Chiusura sui minimi ieri sera per Wall Street, con l'S&P 500 a -0.91%. La motivazione ufficiale sembra essere il newsfow su Omicron, con le ospedalizzazioni in Sud Africa che crescono, le dichiarazioni allarmate in UK, dove si è avuto il primo morto ufficiale per la nuova variante, e il primo caso in Cina, dove Omicron minaccia di essere un bel problema, per la sua contagiosità che potrebbe mettere in crisi la strategia "zero covid", che finora ha tenuto i numeri del Dragone molto bassi. Certo, il fatto che il Nasdaq 100, considerato più resiliente al Covid, abbia perso l'1.53% e il FAANG index il 2.68% lascia intendere che c'è dell'altro. Chiaramente, le attese per il FOMC di domani sera si sono fatte via via più aggressive, con il consenso che (a mio modo di vedere) si attende un raddoppio del ritmo del tapering (-30 bln al mese) in modo da finire entro marzo, e almeno un paio di rialzi dei tassi nel 2022, di cui il primo entro i primi 6 mesi (qui un pezzo di CNBC che esprime più o meno questi concetti). Notare che la curva dei Fed Funds ne sconta già quasi 3 di rialzi da 25 bps.

In effetti Powell domani sera per sorprendere il consenso in direzione hawkish dovrebbe impegnarsi sul serio, ed è possibile che, se il FOMC dovesse deliverare meno di quanto sopra, avremmo una reazione opposta, sui tassi monetari e sul $. Certo, l'azionario, pure con i recenti cali, il cui merito va certamente diviso con Omicron, non è che sconti chissà quale tightening, per cui diciamo che abbiamo un quadro un po' misto, con la parte breve della curva ed eventualmente il mercato dei cambi che prezzano un outcome solido, e il resto che è un po' più in attesa degli eventi.

Resta il conundrum di una curva dei tassi USA che, con un'inflazione headline parente del 7% e una core parente del 5%, prezza i Fed Funds all1.4% entro 24 mesi, ma colloca il tasso a 10 anni treasury all'1.4% (sia pure con la collaborazione recente di un mood risk adverse). L'interpretazione macroeconomica è che il mercato vede un tasso di lungo periodo (o "naturale") molto basso. In altre parole, un ritorno alle condizioni pre Covid di crescita e inflazione tiepide. Personalmente, nel breve, non ci credo nemmeno un po'. Ritengo che l'economia USA si sia surriscaldata e i prezzi correranno parecchio, costringendo Powell e C. ad una bella rincorsa, che agiterà le acque l'anno prossimo. Una cosa però va detta. Come si nota da questo grafico, mentre le ultime 2 serie di rialzi dei Fed Funds si erano concluse rispettivamente al 6.25% (2000) e al 5.5% (2007), l'ultima ha fatto in tempo ad arrivare solo al 2.5% prima che, nella seconda metà del 2018, i mercati si accartocciassero e costringessero Powell a fermarsi e a iniziare il cosiddetto "non QE" (gli acquisti di Tbill per aggiungere liquidità al sistema), e poi tagliare i tassi nella seconda metà del 2019.

In pratica l'ultima serie di rialzi ha un'estensione meno della metà della precedente. Considerando che da quel particolare periodo il debito USA (e in generale la leva globale) è salito di parecchio, l'idea che quel target risulti irraggiungibile, e che la fed sia costretta a fermarsi prima, non sembra nemmeno tanto campata per aria.

Tornando ai mercati, la seduta asiatica non ha gradito ovviamente il voltafaccia di Wall Street ieri sera, anche se in realtà gli unici indici, tra i principali, a mostrare perdite rilevanti sono Hong Kong e le "H" shares cinese, depressi dall'ennesimo crollo del settore property, dopo che Shimao Holdings ha annunciato un accordo intragruppo che ha alimentato speculazioni sulla sua solvibilità, facendo crollare i titoli del 32%. A causa di ciò, Evergrande ha aggiunto un altro -7% al suo personale bear market. Moderatamente negativi tutti gli altri indici tranne Sydney, invariata.

L'azionario europeo in apertura ha provato a rimbalzare dai livelli a cui l'aveva proiettato ieri la debolezza pomeridiana di Wall Street, mostrando una vena discreta, in relativo. La cosa è durata lo spazio di mezza mattina e poi il movimento è evaporato. La progressiva debolezza ha avvolto anche le commodities, ma l'incombere dei meeting delle 4 banche centrali (FED domani, ECB e BOE giovedì, BOJ venerdì) ha tenuto in scacco i bond.

In tarda mattinata, lo Small Business Optimism USA di novembre è rimasto stabile, in linea con le attese. Ma di questo indice ci interessa, in questa fase, l'indicazione per il mercato del lavoro, con le difficoltà di assumere sempre ai massimi, che lasciano intendere un ulteriore aumento delle pressioni salariali. Si nota nell'indice un calo delle intenzioni di assunzione, che può essere legato alle richieste rilevanti dei candidati, che scoraggiano le piccole aziende, costrette a competere per la forza lavoro.

Ma il vero shock è arrivato nel pomeriggio con la pubblicazione dei prezzi alla produzione di dicembre. Numeri parecchio sopra attese e al record storico (anche se la serie non è così lunga).

Su un potenziale impatto di questi numeri sui prezzi al consumo dei prossimi mesi, il grafico anno su anno delle serie final demand, e core è abbastanza eloquente.

Proprio un dato ideale da far uscire il giorno prima del FOMC in cui la FED è vista annunciare ufficialmente un'accelerazione nel ritiro dello stimolo monetario. Naturalmente le attese di una Fed aggressiva si sono alimentate e il dollaro ha ripreso la via del rialzo. Wall Street ha aperto in ribasso, e dopo l'immancabile tentativo di riportarsi in positivo, ha ripreso a scendere accumulando un buon passivo, e con il tech ad alti multipli a battere la strada, e solo le banche e i finanziari, che hanno da guadagnare da tassi in rialzo, in controtendenza.  Viste le circostanze, i rendimenti hanno mantenuto la tendenza a salire e le commodities e l'oro hanno perso ulteriore terreno.

Ovviamente la chiusura delle borse europee è negativa, anche se la buona vena delle banche ha tenuto a galla Milano e soprattutto Madrid. Dopo la chiusura Wall Street ha iniziato un parziale recupero, comprensibile dopo oltre 2 punti di discesa quasi ininterrotta dall'apertura di ieri, occorsa in un periodo di buon momentum rialzista. Vedremo dove sarà la chiusura. Ma il nervosismo in vista di domani sembra destinato a permanere, almeno fico al FOMC. Dopodiché, dipende da quello che dirà Powell, ma l'impressione personale è che se non risulterà troppo prudente, il mercato dei tassi sarà rapido a ripristinare un po' di differenza tra lo scenario FED e la sua personale "view".

E il Covid e la variante Omicron? Una notizia cattiva e una buona. la prima è che a giudicare da quanto avviene in Sud Africa, dove i casi volano, la nuova variante sembra destinata a far fare nuovi massimi ai casi nella maggioranza delle parti del mondo.

La seconda è che il nuovo farmaco di Pfizer (Paxlovid) ridurrebbe dell'89% il rischio ospedalizzazione, in base ai primi test. Decisamente positivo, visto che alla fine sono le ospedalizzazioni ormai a guidare le politiche di contenimento, più che i casi.