La buona intonazione mostrata oggi dal Ftse Mib ha contagiato anche le utility, gran parte delle quali però ha evidenziato meno forza relativa rispetto all'indice di riferimento.

Utility in rialzo, tranne Snam e Terna

A indossare la maglia rosa è stata Enel che ha messo a segno un progresso del 2,41%, tallonato da A2A che è salito del 2,11%, mentre Italgas ed Hera si sono apprezzati dello 0,9% e dello 0,86%.

Diverso il discorso per Terna e Snam che si sono mosse in controtendenza, cedendo rispettivamente lo 0,03% e lo 0,04%.

Utility in salita: bene i BTP, crolla lo Spread

I titoli del settore utility hanno trovato sostegno nelle buone indicazioni arrivate dal mercato obbligazionario.
Lo Spread BTP-Bund è crollato e ha accusato una pesante flessione del 5,03% a 232,83 punti base, mentre gli acquisti sui BTP hanno favorito un calo dei tassi, con il rendimento del decennale sceso dello 0,96% al 3,22%. 

Utility: Governo esercita poteri sostitutivi

Le utility sono rimaste sotto i riflettori sulla scia delle novità arrivate dal fronte politico. 

In linea con la nuova legislazione approvata per accelerare la transizione energetica e gli impianti Rinnovabili, il Governo ha esercitato poteri sostitutivi, approvando 11 progetti eolici per un totale di 452 MW.

A norma dell’articolo 7 del decreto Aiuti, l’approvazione sostituisce a tutti gli effetti la VIA, ossia la procedura di autorizzazione ambientale).

Secondo gli analisti di Equita SIM si tratta di una notizia positiva per il settore Renewables, che riguarda quindi titoli come Enel, Iren, Erg, A2A, Alerion ed ENI.

La mossa del Governo sottolinea il suo intento di accelerare sul fronte autorizzativo, anche con l’esercizio di poteri sostitutivi sia efficace.

Da verificare la presenza tra i progetti sbloccati di assets di pertinenza delle società quotate.

Utility: solida la situazione italiana sul gas

Quanto alle ultime novità, segnaliamo che il MISE; ossia il Ministero dello Sviluppo Economico,  ha presentato il Piano gas aggiornato con i dati più recenti su diversificazione, stoccaggi e capacità di risparmio energetico.

Secondo il Ministro, per l’industria italiana non ci sarebbe necessità di misure di contenimento drastico della domanda.

Per l’Italia la riduzione della domanda concordata è del 7%. Il risparmio per il secondo semestre dell'anno è conteggiato in 2,6 miliardi di metri cubi, che al netto dei contributi delle rinnovabili e del termoelettrico a carbone, scende a solo 1 miliardo di metri cubi da risparmio termico.

Sul 2023 il risparmio salirebbe a 7,3 miliardi di metri cubi per salire a 10,9 miliardi nel 2025.

Il Ministro ha ribadito che l’indipendenza dal gas russo arriverà nel 2024. Negli anni il risparmio termico si attesterebbe sempre sui 2 miliardi di metri cubi, mentre il ruolo più importante per sostituire il gas sarebbe assicurato dalle Renewables che permetterebbero di risparmiare 7,3 miliardi di metri cubi al 2025. Questa è la sfida principale.

Utility: gli interventi in Italia per il contingentamento della domanda

Per il contingentamento della domanda per ora sono indicati solo interventi come "la riduzione di temperatura pari a 1 grado del riscaldamento residenziale pubblico e privato e la riduzione di un’ora giornaliera".

Infine, il Ministro della Transizione ecologia, Roberto Cingolani, ha insistito sull’introduzione di un Price cap europeo sul gas, per evitare la corsa all’incremento dei prezzi che andrebbe a vantaggio dei paesi con maggiori disponibilità.

La proposta della Grecia per ridurre i prezzi dell'energia

A livello europeo è inoltre emersa una proposta da parte della Grecia per far fronte alla crisi del gas, che prevede la separazione del mercato elettrico in due distinti settori con prezzi autonomi: uno per le fonti rinnovabili e il nucleare e l’altro per il gas e il carbone.

In questo modo si otterrebbero significativi risparmi grazie ai prezzi più bassi del primo mercato renewables/nuclear che coprirebbe i due terzi della domanda.

Secondo gli analisti di Equita SIM, una soluzione di questo genere, qualora accompagnata dall’imposizione di Cap con prezzi bassi, sarebbe negativa per le società esposte all’idroelettrico ed alle renewables merchant come Enel, A2A, Iren ed ERG.