La paura che la FED alzi i tassi a marzo, e poi ancora altre due o tre volte in questo 2022, ma soprattutto che già in marzo od aprile inizi la manovra di riduzione della montagna di titoli di stato acquistati dalla FED nel corso della pandemia, passando rapidamente dal Tapering al Tightening, ha fatto tremare le gambe ai mercati azionari anche ieri, per tutta la seduta europea e per la prima parte di quella americana.

Abbiamo così assistito alla terza caduta quotidiana consecutiva per Eurostoxx50 (-1,54%) e tutti gli indici europei, trascinati giù dalla pessima apertura americana, in gap ribassista e subito in profondo rosso, per oltre un’ora.

Il principale indice USA SP500 partiva già da 4 sedute negative consecutive, ed aveva il compito di non rompere il forte supporto della media mobile a 50 sedute, per non precipitare fino a 4.600, a testare la trendline rialzista che da ottobre in poi ha contenuto le correzioni dell’indice e favorito tutti i rimbalzi verso i numerosi massimi storici.

Il pessimo inizio non ha solo violato la media mobile senza neppure considerarla, ma ha visto il dominio dei venditori, che ben presto hanno spinto l’indice a raggiungere la trendline-ultima- spiaggia, a 4.600. Per qualche minuto la furia delle vendite ha dato l’impressione di voler travolgere anche questo baluardo, penetrando fino ad un minimo di 4.582. 

In quel momento SP500 perdeva il 2% ed il tecnologico Nasdaq100 sembrava capitolare, arrivando a 15.166, con una perdita provvisoria di -2,7%, ma soprattutto con il profondo sfondamento di quota 15.500, che due volte in dicembre aveva contenuto le paure dei venditori.

Mentre cominciavo già a cercare i successivi supporti, che non pensavo di dover individuare così presto, osservavo il forte ipervenduto sui grafici orari e pensavo che quello poteva essere il momento della verità per gli ottimisti, se ancora ce n’erano.

Se innumerevoli volte, negli ultimi due anni, la strategia di acquistare sui supporti nel corso di una correzione evidente (Buy the Dip, secondo il gergo dei trader USA) aveva dato ottimi frutti, ci trovavamo proprio nelle condizioni che avrebbero dovuto far uscire allo scoperto questi rialzisti incalliti.

E così è stato, poiché dalle 17 in avanti, e fino alla fine, gli acquisti sono tornati, gli indici hanno effettuato una rimonta che ha dell’incredibile, almeno quanto la scivolata della prima ora, ed il ribasso è stato praticamente annullato, con SP500 che ha chiuso la seduta a 4.670, in lievissimo calo (-0,14%) ma con il recupero di quasi il 2% dai minimi. Ma soprattutto ha falsificato sia la rottura della trendline che quella della media mobile.

Nasdaq100 si è esaltato ancor più, riuscendo a cancellare tutte le perdite e a tornare addirittura in positivo (+0,14%), ma soprattutto a recuperare il supporto che nella prima ora aveva travolto.

Possiamo quindi dire che il Buy the Dip ancora una volta ha fatto la prima parte del suo dovere, quella di contenere le vendite e provocare il rimbalzo.

Ora viene la parte più difficile e non scontata, poiché far rimbalzare un indice in forte ipervenduto è quasi ordinaria amministrazione per le mani forti, ma per trasformare un rimbalzo in un trend c’è bisogno della partecipazione del grosso degli investitori, e che arrivi qualche notizia che tranquillizzi i mercati, dopo la paura suscitata la scorsa settimana dai verbali del FOMC.

L’occasione potrebbe presentarsi oggi, dato che Powell è atteso all’audizione di conferma davanti al Congresso, che dovrà votare il rinnovo del suo mandato, dopo averlo adeguatamente “intervistato”.

È possibile che, se Powell lancerà messaggi rassicuranti, si stemperino le paure dei mercati ed il rimbalzo possa ancora camminare.

Ma il percorso sarà accidentato e non scontato, poiché, giova ripeterlo, trasformare un rimbalzo in una inversione non è mai un gioco da ragazzi.