Forse ci siamo. Secondo quanto rivelato da MF i tecnici del MEF stanno limando i dettagli di una nuova proposta per la vendita della quota di Banca MPS da presentare la prossima settimana ai potenziali acquirenti. Quello con Unicredit resta l'abbinamento preferito ma convincere l'a.d. Orcel sarà dura.

MPS accelera: il MEF vuole chiudere la vendita

Brusca accelerazione oggi in borsa per Banca MPS. In mattinata il titolo è anche passato in asta di volatilità per eccesso di rialzo. Gli acquisti sono scattati in scia alle indiscrezioni di MF riguardo al dossier dell'uscita del MEF (il Ministero dell'Economia e delle Finanze) dal capitale di Rocca Salimbeni.

Lo Stato italiano è azionista di controllo di MPS con il 64,23% (dati Consob), partecipazione acquisita dopo l'ultimo aumento di capitale con il nulla osta della Direzione Generale Concorrenza (DG Comp) della Commissione Europea: in altre parole, l'autorità antitrust di Bruxelles diretta da Margrethe Vestager. L'autorizzazione della DG Comp era però condizionato all'uscita del MEF dall'azionariato entro un termine poi prorogato a metà 2022.

MEF con le spalle al muro: molte concessioni per cedere la quota di MPS

Sostanzialmente il governo è obbligato a cedere la quota e deve farlo anche in fretta. Questo lo pone in una condizione sfavorevole nei confronti dei potenziali acquirenti, i quali sanno molto bene che il MEF sarà costretto a fare molte concessioni per centrare l'obiettivo entro il termine prestabilito.

E in effetti le cronache ci dicono che nei mesi scorsi da via Venti Settembre sono giunte proposte piuttosto generose comprendenti le DTA (conversione delle imposte anticipate in crediti d'imposta per 2,2 miliardi di euro) le garanzie contro gli ingenti rischi legali di MPS (pari a circa 10 miliardi) e una corposa pulizia di bilancio (l'operazione AMCO da oltre 7 miliardi). La nuova proposta, che dovrebbe essere presentata la prossima settimana, prevedrebbe ulteriori concessioni a livello di crediti deteriorati e forse (ma qui la questione è politica) di DTA.

MEF: difficile convincere Unicredit ad integrare MPS

Nonostante tutto questo sarà molto difficile convincere Unicredit, l'istituto che il governo sembra aver da tempo individuato come partner ideale di MPS. Il nuovo a.d. Andrea Orcel, secondo quanto riferito la scorsa settimana dal Messaggero, ha deciso di focalizzare l'attenzione sul rilancio della rete piuttosto che puntare su acquisizioni (che non vengono escluse totalmente ma messe in secondo piano). Questo sembrerebbe mettere una pietra tombale sui progetti del MEF.

Ma ovviamente l'indiscrezione del Messaggero potrebbe essere frutto di una strategia del manager finalizzata a spuntare condizioni sempre più favorevoli per integrare MPS. Secondo Reuters, Orcel vorrebbe anche una garanzia contro l'emersione di futuri crediti deteriorati simile a quella di cui beneficiò Intesa Sanpaolo nell'operazione Veneto Banca-BP Vicenza.

Insomma le trattative proseguono con il rischio che il MEF sia costretto a chiedere ulteriori proroghe a DG Comp e con l'incombere dei risultati degli stress test in calendario il 30 luglio. Da questi ultimi dipende anche l'aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro che MPS si è impegnato con la BCE a realizzare entro aprile prossimo: se dagli stress test dovesse emergere una particolare fragilità della banca senese le richieste di Unicredit potrebbero diventare ancor più pressanti.

(Simone Ferradini)