Giornata carica di novità per Unicredit. A partire dai dati del 2021 che superano su ricavi, costi e utile sottostante la guidance e permettono la conferma degli obiettivi per il 2022 (e forse qualcosa di più). La bussola strategica dell’amministratore delegato Andrea Orcel, dopo il fallimento delle trattative su MPS, è la restituzione di valore agli azionisti e quindi il gruppo annuncia una remunerazione per i soci di 3,75 miliardi di euro, di cui 1,17 miliardi da dividendi in contanti e 2,58 miliardi di euro da buyback. Sempre oggi Piazza Gae Aulenti ha confermato l’abbandono delle trattative per la banca russa Otkritie, a causa del contesto politico critico e un rafforzamento della partnership strategica nella bancassicurazione con la tedesca Allianz, sia in Italia, che all’estero. Dopo un avvio positivo e in controtendenza a mercati orientati al ribasso, le vendite però prevalgono anche sul titolo di Unicredit, che cede in queste ore l’1,86% e si riporta a 13,51 euro. La capitalizzazione di Borsa si restringe così a 30,65 miliardi, a fronte di un patrimonio netto tangibile a fine 2021 di 52,8 miliardi.

Unicredit: i numeri del 2021

I risultati dell’esercizio di Unicredit sono stati in crescita e oltre le attese. Intesa Sanpaolo ha confermato un buy con prezzo obiettivo a 16,9 euro; Citi ha ribadito un buy con target price a 15,7 euro; Jefferies (buy) e JP Morgan (overweight) hanno interpretato i dati come rassicuranti e promettenti.

Nel 2021 Unicredit ha registrato una crescita dei ricavi del 4,8% a 17,95 miliardi di euro incoraggiata soprattutto dal balzo delle commissioni (+12,1% a quasi 7 mld) e dei proventi di negoziazione (+16% a 1,64 mld circa) mentre il margine d’interesse ha ceduto il 4% a poco più di 9 miliardi. Il mol è cresciuto dell’11,2% a 8,15 miliardi e si è avvantaggiato di costi operativi inchiodati a 9,797 miliardi, esattamente lo stesso livello del 2020. A livello contabile il risultato dell’esercizio è passato da un rosso di 2,78 miliardi a un utile di 1,54 miliardi. L’utile netto sottostante è balzato da 1,26 a 3,9 miliardi di euro.

A fine periodo si contraggono di quasi un quarto i crediti deteriorati lordi a 16 miliardi di euro: sono circa il 3,35% dei depositi lordi da 477 miliardi. Il CET1 ratio pro-forma è al 14,13%, dunque anch’esso sopra la guidance. Il RoTE, il ritorno sul patrimonio netto tangibile spesso fondamentale nel nostro mondo bancario, si pone al 7,3% Dunque commissioni, disciplina dei costi, patrimonializzazione e restituzione di valore ai soci.

Il quarto trimestre di Unicredit ha una storia leggermente diversa, ma non muta il panorama generale. Nell’ultimo quarto del 2021 infatti la banca segna una perdita netta contabile di 1,4 miliardi di euro a fronte di un rosso da 1,18 mld a fine 2020. In realtà i maggiori indicatori mostrano performance anno su anno molto robuste, ma sul trimestre precedente si avverte una frenata. I ricavi da 4,43 miliardi crescono del 4,7% in un anno, ma sono stabili sul trimestre precedente che invece mostrava maggiori proventi da negoziazione (ma c’è anche un cambio di metodologia) e soprattutto un maggiore margine operativo netto. Nei tre mesi al 31 dicembre 2021 il margine d’interesse invia un buon segnale con una crescita del 6% e oltre sia su base trimestrale che annuale: a 2,4 miliardi di euro il saldo (ma influiscono poste positive non ricorrenti in Germania). Crescono anche le commissioni a 1,68 mld. Il mol da 1,96 miliardi di euro cresce del 10,3% in un anno, mentre il margine operativo netto cede il 31,7% sul trimestre precedente si porta a 1,15 miliardi di euro, ma va detto che un anno prima era negativo per 278 milioni. Il risultato netto sottostante del trimestre è 810 milioni il 26,8% in meno del trimestre precedente ma circa quattro volte quello del quarto trimestre del 2020.

Unicredit, le altre notizie

La banca di Piazza Gae Aulenti ha però detto molte altre cose. Ha confermato che le valutazioni iniziali sulla banca russa Otkritie sono state abbandonate a causa del momento politico: Unicredit resta in Russia, ma non è il momento di crescere. Sul delicato tema delle fusioni e/o acquisizioni, Andrea Orcel ha confermato i paletti della sua recente strategia: la banca ha dimostrato di poter crescere bene in maniera organica, si faranno operazioni straordinarie nei prossimi due se non intaccheranno la politica di distribuzione di valore agli azionisti. Sono quindi più probabili piccoli shopping, che grandi. Il gruppo non ha neanche intenzione di promuovere un’internazionalizzazione dell’asset management.

Importante poi il rafforzamento della partnership in Italia e all’estero con Allianz, dovrà coinvolgere non solo la Germania, ma anche tutta l’Europa Centrale e Orientale. Prevede nuovi investimenti per la digitalizzazione di diversi processi, per l’insure-banking e l’integrazione delle offerte e dei servizi. In gioco 15 milioni di clienti di Unicredit e 30 milioni di Allianz. Il rinnovo degli accordi è fino al 2027, ma già dal 2024 Unicredit avrà “flessibilità strategica”. Questo modello di partnership potrebbe fare ora da esempio per altre alleanze e in generale il numero dei partner assicurativi dovrebbe ridursi in maniera consistente, anche se non resterà soltanto Allianz.

Di certo l’Unicredit che viene fuori dal 2021 sembra decisa a crescere con le proprie gambe e a far leva sulla creazione di valore per gli azionisti. Ma il capitolo grandi operazioni di M&A con cui era cominciata l’era Orcel è archiviato.

(Giovanni Digiacomo)