La serie di 5 sedute negative consecutive, che l’indice USA SP500, il faro dell’azionario globale, ci ha mostrato dal 3 al 10 settembre è stata la più lunga dal mese di marzo dello scorso anno, sebbene la strada percorsa in retromarcia non sia stata molta: meno del 2% di calo dal massimo storico del 2 settembre.

Perciò dobbiamo considerare l’evento come correttivo, anche se la ferita lasciata sul grafico assomiglia ad un semplice graffio di poco conto e, in base alle regole un po’ semplicistiche che vanno di moda a Wall Street, questo calo non avrebbe ancora nemmeno i connotati della correzione lieve, essendo ampiamente inferiore ai 5 punti percentuali.

Dobbiamo però accontentarci, perché il toro è tornato a scalpitare da aprile dello scorso anno e la sua vitalità ha reso le poche sortite dell’orso così timide da non riuscire a graffiare più di tanto il trend rialzista.

Occorre perciò chiederci se il poco ribasso che abbiamo visto nelle ultime sedute sia sufficiente ad esaurire questa timida correzione. La seduta di ieri ci ha dato qualche indicazione.

Al mattino ci ha mostrato una discreta vitalità dell’azionario europeo, che ha tratto fiducia dall’ennesima seduta positiva di Giappone e Cina ed ha mostrato un buon recupero, fino a portarsi su rialzi vicini al punto percentuale all’ora di pranzo, sia su Eurostoxx50 che sui principali indici nazionali di Eurolandia.

Sappiamo bene che un rialzo senza Wall Street va preso con beneficio di inventario. Infatti, all’apertura del mercato USA l’indice SP500 si è adeguato all’ottimismo asiatico ed europeo solo per pochi attimi e, dopo un’apertura in gap rialzista, ha pensato bene di tornare sui valori finali di venerdì, vivacchiando intorno alla parità fino alle 19. 

La scarsa vena di Wall Street ha messo il sale sulla coda agli indici europei, che hanno passato la seconda parte del loro pomeriggio a restituire circa la metà di quanto guadagnato al mattino, riuscendo comunque a chiudere in positivo (Eurostoxx50 +0,46%).

Alle 19 senza particolari motivi, l’indice USA ha accusato un nuovo attacco di debolezza, che lo ha portato a raggiungere il suo successivo obiettivo ribassista, indicato nel commento di ieri: la linea di tendenza che costituisce il bordo inferiore del canale rialzista di medio periodo. E’ quello che guida, come un rettilineo in salita, tutto il rialzo attuato da novembre dello scorso anno in poi. 

Toccato alle 20,30 circa questo bordo a 4.446 e con precisione millimetrica, il mercato è stato costretto negli ultimi 90 minuti della seduta a mettere sul piatto le sue intenzioni. Su o giù. 

Il primo goal della partita lo hanno segnato i compratori, realizzando un primo rimbalzo di una decina di punti indice. Ma qui è arrivato il contropiede dei venditori, che hanno spinto in basso l’indice per la seconda volta  sul minimo di 4.446. Ma non oltre. 

Il potenziale doppio minimo allora ha istigato i compratori come un toro davanti al drappo rosso del torero. Il nuovo e decisivo rimbalzo ha fatto molta più strada del precedente, travolgendo i venditori e riuscendo a recuperare circa 25 punti dal minimo di seduta.

Un movimento ribassista rapido e profondo, seguito da un impulso del medesimo tenore, ma di direzione opposta, in Analisi Tecnica si chiama Spike, proprio perché disegna sul grafico una sorta di spillo. Uno spike che viene al termine di un movimento ribassista è un segnale di inversione di discreta affidabilità.

In questo caso a renderlo ancor più affidabile è il fatto che la svolta è avvenuta proprio sul bordo del canale rialzista. Significa che il mercato ha riconosciuto quel livello come supporto che ha richiamato i compratori ed in questo modo ha mostrato ancora una volta di voler proseguire il viaggio rialzista all’interno del canale. L’implicazione è che la correzione potrebbe essere già finita e, in tal caso, il mercato si avvierebbe a completare il compito interrotto il 2 settembre, che consiste nel raggiungere il suo obiettivo di quota 4.600 punti.

Se queste sono le intenzioni, ogni eventuale debolezza odierna non potrà portare SP500 sotto il minimo di ieri e dovrà essere seguita dalla continuazione del rimbalzo oltre il massimo di ieri (4.494).

Ovviamente il mercato non è obbligato a mantenere le sue promesse, che non di rado assomigliano a quelle dei marinai. Però abbiamo ben chiaro il modo di riconoscere la bugia. Basta che venga rotto il minimo di ieri per capire che il mercato ieri scherzava ed in realtà vuole ancora scendere.