte le  serie (casi, ospedalizzazioni decessi). Speriamo che l'inverno non modifichi queste statistiche.

Si spera poi che una distribuzione rapida della terza dose possa smussare questo rialzo generalizzato in EU prima che prenda momentum. Relativamente  all'efficacia della terza  dose, il FT riporta uno studio portato  avanti da  Pfizer su un campione di 10.000 persone di età media 53 anni (oltre la  metà  tra 16 e 55  e  un quinto oltre 65). Secondo lo studio una terza dose di pari entità  ha un efficacia del 95.6% nel  proteggere dall'infezione (5 casi nel gruppo trattato contro 109 nel gruppo di controllo).

La seduta asiatica ha però smarrito il buon sentiment made in US: la maggioranza degli indici ha mostrato cali, a cominciare da Tokyo, assai pesante, apparentemente colpita dal rimbalzo dello Yen, dalla debolezza del tech, e delle auto. Frenate anche Hong Kong e le "H" shares cinesi, con il ritorno di Evergrande alla quotazione caratterizzato da un profondo rosso  (-12.5%). Capita che le trattative per la  vendita del 50.1% della controllata  Evergrande Property Services a Hopson Development Holdings per 2.6 bln $, per la  quale  l'azione era stata sospesa, sia saltata. Le vendite  del  colosso nella stagione autunnale sarebbero crollate del 97%.

In realtà il  settore property ha fatto bene stanotte, dopo che sia il Vice premier Liu He che il regulator hanno detto  che la situazione dell'immobiliare cinese è controllabile, e che Evergrande è un "caso a parte" (mah). Il colosso  avrebbe però  raggiunto un accordo  per una proroga del bond in scadenza da 250 milioni garantito,  scaduto 2 settimane fa,  e pare  che anche i creditori esteri, mai pagati,  e  il  cui periodo di grazia termina dopodomani per le cedole scadute a fine settembre, vogliano trattare. Vedremo cosa succederà. Poi, ieri le autorità hanno annunciato misure di contenimento del prezzo del carbone e oggi la China Energy Investment Corporation ha annunciato l'aumento di produzione del 7.5% nei primi 20 giorni di Ottobre. La  PBOC ha iniettato 90 bln Yuan netti di liquidità  a una settimana nel  sistema. Le "A" shares hanno quindi messo a segno un modesto  rimbalzo. Al  palo Taiwan e Sydney mentre Mumbai e Seul hanno ceduto qualcosa.

Le  esportazioni della Sud Corea per i primi 20  giorni di Ottobre hanno mostrato un rialzo del 36% anno su anno. L'aggiustamento per i giorni di lavoro fa  scendere il numero a 26%, in calo rispetto al 28% di Settembre scorso. L'import è  salito del del 48%  anno su anno (36% corretto) forse esaltato dall'aumento del costo dei carburanti. Pesano ovviamente gli ingorghi nelle catene di approvvigionamento.

La seduta europea è iniziata all'insegna del nervosismo, con gli indici rapidi ad accumulare ribasso. Successivamente si è avuto un parziale recupero e gli indici si sono inseriti in un laterale frazioni di punto sotto la parità. Sul fronte tassi le attese di inflazione hanno continuato a salire e a mettere pressione ai rendimenti.  L'inflation swap a 10 anni Eurozone ha superato il 2% per la  prima volta da inizio 2013, e il 5y sta a 2.1%, entrambi in salita di 5 bps. Questo nonostante le misure cinesi e il sentiment oggi abbiano causato un  bel ritracciamento di carbone, metalli industriali e petrolio. Il sentiment tendente all'opaco ha offerto un po' di supporto al $.

Nel pomeriggio un po' di dati in US:

  • Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione proseguono il loro calo, consolidando sotto 300.000. Corposo calo anche per il numero totale di percettori. Il trend di miglioramento è  ora significativo in questa serie, a indicare un mercato del lavoro sempre più tirato.
  • Il Philly Fed di Ottobre ha marginalmente deluso ma resta su livelli più che decenti, e i dettagli sono confortanti con i new orders +14.9pt a +30.8 e l' employment +4.4pt a +30.7.
  • Bene anche le new home sales di Settembre.

Wall Street è  partita in calo, ha tentato un recupero, è  andata in positivo, ma non ha tenuto e al momento oscilla poco sotto la  parità. Non è chiaro se allungherà la  serie, ma sembra che non sarà una seduta dotata di particolare direzionalità.

La chiusura europea vede perdite modeste per i principali indici, con i settori risorse naturali e energy oggetto di maggiori prese di beneficio, mentre auto, media e tech sono in controtendenza. Nonostante i rendimenti in rialzo, le banche sono rimaste deboli. In generale, l'indice Eurostoxx banks, che aveva fatto molto bene nella fase correttiva, non si è giovato di questa ultima fase di risk appetite, con i tassi in rialzo, il che è strano.

Si può trattare di una normale fase di consolidamento di un indice che ha outperformato a settembre e prima metà di ottobre, quando il resto soffriva. Ma anche di un campanello di allarme per la  crescita, in contrasto con il "reflation trade" osservato negli ultimi giorni.

Come accennato sopra i rendimenti chiudono in generale rialzo, sospinti dai breakeven inflation, coi tassi reali che calano sia in US che in EU. Il Dollaro rimbalza un po'. Tra le commodity, in forte calo, il più stabile è  l'oro.