Il petrolio WTI ha fatto molta strada da quando è sceso in territorio negativo durante il culmine del panico da coronavirus. A circa -40 dollari al barile era abbastanza surreale e, personalmente, lo abbiano anche suggerito come trade speculativo di breve (con un paio di clienti che hanno aderito, avendo parecchio coraggio e, forse, incoscienza).

Le scorte di petrolio all'epoca si stavano esaurendo, i trader stavano scaricando barili a prezzi sotto lo zero, si trattava di un momento senza precedenti. Tuttavia, andando avanti veloce, siamo a meno di un anno da allora, e il petrolio si sta avvicinando di nuovo ai 60 dollari.

È probabile che i produttori di petrolio dell'OPEC+ (l'OPEC allargato alla Russia) si attengano ai loro tagli di produzione. Questo dovrebbe limitare l'offerta di petrolio che arriva sul mercato. Inoltre, è probabile che la domanda di petrolio aumenti, dato che la pandemia di coronavirus comincerà ad attenuarsi nella seconda metà di quest'anno e nel 2022.

Inoltre, è probabile che l'inflazione aumenti anche verso la fine dell'anno e l'anno prossimo. Di conseguenza, il petrolio è probabilmente diretto più in alto da questi livelli, possibilmente verso i 70-80 dollari, forse anche entro la fine di quest'anno.

La dinamica della domanda e dell'offerta

La dinamica della domanda e dell'offerta di petrolio è probabilmente il singolo driver più importante per i prezzi di questa materia prima.

Abbiamo visto i prezzi del petrolio precipitare in territorio negativo durante il culmine della crisi del coronavirus, come detto. Questo era in parte dovuto ad uno shock estremamente forte sul lato della domanda globale dell'equazione che porta al prezzo dell'oro nero. Tuttavia, dall'altro lato, mentre la domanda è caduta precipitosamente, i maggiori produttori di petrolio hanno continuato ad estrarlo, essenzialmente riempiendo il mercato di petrolio.

Tuttavia, le cose sono molto diverse adesso. L'Arabia Saudita e la Russia hanno accettato di estendere i loro tagli alla produzione di greggio. Questa mossa mette pressione sulle altre nazioni OPEC+, inducendole a rispettare, a loro volta, i loro tagli alla produzione.

Inoltre, stiamo vedendo svolgersi una precisa dinamica della domanda e dell'offerta nei mercati, mentre si osserva più grande del previsto il declino delle scorte di petrolio degli Stati Uniti in molti dei recenti dati economici.

Un fattore importante da considerare è che molti dei maggiori produttori di petrolio dell'OPEC, come l'Arabia Saudita, la Russia e molte altre nazioni, sono in via di sviluppo o sono essenzialmente paesi del terzo mondo, nonostante le grandi scorte di petrolio che posseggono, ed i ricavi che ne derivano.

Quindi, le entrate del petrolio rappresentano una grande porzione del PIL di questi paesi, così come i loro bilanci. Per il bene della stabilità e di un certo livello di prosperità, è essenziale (geopoliticamente parlando) che il petrolio venga mantenuto ad un prezzo "accettabile" per queste nazioni.

Un prezzo accettabile è intorno ai 55-65 dollari; tuttavia, un prezzo preferibile è notevolmente più alto. Naturalmente, più alto è il prezzo, meglio è (entro certi limiti), ma un probabile intervallo più basso per un "prezzo del petrolio preferibile" è probabilmente intorno ai 70-80 dollari, e probabilmente è dove il petrolio è diretto entro la fine del 2021.

Nel frattempo, il coronavirus si indebolisce

Man mano che il coronavirus allenta la sua presa sull'economia globale, è probabile (e auspicabilmente certo) che la domanda di petrolio aumenti. Vediamo che la domanda di questi primi anni '20 è scesa un po' rispetto a quella storica, ma la crescita sembra essere scesa solo marginalmente in territorio negativo. In effetti, ci si aspettava un calo maggiore a causa della pandemia del coronavirus.

Ora, la buona notizia è che probabilmente vedremo una crescita robusta quest'anno, e forse anche negli anni futuri. Si prevede che la domanda globale di petrolio salga di circa il 2% quest'anno, diventando uno dei migliori anni di crescita per questa materia prima nell'ultimo decennio. Inoltre, nonostante la crescita degli anni futuri sia considerata in leggero calo, non ci si aspetta che questo fatto abbia un impatto troppo negativo sul prezzo.

La parola chiave qui è inflazione

Sì, l'inflazione, che sembra essere piuttosto tranquilla in questo momento (come da oltre un decennio), non è probabile che rimanga tale a lungo. In effetti, l'inflazione CPI negli States (che sono il riferimento del WTI e, per esteso, del mondo) è stata circa l'1,2-1,4% negli ultimi mesi.

Qualcuno potrebbe dire "wow, è piuttosto basso come valore". In effetti, non è molto alto, ma mettiamolo in un contesto più ampio. L'inflazione CPI ci sta essenzialmente dicendo che molti dei prezzi che ci circondano sono più alti ora di quanto fossero un anno fa. In effetti, questo fatto è stato costante durante tutta la pandemia del coronavirus.

Ciò è stupefacente. Ampie porzioni delle economie globali sono state chiuse a causa di vari stati di lockdown, alcune parti si sono fermate del tutto, innumerevoli persone hanno perso il lavoro, il PIL è caduto da in un precipizio per un po' praticamente ovunque, e in tutto questo tempo abbiamo i prezzi intorno a noi aumentare.

