La seduta odierna si avvia alla conclusione con il segno meno anche per le utility che, dopo la debolezza di ieri, anche oggi sono state colpite dalle vendite, complice l'andamento pesante del Ftse Mib.

Utility in ribasso. Pesa negativa intonazione del Ftse Mib

A pagare il conto più salato nel settore di riferimenti è Italgas che, dopo essere rimasto a galla ieri, scende oggi dell'1,73%, seguito da Hera ed Enel che arretrano dell'1,57% e dell'1,45%, mentre Terna e Snam viaggiano in rosso rispettivamente dell'1,19% e dello 0,87%, seguiti da A2A che mostra un calo più contenuto dello 0,64%.

Utility zavorrate dal crollo dei BTP. Corre lo Spread

Le utility oggi risentono da una parte dell'intonazione molto negativa del Ftse Mib e dall'altra delle indicazioni pesanti che arrivano dal mercato obbligazionario.

Lo Spread BTP-Bund viaggia in rally del 3,46% a 104,7 punti base, ma a penalizzare maggiormente le utility è il sell-off sui BTP che si traduce in un'impennata del rendimento a 10 anni, con un balzo del 7,92% allo 0,858%.

Intanto, le utility continuano a mostrare debolezza sulla scia del tema del caro-bollette che domina ormai la scena da qualche tempo. 

Utility: la proposta di Cingolani per ridurre gli oneri in bolletta

Secondo quanto riportato da Milano Finanza, il Ministro della transizione ecologia, Roberto Cingolani, starebbe studiando una ipotesi di riduzione del costo delle bollette che ruota intorno all’eccesso di produzione rinnovabile (20%) rispetto ai target europei per il 2020 (17%).

Secondo la proposta, l’Italia potrebbe vendere l’eccesso di produzione a paesi che sono più in ritardo rispetto al raggiungimento dei target, destinando i proventi al finanziamento degli oneri di sistema che rappresentano circa il 20% della bolletta, consentendo il loro spostamento sulla fiscalità generale e riducendo il costo della bolletta stessa

Utility: Equita scettica sulla proposta del Ministro Cingolani

Sebbene si tratti di una indicazione positiva, per la volontà del Governo di non intervenire con misure di claw back, come accaduto in Spagna, gli analisti di Equita SIM non capiscono come questo possa realizzarsi concretamente, motivo per cui restano da verificare le intenzioni effettive del Governo.

L’eccesso di produzione rinnovabile (RES), infatti, non è un eccesso rispetto alla domanda complessiva di energia, ma solo rispetto ai target dell'Unione Europea.

Spostare flussi di produzione RES all’estero, infatti significa richiedere maggiore produzione Termoelettrica in sostituzione per servire la domanda Italia.

L’acquirente unico, infatti si troverebbe ad acquisire maggiori quantità termo sul mercato elettrico, a condizioni di prezzo del Gas, che diventerebbe price setter per un numero maggiore di ore.

A detta di Equita SIM, il cash in generato, potrebbe quindi essere riassorbito dai maggiori prezzi elettrici causati dallo spostamento di produzione RES.

Per gli esperti resta quindi da verificare quali siano le reali intenzioni del Governo su questo tema.