Il 2020 è stato un annus horribilis anche per il turismo. In Italia tra luglio e settembre si è registrato un calo dei clienti di quasi il 64%, soprattutto clienti stranieri ridotti al 40% di un anno prima. La scorsa estate si sono registrati nel Bel Paese 74,2 milioni di presenze in meno e sono calati nei primi nove mesi dell’anno del 59% anche i viaggi svolti per motivi di lavoro in Italia. Blocco degli spostamenti, aerei a terra, lockdown, paura del virus hanno mantenuto la promessa di crisi fatta agli operatori di un’industria che vale circa il 14% del Pil italiano e un record di oltre 40 miliardi di euro nel 2019 in meno soltanto dagli stranieri.

Da gennaio ad agosto del 2020 i pernottamenti nelle strutture ricettive di tutta Europa si sono più che dimezzati. Da agosto ad oggi le cose sono cambiate, ma non sempre in meglio: una seconda ondata, l’avvio di una campagna vaccinale mondiale, spiragli di luce in fondo a un tunnel ancora reso pericoloso dall’incombere della terza ondata della pandemia e dalle varianti. Eppure nel settore c’è ancora chi non teme la speranza (con la s minuscola) e lancia nuove formule per un Paese ingessato da una crisi interminabile, relegato nei limitati spazi dello smart working, inceppato dagli stop-and-go dei confinamenti. 

È il turismo delle ville e dei casali, la nuova versione di un Decamerone dell’allontanamento dal virus e dalla società che lo veicola. Il tour operator specializzato in questa fascia di mercato Emma Villas ha registrato nel 2020 più di 2.200 prenotazioni e oltre 3.200 settimane di soggiorni in 14 regioni. In un anno difficile per affitti brevi e turismo, non è poco.

Turismo Italia: la sfida di ville e casali alla crisi

“Nonostante l’emergenza globale abbia portato a un calo del 74% degli arrivi di turisti nel mondo, il settore dell’affitto di ville e casali di pregio ha registrato una contrazione più contenuta del fatturato, a testimonianza di una buona capacità di reazione a una situazione eccezionale”, afferma in una nota il tour operator. Nelle sue strutture Emma Villas ha registrato l’anno scorso prenotazioni in media di una settimana e mezzo, una spesa di circa € 5.100 a prenotazione per proprietà affidate in esclusiva a un solo gruppo di ospiti (da 4 a oltre 20 persone a soggiorno). Niente male verrebbe da dire, se si calcola che 2.200 prenotazioni per una media di 5.100 euro ciascuna fanno oltre 11,2 milioni di euro. Ma più che il caso di questa società che gestisce gli immobili di circa 430 proprietari, ciò che interessa è l’osservatorio del gruppo presieduto da Giammarco Bisogno sul settore. 

Perché il turismo in villa è stato fortemente condizionato, a volte persino incoraggiato, dalla pandemia dell’ultimo anno, perché il suo ritratto è un tassello del difficile puzzle della reazione di un’industria miliardaria – quella del turismo – che ha a che fare con il prenderci cura del Bel Paese, come ha ricordato Mario Draghi nel suo discorso programmatico.

Turismo: una crisi globale, una reazione locale

Nel 2020 il turismo mondiale ha perso 1.300 miliardi di dollari (dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo), molto peggio di quanto visto con la crisi finanziaria del 2009 (11 volte tanto!). Gli stranieri in Italia nei primi nove mesi dell’anno della pandemia sono stati il 68,6% in meno. 

Non è tutto nero però, è questa la sorpresa. Nel campione degli affitti brevi di ville e casali analizzato da Emma Villas (i suoi clienti) il calo del fatturato è stato del 25%, non una bella performance, ma date le circostanze, un impatto gestibile, un segnale forse di resilienza.

Turismo Italia, le ricette per guardare oltre la pandemia

Nelle parole di Bisogno si intravede una fiducia rara per il settore turistico di questi tempi:

“Un settore che ha provato a trovare soluzioni nuove e innovative per garantire viaggi in termini di privacy, sicurezza e qualità. Questo risultato è stato possibile grazie ai proprietari, che ci hanno affidato in gestione le loro ville, rassicurati dagli investimenti fatti dall’azienda su sicurezza, innovazione e smart hospitality (per il self – check in ad esempio), ma anche grazie ai nostri connazionali che hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze in Italia. Se nel 2019, infatti, i nostri connazionali rappresentavano poco più del 13% del totale dei nostri ospiti, nel 2020 circa il 54% delle prenotazioni sono state confermate da italiani. A fare da traino nella passata stagione sono state: la Toscana con quasi 1.600 settimane prenotate, l’Umbria con oltre 500 settimane, le Marche e l’Emilia Romagna con circa 200 settimane”

In un anno difficile come il 2020 Emma Villas è riuscita ad aumentare del 10% circa le acquisizioni di proprietà e confida di registrare un trend simile anche nel 2021.

Il turismo in villa o casale, un affitto breve particolare che senz’altro ha generato una reazione specifica in tempi di Covid e di smart working, ha cercato dunque una reazione facendo leva su flessibilità e visione dei proprietari e dei fruitori, un ensemble che la nostra lingua italiana chiama con lo stesso nome di ospiti. 

Il segreto della reazione di questa fetta del turismo è quindi soprattutto dovuto, ancora una volta, agli italiani che hanno saputo crederci.

 

(Giovanni Digiacomo)