In uno scenario "normale" vedremmo probabilmente verificarsi quel fenomeno noto come deflazione, ma invece stiamo vedendo il contrario.

Di chi è la colpa?

Bene, questo fenomeno appena descritto è in gran parte dovuto alla FED e alle altre grandi banche centrali di tutto il mondo. Per semplicità, concentriamoci sulla Fed, la banca centrale più influente del mondo.

La politica continua dei tassi a zero, le protezioni e i salvataggi multimiliardari, insieme al "QE illimitato", stanno facendo esplodere il bilancio della FED. Esso è quasi 10 volte superiore a quello che era prima della crisi finanziaria del 2008, ed è quasi raddoppiato solo negli ultimi 18 mesi.

Questo è un fatto senza precedenti, e fa sembrare l'allentamento quantitativo del 2008 come un'inezia in confronto a ciò che sta accadendo adesso. Inoltre, mentre c'erano aspettative che la Fed potesse alla fine "normalizzare" i tassi e scaricare il suo bilancio dopo la crisi del 2008, ciò si è dimostrato un pio desiderio alla fine del 2018.

L'economia non è stata in grado di funzionare efficacemente come si desiderava, e crescere in un ambiente di tassi crescenti e di restringimento quantitativo (quantitative tightening).

Pertanto, ci si aspetta che il bilancio della FED continui ad espandersi ulteriormente. Inoltre, non si pensa che la FED sarà in grado di ridurre notevolmente il suo bilancio in futuro, né l'economia statunitense sarà in grado di sopportare tassi di interesse sensibilmente più elevati in futuro. Almeno un futuro di qui a qualche anno, forse almeno fino alla fine del decennio.

L'espansione del bilancio della FED si traduce nell'espansione della base monetaria degli Stati Uniti. Il fenomeno sottostante crea una tempesta perfetta perché l'inflazione si materializzi in futuro. Se stiamo vedendo l'inflazione quando normalmente dovremmo vedere la deflazione, cosa succederà quando l'economia inizierà ad espandersi notevolmente nel secondo trimestre del 2021 e nel 2022, come tutti si attendono?

E' piuttosto chiaro che l'inflazione rischia di diventare un po' più elevata, e non si crede che la FED sarà in grado di mettere in campo i suoi soliti strumenti per raffreddarla velocemente. Se il denaro facile smette di fluire, l'economia potrebbe bloccarsi di nuovo, dopotutto (il mercato economico, e non solo quello finanziario, è parecchio "drogato" da queste condizioni di facile liquidità).

Se i tassi d'interesse diventano più alti, l'attività economica rallenterà, come sempre succede. Inoltre, gli enormi carichi di debito in ogni segmento dell'economia, dei consumatori e del governo potrebbero diventare ingestibili e troppo costosi da gestire.

In conclusione

Non c'è davvero molto che la FED possa fare per raffreddare l'inflazione in futuro senza danneggiare l'economia. Quindi, è probabile che l'inflazione aumenti, magari gradatamente, nei prossimi anni.

Questo fatto è chiaramente molto rialzista per il petrolio e altri asset reali.

Inoltre, una volta che consideriamo il quadro della domanda più forte accoppiata con l'offerta limitata, il petrolio è probabilmente diretto notevolmente più in alto rispetto agli attuali livelli. 

Qualche titolo su cui investire

Sebbene di solito si eviti di dare nomi singoli, ci sono investitori che preferiscono singole società a strumenti finanziari più complessi come fondi e/o ETF. Per questi elenchiamo qualche player di pregio, con vantaggi rispetto ad altri.

Exxon, per esempio, uno dei nomi migliori e più stabili nel settore. Il titolo è in leggero ritracciamento, ma la tendenza generale al rialzo è molto marcata. Exxon piace per la sua stabilità e la sua redditività molto forte. Le azioni sono scambiate a 16 volte le stime di consenso del P/E del 2022, la società è proiettata a fornire una crescita delle entrate di circa il 24% quest'anno e del 12% l'anno prossimo, ed paga un dividendo molto buono del 7,2%.

Anche BP è interessante. I guadagni di questa società potrebbero non essere stabili come quelli di Exxon, ma è a buon mercato come prezzo. BP è scambiata solo a circa 8,8 volte le sue stime EPS di consenso per il 2022, si prevede che i ricavi crescano di circa il 30% quest'anno e di circa il 10% l'anno prossimo, e paga un dividendo di circa il 6%.

Schlumberger è uno dei fornitori di servizi petroliferi preferiti. Questo leader dell'industria scambia a circa 17,5 volte le stime di consenso EPS del prossimo anno, si prevede che accresca il fatturato di circa il 12% il prossimo anno, e paga un dividendo di circa il 2%. Mentre il dividendo non è alto in questo momento, è comunque probabile che cresca man mano che l'azienda diventa più redditizia in futuro.

Valero Energy è un altro titolo interessante. Scambia a circa 14 volte le stime EPS di consenso del 2022, si prevede che i ricavi crescano di circa il 15% l'anno prossimo, e paga un dividendo di oltre il 6%.

Infine c'è Lukoil, il gigante del petrolio russo. Questa società è estremamente redditizia ed è abbastanza economica, in questo momento. Lukoil è scambiata solo a circa 10 volte le stime EPS del prossimo anno, e paga un dividendo di circa il 7%.